2 gennaio 2012
by capemaster
4 Comments
Spesso mi chiedo se le parole che uso o sento usare non siano parte del problema o il problema stesso.
O peggio non servano per edulcorare la realtà.
Un tipico esempio di queste sfocature è la parola giovane.
Si fa un gran parlare dei giovani in questo momento storico, convenite?
Ma chi sono in realtà questi giovani? Fino a che punto ci si definisce giovani?
Giovane, per il vocabolario, è quell’individuo tra l’adolescenza e l’età adulta. Sotto i trent’anni, biologicamente. Il che se ci pensate ha un senso.
Ma socialmente?
Sarei tentato di dire che un giovane è tale fino a che non è indipendente dalle “cure parentali”. Ovvero, sino a che le condizioni economico-sociali non gli/le permettono la creazione di una famiglia (altra parola sfocata) indipendente. Ma escluderei in questo modo tutte le persone che sono autosufficienti ma per situazioni di comodo non ritengono l’indipendenza un valore (i bamboccioni, per dirla alla Padoa Schioppa, pace all’anima sua).
E in Italia, fino a che punto posso definire un individuo giovane?
Tanto per fare un esempio, conosco un tipo di 37 anni che ha già una famiglia (convenzionale
), un lavoro precario nell’ambito accademico, e una quasi indipendenza economica, anche se la sua precarietà lo espone a grossi rischi per il futuro. Possiamo definirlo un giovane? Sarebbe giusto definirlo giovane?
Non credo sia un giovane. Egli è un uomo, con le sue responsabilità e con le sue debolezze sociali, ma non è un giovane… eppure…
Eppure il contesto sociale lo considera ancora un giovane, lo tratta da giovane, con quella distanza e quella mancanza di rispetto per il tempo che passa che solo in queste situazioni si palesa.
Cosa c’è nel futuro per questi falsi-giovani?
Questo equivoco va chiarito. Perché quando si prendono decisioni che coinvolgono milioni di individui, le parole prendono necessariamente un significato numerico, definendo steccati invisibili che separano intere categorie di persone, eliminando ogni spazio per la sociologia.
Cosa devono aspettarsi le persone come me dalla società nella quale hanno deciso di invecchiare?
Cosa deve aspettarsi un quasi-adulto?