Si fa un gran parlare in questi giorni dell’età pensionabile.
Non metto neanche link, basta fare una ricerchina su google. Su Repubblica di oggi c’è un speciale che appunto riferisce delle possibili ipotesi di riforma pensionistica.
Sono favorevole ad un innalzamento dell’età pensionabile, con tutti i distinguo dei casi particolari, ma favorevole.
Una cosa non ho capito ancora, ma aspetterò il testo della riforma se mai verrà fatta da questo governo vista l’aria che tira.
Sarà equiparata l’età pensionabile delle donne e degli uomini? Mi pare che ci sia questa voglia.
Sono nettamente contrario a questa misura.
Non lo dico per guadagnarmi il favore del mio sesso preferito… lo dico perchè una società che si vuole dimostrare moderna non può fare a meno di riconoscere almeno un paio d’anni per tutto quello che le donne si sobbarcano al posto nostro, come ad esempio la gravidanza e i primi duie anni di vita di un figlio. E chi ne ha di figli sa che è così, inutile nascondersi.
Glielo dobbiamo, senza se e senza ma.
Tags: donne, età pensionabile, non è una quota rosa







2 settembre 2006 alle 10:55
Il ragionamento fila perfettamente, ma credo che il reale problema, per una donna che voglia lavorare, sia il conciliare la maternità con il lavoro.
Per esempio, una donna dai 26 ai 33 anni, senza figli ma sposata, ha meno possibilità di essere assunta di una che magari i figli ce li ha già perchè il datore di lavoro non vuole accollarsi un eventuale congedo per maternità della stessa.
Bisogna incentivare la maternità anche attraverso norme che aiutino le donne a lavorare.
2 settembre 2006 alle 11:41
Sono d’accordo, ok innalzare l’eta della pensione, visto anche che i 60enni di adesso non son nemmeno paragonabili ai 60enni di 40 anni fa per esempio, ma manterrei sempre una distinzione tra uomo e donna, di poco ma la manterrei.
2 settembre 2006 alle 11:57
io ho moglie e figli ma preferirei non fossero le casse dello stato a riconoscere quello che giustamente indichi.
metterei la clausola: il risparmio ottenuto dalla parificazione deve essere investito in asili nido e supporto alla marternità.
per il resto dovrebbero pensarci i padri, non Padoa Schioppa.
2 settembre 2006 alle 12:12
@ kerub: da disilluso ti dico che alla fine il risparmio andrebbe per tutto tranne che per quello che indichi.
Ma è una bella proposta.
2 settembre 2006 alle 12:25
in una società “laica” non possono esistere questa diversità di genere.
In quanto alla cura dei figli…. beh forse bisognerebbe essere meno legati al modello tradizionale di famiglia (che tra l’altro si sta affievolendo) e guardare oltre
saluti
2 settembre 2006 alle 13:33
Innanzitutto la mia premessa è che sono convinto che quando arriverò alla pensione mi faranno una bella pernacchia e la pensione me la scorderò. Quando verso contributi m sembra di buttarli nel cesso. Comunque,
qui sono in quasi totale disaccordo su un fatto: ma perché invece di dare per scontato, da soliti italiani 20 anni indietro sulle politiche sociali rispetto ad alti paesi europei, che il periodo di maternità sia l’unica soluzione, non cominciamo a mettere gli uomini nell’ottica di farsi anche loro un periodo di paternità? In questo modo diamo due volte una mano alle donne: 1) equipariamo la loro possibilità di fare carriera alla nostra perché devono interromperla per un periodo più breve e in un secondo tempo sarebbe l’uomo a occuparsi del bimbo
2) riduciamo quella dinamica ingiusta per cui le aziende a volte evitano di assumere le donne perché c’è il “rischio maternità”. Se si condivide questo periodo tra uomo e donna si annulla la discriminazione. Tanto l’azienda saprebbe che uomo o donna che sia colui/lei che assume, cambierebbe poco
E allora dico, va bene, non equipariamo TEMPORANEAMENTE le pensioni delle donne a quelle degli uomini, ma nell’ottica, una volta che si sarà instaurata una mentalità del periodo di paternità, di portare l’età pensionabile delle donne al livello degli uomini o anche oltre. D’altronde, vivono di più. Se non fosse per la maternità, non ci sarebbe un motivo valido per cui non debbano lavorare quanto noi o un pochino più di noi.
Ci vuole la cultura del periodo di paternità, anche se qua in italia sembra di parlare di fantascienza.
