Neocon e teocon

Neoon e TeoconQuesto il titolo del bel saggio scritto da Flavio Felice (professore di Dottrine Economiche alla Potificia Università Lateranense e curatore traduttore di saggi di esimi intellettuali americani come George Weigel o Michael Novak).

Il sottotitolo “Il ruolo della religione nella vita pubblica statunitense” è in realtà la molla che ha fatto scattare l’acquisto che alla fine si è rivelato molto produttivo.

Non commenterò nello specifico il libro (che consiglio a tutti di leggere per farsi una idea su neocon e teocon), dirò solo che chi crede che a sinistra ci sia una gran confusione dovrà felicemente constatare che anche a destra (quella americana che si crede erroneamente monolitica) c’è una gran confusione e una serie di sfumature di pensiero.

I neocon, scrive Felice, nascono intorno agli anni cinquanta sessanta da una presa di distanza di alcuni liberal dal movimento radical-chic americano da un gruppo di intellettuali molto vivace. Le differenze principali col movimento liberal, sono riassunte a mo’ di manifesto da George Weigel (l’autore di Testimone della speranza) sia nella prefazione che nel testo.

Il “manifesto” si snoda in 6 punti dei quali ne condivido al massimo un paio:

Libero mercato, welfare più leggero.

Gli altri punti, che discendono da una presa di posizione sull’argomento religioso, e che riguardano guerra preventiva aborto e Chiesa, invece no.
No perchè relativista e convinto anti-assolutista. Tralascio per ragioni di spazio e non voglio annoiare, ma come si fa a dire che i valori borghesi sono i migliori e che la religione ha la verità che salverà l’occidente?

Perchè ci si deve basare su opinioni opinabili come il credo religioso (più per i teocon) per avere una corretta visione del mondo? Cioè può una confessione essere la guida delle società?

Può basarsi l’uomo sul diritto naturale e su Dio?
Peccato = Reato?


17 Responses to “Neocon e teocon”

  • velenero Says:

    I neocon nati come fuoriusciti dal movimento radical-chic… questa non la sapevo…

  • Astrolabio Says:

    ma i neocon non sono ebrei? Voglio dire kristol e Strauss perlomeno sono ebrei.

  • Astrolabio Says:

    ho alleggerito il template comunque.

  • capemaster Says:

    si, Kristol e Strauss si…
    Ma non ci sono solo gli ebrei…

  • Robinik Says:

    Per il momento saluto con gioia la tua condivisione a quei due punti :D
    Più tardi con calma ti rispondo.

    Ciao!

  • mucio Says:

    “Può basarsi l’uomo sul diritto naturale e su Dio?”

    No. E di motivazioni ce ne sono milioni.

  • Robinik Says:

    Allora… vediamo se quei pochi neuroni che sono sopravvissuti al caldo, alla stanchezza ed alla voglia di andare in vacanza riescono a farmi articolare una risposta.

    Non ho letto il libro. E’ una premessa importante che vale a giustificare il fatto che non rispondo nel merito del libro ma delle tue considerazioni (che potrebbero essere tali anche senza la lettura del libro).

    Ritengo che sia “fuorviante” leggere dei fatti mmerrigani con gli occhiali Europei. Gran parte delle cose possono risultare incomprensibili, confuse o ancora peggio diverse da quelle che sono.

    La storia dei neocon non serve infatti a “constatare che anche a destra (quella americana che si crede erroneamente monolitica) c’è una gran confusione e una serie di sfumature di pensiero” ma all’esatto opposto.
    Quella dei neocon è la storia di come si sia passati da un partito Repubblicano al minimo storico ad una macchina da guerra che vince le ultime 7 elezioni su 10 (o giù di lì) e che surclassa ormai da anni la left wing incapce di produrre idee e cultura al pari dei nemici “right” (questo tanto a livello quantitativo che qualitativo) il tutto attraverso un reale fusionismo che non li rende ovviamente monolitici (ma nemmeno credono di esserlo) ma quantomeno compatti e con le idee chiare di quali siano gli obiettivi comuni.

