Sono passati venticinque anni dalla sera in cui si persero i contatti con il volo Itavia IH-870 diretto da Bologna a Palermo. Era quasi a destinazione, il controllo di terra l’aveva chiamato per autorizzarlo alla discesa verso Punta Raisi ma non ebbe risposta. Dopo un quarto di secolo, su cosa avvenne quella sera esistono solo delle congetture. Forse un missile. Forse una bomba. Forse uno sbaglio degli americani che volevano ammazzare Gheddafi. Forse un errore dei francesi. Forse una collisione. Forse.
Di sicuro per ora c’è solo la prima sentenza del processo che ha riconosciuto due dei quattro imputati (tutti generali dell’Aeronautica) colpevoli di aver intenzionalmente ostacolato le indagini nascondendo o manipolando le informazioni in loro possesso…il reato però è prescritto, quindi nessuno pagherà.
Come in tante altre tragedie italiane, quindi, resta solo il dolore e la rabbia dei familiari delle 81 vittime (4 membri dell’equipaggio e 77 passeggeri, tra cui 13 bambini, due dei quali neonati) che, dopo un quarto di secolo, ancora non sanno chi o cosa ha causato la morte dei loro cari.
* Nella terminologia aeronautica la frase “unreported inbound Palermo” indica la perdita del contatto radio durante la fase di avvicinamento all’aeroporto siciliano. E’ anche il titolo di un capitolo dedicato alla tragedia di Ustica contenuto nel libro di Daniele Del Giudice “Staccando l’ombra da terra”, a cui lo stesso Del Giudice e Marco Paolini si sono ispirati per realizzare la rappresentazione teatrale “I-TIGI Canto per Ustica”









28 Giugno 2005 alle 11:25
Maledetta prescrizione…
Sempre così va in Italia, se sei colpevole aspetti… Tanto o un condono o un “il reato è scaduto” come la marmellata, ti salva