2 settembre 2006 alle 13:51
le donne vivono di più, quindi è molto liberale chiedere che vadano in pensione dopo gli uomini, altro che. almeno 5 anni dopo.
2 settembre 2006 alle 13:52
io sono per la parità dei sessi, in pensione nello stesso anno, la maternità è una scelta, come da tempo affermano i progressisti rompi balle.
Io ho uno stress fisico e mentale perchè mi drogo pesantemente, a che età vado in pensione? a 30?
2 settembre 2006 alle 15:11
giusto: ora passerai come un bieco sessista, ma quando si ha ragione capita che i compagni si incazzino
2 settembre 2006 alle 15:28
Io sono d’accordo con Max e anche con Astrolabio quando dice che la maternità è una scelta.
Non sono d’accordo sull’innalzamento dell’età pensionabile ma con una premessa: se, come succede spesso al giorno d’oggi, uno comincia a lavorare a 30 anni perchè prima ha fatto università o non ha trovato, giusto che non vada in pensione prima dei 60.
Ma chi, come probabilmente molti dei nostri genitori (almeno di quelli che passano i 30…) hanno cominciato a lavorare a 15 anni, è giusto che si godano una pensione ad un’età decente.
Mio padre è andato in pensione a 50 anni, dopo 35 di lavoro, mia mamma a 48 dopo 33 di lavoro, approfittando di un prepensionamento. Tenendo conto che è morta a 58 anni, probabilmente se avesse aspettato, non si sarebbe goduta nemmeno uno di quegli euro di pensione che si era guadagnata…
Io ho cominciato a 20 ma non sempre in regola: non mi dispiacerebbe andare in pensione almeno per i 55…
2 settembre 2006 alle 19:06
@ Max Bevilacqua: d’accordo, anche per i papà bisogna prevedere modi di stare vicino ai figli. Contento che hai capito lo spirito del post.
@ Swamp e Max: al massimo parità, dai che di beghe le donne ne hanno parecchie. Ribadisco la mia contrarietà comunque.
@ Astrolabio: ma non eri tu che consideravi un po’ eccessivo Rothbard quando estremizzava il libertarismo sul tema aborto? Mi pare di averlo letto da IHC. E allora tu che dici che non è un contratto di locazione qualunque, possibile che non vedi che le donne facendo questa scelta (io lo vedo come una scelta di coppia, sono romantico) garantiscono il futuro? Non è pertinente secondo me dire, è una scelta, allora cazzi tuoi. Quella scelta un giorno pagherà la sua pensione.
Il mio comunque vuole essere un “riconoscimento”, un “grazie”.
@ marco: ma dici a me?
@ Derbeer: ho paura che noi trantenni la vedremo col binocolo la pensione, e poi nel post ho detto “con tutti i distinguo dei casi particolari”…
2 settembre 2006 alle 20:48
Rothbard secondo me non ha tenuto in considerazione alcune cose, ma questo non c’entra con il discorso.
Il fatto è che una legge dovrebbe essere universale, non dovrebbe discriminare in base alla razza, sesso, religione eccetera.
Le discriminazioni attengono alla sfera privata.
sul resto che dici sono ovviamente daccordo, e ci aggiungo anche quotando parzialmente la pubblicità della coca light “un applauso a tutte le donne che non aspettano che lui le chiami, lo chiamano loro”.
3 settembre 2006 alle 14:08
Sono d’accordo…semmai il problema è come giustificare l’intenzione del centrosinistra di anticipare l’entrata in vigore, anche se con qualche modifica, del famigerato “scaglione” voluto da Berlusconi, e che avrebbe dovuto partire dal 2008?
Questa è la barzelletta…
3 settembre 2006 alle 14:22
qui ci sarebbe da discutere camelot… ma so che sei intelligente e non fatichi a immaginare la mia risposta… vero?
3 settembre 2006 alle 20:28
“glielo dobbiamo” è patriarcalismo più becero. la parità passa per il lavoro, e continuare con queste distinzioni previene un accesso vero, profondo, for good, al mondo del lavoro.
noto con piacere che l’estate deve aver portato consiglio ad astrolabio “io sono per la parità”… tempo fa sul mio blog scriveva cose un po’ diverse…
3 settembre 2006 alle 21:20
@ nullo: macchè paternalismo, non hai visto il tag “non è una quota rosa”? Non è paternalismo affatto. Le donne fanno delle scelte che le coinvolgono ma che fanno bene a tutti.
Non è paternalismo. Non vorrai mica farmi passare da Berlusconi che dice “le signore”.
4 settembre 2006 alle 08:33
be’ dai nullo, “glielo dobbiamo” è molto meglio di “glielo mettiamo”… con tutto il rispetto per l’intelligenza del post.