    E’ però impossibile apprezzare la cosa con l’indole italiana che si basa sul fatto che le differenze siano da un lato un bell’esempio di “varietà” e dall’altro un invalicabile muro per il dialogo… Ecco perchè il fusionismo de noantri (si sto parlando di TQV) non può funzionare … ma questo è un altro discorso.

    Stesso discorso va fatto per i temi religiosi che negli USA rientrano nella freedom of speech e vengono vissuti con un peso infinitamente minore rispetto al nostro (nessun ateo e nessun laico si stupisce del fatto che il presidente prega prima delle riunioni).

    Per il resto velocissimo sulle tue domande:
    Se per “borghese” (temine che mi fa venire la pelle d’oca versione anni ‘70) si intende il capitalismo la risposta sta nella storia: Il capitalismo ha prodotto evoluzione ricchezza e miglioramento delle condizioni di vita per tutti… gli altri sistemi alternativi no.

    Sul relativismo (e su come questa sia una posizione assolutistica ;) non entro anche perchè ho già scritto un post invece di un commento.

    Infine la costituzione degli USA e la dichiarazione di indipendenza sono i due documenti più laici al mondo ;)

    Ciao!

  • capemaster Says:

    @ Robinik: l’aspettavo la risposta infatti.

    Certo i fatti mmerregani non devono essere guardati da europei, la mie è una costatazione e una presa di coscienza del fatto che i “raigt” hanno molto da dire insieme pur avendo: neocon, teocon, tomisti, straussiani, paleocon, libertarian…
    Semplice autosorpresa. Monolitica la credevo io.

    Borghesia: lì si parla di “difesa delle istituzioni borghesi” e di recupero delle virtù borghesi: operosità, umiltà, responsabilità, prudenza, tolleranza.
    MA DAI! Credere a questo significa forzare la storia e dire una paccata di cosa scontate. Che vuol dire le virtù borghesi? Ci sono mille esempi che le spezzano quelle virtù e che le trovano in atri settori della società e in altri sistemi economici.

    Il capitalismo ha prodotto evoluzione ricchezza e miglioramento delle condizioni di vita per tutti…

    Beh proprio tutti tutti no, altrimenti non si parlerebbe di welfare o solidarietà sociale.
    Le disparità esistono anche perchè la borghesia ha fallito.

    Infine la costituzione degli USA e la dichiarazione di indipendenza sono i due documenti più laici al mondo

    Il progettino è ancora in bozza ;) . You know what I’m talking about…

  • Robinik Says:

    non entro nel merito della parola borghesia così com’è inteso nel libro perchè non l’ho letto …

    Per il resto il Capitalismo l’ha prodotta proprio per tutti tutti… fidati. Il welfare non mi pare mezzo delle dittature ed in ogni caso se rimosso in senso liberale farebbe meglio :D

    Le disparità esistono perchè l’uguaglianza è utopia ;)

  • Astrolabio Says:

    “Può basarsi l’uomo sul diritto naturale”

    l’uomo no, la legge penso di sì, anzi, dovrebbe.
    “e su Dio?”

    l’uoo, non solo, la legge penso di no, anzi, non dovrebbe.

    solo che… per giustificare uan qualsiasi forma di ordinamento serve uno zoccolo duro di valori che non hanno fondamento razionale, ecco perchè si ricorre a Dio.

  • capemaster Says:

    @ Astrolabio: scusa ma le azioni dell’uomo che vengono regolate dalla legge non sarebbero in contraddizione allora?
    Forse non ho capito che intendi.

    Ricorriamo a Dio perchè è comodo allora, visto che nono riusciamoa capire cosa è giusto e cosa è sbalgliato da soli, chiediamolo a Quelo.

  • Astrolabio Says:

    intendo dire che la vita dell’uomo è basata su un mucchio di cose, non è solo ciò che è contenuto nella legge, ci sono tutta un altra serie di norme, però quando devi usare la violenza e la coercizione allora credo che i diritti naturali siano un fondamento valido.

    Comunque io non ricorro a Dio, però comprendo chi lo tira in ballo, essendo per antonomasia la causa non causata ha una sorta di attinenza con i diritti naturali.

