Come tutti gli europei, ebbene sì, anche in me alberga il germe del complottismo. Tutti noi siamo stati accecati (e aggiungo siamo) dalla malattia del rifiuto della versione ufficiale.
Ammettiamolo poi, le teorie del complotto sono affascinanti…
Rispettano le regole auree di un buon romanzo: colpevole insospettabile, macchinazione eversiva, torbidi interessi economici, potere che vuole più potere, religione deviata.
Ci sono delle teorie che reggono altre meno, non mi interessa adesso approfondire quali e quante. Su wikipedia c’è una bellissima e quasi completa documentazione sulle più diffuse “teorie alternative”.
In questa sede mi interessa domandarmi quali sono le ragioni che spingono le persone a dubitare sempre e comunque.
Ovvio che la storia fornisce moltissimi esempi di cattiva amministrazione della fiducia e del consenso (e in Italia ne sappiamo qualcosa), ma l’innumerevole numero di “teorie alternative” mi porta a pensare che sia insito nella natura umana la diffidenza verso il prossimo.
La questione centrale allora non è tanto quella del credere o non credere alla versione ufficiale rispetto a particolari avvenimenti che catalizzano l’opinione pubblica (che ne so 11 settembre, JFK), quanto la voglia di non credere anche alle più piccole versioni ufficiali. In Italia per esempio si dubita delle cifre del bilancio, dell’ISTAT, dei dati sulla criminalità… Mille letture dei fenomeni. Si crea allora una distorsione tra ciò che è vero e verificabile e ciò che è credenza o mistificazione.
Quale aiuto o semplificazione mi fornisce il vivere l’era dell’Information Technology, dei feed rss, del celluare sempre acceso se poi non riesco ad eccedere al fatto o meglio non riesco a trovare attendibile ciò che leggo o sento. Si perchè, se qualcuno obiettasse che la verità è una ricerca individuale, mi pare che anche i fatti non siano attendibili. E quando non sono attendibili i fatti, a chi ci raccomandiamo?
Mi trovo completamente spiazzato da dubbio e sfiducia. Come eliminarli?
20 agosto 2006 at 15:52
Se da un lato la diffidenza è un difetto tipicamente italiano, perchè il nostro è il popolo delle bustarelle, degli insabbiamenti, del non rispettar la fila e degli evasori, dall’altro è qualcosa che mi risulta interessante, che un po’ mi rincuora, vedendo tanti popoli (dai quali purtroppo, col tempo, stiamo prendendo sempre più esempio) lobotomizzati da ciò che passa alla tv, che si bevono tutto e di conseguenza si chiudono in casa a quattro mandate e vanno in giro armati. Da un certo punto di vista, la diffidenza nei confronti di ciò che i media filtrano per noi, è sintomo d’intelligenza e d’indipendenza. Purtroppo, non è quasi mai possibile venire a conoscenza dei fatti in modo autonomo e diretto.
20 agosto 2006 at 15:53
p.s. titolo del post: meraviglioso!
21 agosto 2006 at 03:09
hmmm secondo me alla fine in Italia facciamo i diffidenti e gli sfiduciati a 360 gradi ma poi alla fine ci beviamo tutto, tanto “alla fine checcevoifà, così vanno le cose e la verità non la sapremo mai”.
E’ solo una posa, e fa parte della nostra italica tendenza a lamentarci di tutto e tutti. In questo senso, coniughiamo perfettamente il grigiore e il disincanto europeo con la fresconeria dell’americano medio. In altre parole, il peggio dei due mondi.
21 agosto 2006 at 07:58
mah ti dirò, io credo che l’approdo alla teoria del complotto sia relativamente facile in un paese come il nostro, dove la cultura della trasparenza in operazioni grandi e piccole è abbastanza assente.
se non ti fidi del salumiere, se il commercialista ti dice che devi fare le acrobazie per rimanere a galla, se pure la portinaia pare stia nascondendo chissà quale cadavere decomposto nel sottoscala, a quel punto il minimo che puoi fare è dubitare che una loggia massonica voglia fregarti tutte e due le montain bike, e pure il ciao di seconda mano.
21 agosto 2006 at 08:38
Ma dico, sei andato in ferie solo per un paio di giorni??
Ti ho lasciato qui che scrivevi e ti trovo ancora qui a scrivere.
Sono tornato da Parigi che era cambiato tutto e qui nei blog sembra tutto uguale.
Comunque, non credo molto ai complotti.
Anzi non ci credo per niente.
E adesso scusami, ma devo andare.
Che mi sento spiato…
21 agosto 2006 at 11:45
Il complottismo non è una caratteristica degli europei, ma dei “comunisti”… la dietrologia è una componente fondamentale di tutti i tizi del mondo allineati a sinistra… ed è, invece, totalmente assente nei tizi di destra (tranne qualche psicopatico)… e io li invidio, perché vivono meglio di noi.
21 agosto 2006 at 11:57
>Il complottismo non è una caratteristica degli europei, ma dei “comunisti”
a me sembra che sia una caratteristica degli americani, da JFK agli UFO, passando per l’11 settembre.
21 agosto 2006 at 12:34
@swamp: beh… anche in america ci sono i comunisti, no?
21 agosto 2006 at 14:15
A proposito regà, avete sentito quella storia secondo cui il famoso filmato dello sbarco sulla Luna sarebbe stato girato a Hollywood? ahaha, pazzesco!
21 agosto 2006 at 14:18
@ Islabonì: hai visto il film Capricorne One?
22 agosto 2006 at 07:47
Il complottismo nasce di destra (protocolli dei Savi di Sion e ancora prima teoria sull’orchestrazione masso-giudaica della Rivoluzione Francese).
Oggi è di sinistra ma non solo.
Comunque scusate la banalità, ma gli italiani hanno ottime ragioni per essere complottisti; non esiste nessun Grande Complotto, ma tantissimi piccoli complotti.
14 febbraio 2008 at 15:29
Anch’io detesto tutto ciò che è complottismo (quello secondo il quale lo sbarco sulla luna sarebbe finto supera poi ogni limite di cretineria e ridicolaggine, per non parlare di quello dello tsunami provocato ad arte con un’esplosione sottomarina): il bello è che tutti i “complottisti” ci riempiono la bocca delle loro stravaganti teorie, spesso non esitano a ricorrere all’insulto se qualcuno osa contraddirlo, ma non riescono a fare mai, dico mai, nomi di persone che sarebbero materialmente coinvolte nel “complotto”… io penso che uno o ha le prove di ciò che afferma, oppure sta zitto.