(Buon Dio, non riesco mai a essere serio, questo template mi ricorda le decorazioni del lenzuolo del vecchio letto matrimoniale della casa in campagna dei miei nonni :-D)
4 settembre 2006 alle 09:06
Vorrei solo dire che la maternità è si una scelta da parte della donna, ma che coinvolge pari pari lo stesso numero di soggetti di sesso opposto… Quindi ben venga il discorso della maternità per il padre e ben venga tutto ciò che equilibra la gestione della famiglia (figli, spesa, casa, etc…).
Però illudersi che in Italia le cose stiano già così mi sembra un pò ottimistico.
4 settembre 2006 alle 11:15
nullo la differenza tra me e te è sempre quella, io voglio l’uguaglianza civile, te quella sociale.
“la parità passa per il lavoro” ma daaaaiiii.
la parità passa dal fare leggi uguali per tutti, poi se per motivi biologici o culturali uomini e donne tendono a fare carriere lavorative diverse, e alle olimpiadi non mettono la boxe femminile e il nuoto sincronizzato maschile amen, andrà bene così.
a me una donna che sacrifica la famiglia per la carriera proprio non piace, la trovo un’aberrazione.
Comuqnue, sono contento che state tutti a richiamare il ruolo del padre, io l’ho fatto una volta in un blog e mi sono beccato del reazionario e mille spernacchiamenti. Comunque per la legge italiana il padre non conta un cazzo, per esempio la cassazione ha stabilito che l’aborto compiuto col dissenso del marito non è considerata una giusta causa per un divorzio da parte di lui.
4 settembre 2006 alle 11:26
@ astrolabio: Non capisco!!! Prima dici:
“Il fatto è che una legge dovrebbe essere universale, non dovrebbe discriminare in base alla razza, sesso, religione eccetera.”
Poi:
“a me una donna che sacrifica la famiglia per la carriera proprio non piace, la trovo un’aberrazione.”
Quindi come dovemo da fa?!?!?!?! (detto in romanesco, dialetto adottato tramite la mià dolce/amara metà, rende meglio l’idea!!!!)
4 settembre 2006 alle 11:31
@ simona: lui è un giusnaturalista…
4 settembre 2006 alle 11:38
Un che???
4 settembre 2006 alle 12:59
A simo, che dovemo fa? Te diventa un’angelo del focolare (o almeno lavore ma non diventare uno squalo arrivista
) io cercherò di sposarmi una donna che sia donna, fortunatamente lo stato consente ancora di discriminare quando si tratta di roba come il matrimonio 
ovvio che quello che penso non me lo sogno neanche minimamente di imporlo agli altri con la forza.
4 settembre 2006 alle 15:15
Secondo voi è giusto che gente con 2 anni più di me (io sono nata nel 1951) vada in pensione tre anni prima di me? Le donne dovrebbero andare in pensione almeno due anni prima degli uomini. Tra casa, figli e lavoro fuori casa non pensate che siano penalizzate rispetto agli uomini?
Grazie
4 settembre 2006 alle 16:47
Tanto io la pensione non la vedrò mai.
una bella assicurazione privata sarebbe molto meglio del fondo sociale. Ma questo commento te lo aspettavi vero?
4 settembre 2006 alle 16:54
si, abbastanza
4 settembre 2006 alle 23:08
Io più che altro direi che prima di pensare ad alzare e soprattutto equiparare l’età pensionabile, sarebbe il caso di pensare a cosa fare poi per tutti quei pargoli che senza i nonni, ma soprattutto le nonne, non hanno alcuna struttura sociale in grado di occuparsi di loro mentre i genitori lavorano.
Non vorrei rischiare di andare fuori tema, ma mi pare che la funzione sociale dei nonni, dovrebbe essere un elemento che non può essere ignorato quando valutando tutti gli elementi che conducono a ritenere che si può lavorare più a lungo, non si tiene conto dell’enorme lavoro che fanno in vece di uno stato che non offre servizi.
5 settembre 2006 alle 08:44
@ astrolabio: Io sono già ciò che mi consigli!!! Quando sei pronto anche te fammi un fischio!!!!
18 settembre 2006 alle 10:08
Va bene che la donna vada in pensione a 60 anni.
Ma se vuole continuare fino a 65 anni per raggiungere i 35 anni di contribuzione perche’ Le deve essere impedito in Sicilia e ssendo una impiegata della formazione professionale che utilizza la l.r. 17/2004 art 38 che vieta categoricamente la prosecuzione al lavoro??
salutoni