    Per quanto mi riguarda per fondare i diritti naturali si dovrebbe partire da congetture filosofiche, per quanto mi riguarda il diritto naturale coincide con quello che un uomo può fare in un isola deserta. Dal momento che aggiungi gente all’isola si ragiona di come tale condizione possa essere preservata tale considerando che il diritto vale per tutti.
    (mi sono spiegato?)

  • autore Says:

    Faccio notare che le così bistrattate virtù borghesi quali l’operosità, l’umiltà, la prudenza etc… sono il sedimentato di millenni di storia durante i quali le civiltà si sono incontrate, scontrate e contaminate a vicenda. In definitiva, il frutto delicato sulle quali poggiano le istituzioni che difendono e promuovono la democrazia, il libero mercato ed il pliralismo etico-culturale. Provate ad immaginare per un solo istante che cosa sarebbe il mercato senza la fiducia, o la democrazia senza la prudenza. Cari amici grazie comunque per la bella discussione che avete iniziato intorno al mio libretto.
    Perdonate l’intrusione: l’Autore

  • capemaster Says:

    @ Autore: non disturba affatto anzi! Benvenuto.

    Le virtù borghesi che lei cita nel libro non sono solo borghesi. Su questo io non sono d’accordo con lei.
    Quelle qualità non esistono solo nella borghesia che anzi, come ho detto prima, non è esente dalla voglia di distorcere a proprio tornaconto, sia culturale che economico, i suddetti valori.
    Cioè, senza parlare di classi, io che appartengo al basso proletariato istruito, credo di avere quelle qualità e per giunta non le ritengo esclusive come invece traspare dalla sua trattazione.

    Mi ha fatto molto piacere leggerla, sia su questi pixel che nel suo libro. Ho imparato molte cose.

    Se mi venisse in mente di contattarla tramite mail per una piccola intervista, sarei invadente?

    PS: come ha fatto a trovarci?

  • autore Says:

    Carissismo ci si trova per caso, ma in questo “caso” ho cercato di cogliere alcune risonanze al mio lavoro, e così vi ho trovato (pura serendipità). Rispetto a quanto dice sulle virtù borghesi, bisogna intendersi. Borghese, per quanto mi riguarda, e per quanto riguarda la letteratura più aggiornata in ambito socio-economico (ma anche politico), sono esattamente quelli che vivono del proprio lavoro. Coloro che dalla caduta dell’Impero romano fino alla fine del Rinascimento hanno fatto grande l’Europa: sarti, maniscalchi, fabbri e quant’altro. Poi altri hanno attribuito al termine il significato di “arricchito” e sfruttatore. Non che non sia avvenuto effettivamente. I nuovi ricchi diedero vita durante il rinascimento ad una nuova classe sociale che si battè contro l’aristocrazia terriera e la nobiltà clericale. Nei casi in cui vinsero i primi, sostituirono il sistema di dominio delle classi aristocratiche (trono e altare) con quello “borghese” (democrazia, mercato, pluralismo, a volte in forme becere e disumane, ma pur senpre qualcosa). Tutto ciò però non ha nulla a che fare con le precondizioni culturali che resero possible ciò che un grande (non cattolico) sociologo italiano (L. Pellicani) ha chiamato la rivoluzione permanente ed autopropulsivo dello sviluppo economico.
    Se mi vuole contattare vada al sito http://www.istitutoacton.org e mandi una e-mail alla voce “contattaci” e chieda di me.
    A presto

  • capemaster Says:

    @ Autore: ok capito… in questo senso è diverso, dal libro non l’avevo colto.

    infatti la mail indicata non andava bene, avevo già provato.

  • { capemaster } » blog » Intervista a Flavio Felice Says:

    [...] Tempo fa ho pubblicato un post che parlava del saggio scritto da Flavio Felice “Neocon e teocon“. Il caso e internet hanno voluto che l’autore trovasse quel post e che intervenisse nella discussione. Ho preso subito la palla al balzo per intervistare il professore (insegna Dottrine Economiche e Politiche alla Pontificia Univeristà Lateranense di Roma) e fargli qualche domanda diretta sull’universo neoconservatore americano chiedendogli di esprimersi anche sulla realtà italiana. [...]