Capita che a volte per far fruttare al massimo le serate tra amici ci si debba schiaffeggiare verbalmente con summa energia. Capita.
L’importante è che alla fine, a parte le ossa rotte e qualche comprensibile malumore, almeno un punto di incontro lo si trovi.
Parlando di conti correnti, quasi inevitabilmente si è giunti a parlare della comunione/separazione dei beni.
Due opinioni contrastanti:
- l’utopistico-ideologico-romantica: la comunione dei beni è positiva perchè con questa scelta non solo si compie un atto di assolota presa di responsabilità verso l’altra persona, ma non si commistiona economia (nel senso negativo della parola) all’amore. Cioè, “se ti amo, ti prendo anche coi debiti”. (detto in soldoni)
- la pragmatico-legislativa: la comunione dei beni è positiva (e manco tanto dal punto fiscale) solo per chi è dipendente e non rischia niente. Ovvero, separando i beni si tutelano il coniuge ed i figli da eventuali tracolli finanziari, preservando il capitale familiare.
Seguono una serie di episodi commentati.
Inutile dire di chi è la prima e la seconda opinione, non starei qui a scrivere no?
Inutile anche dire che le due opinioni partono sia da esperienze di vita diverse che da visioni differenti su ciò che si ha di più alto nella scala dei valori.
Parlando e ripensando però m’è venuto un tarlo in testa. Fondamentalmente l’opinione pragmatico-legislativa ha ragione su tutti i fronti [con la legislazione vigente].
Esistendo moltissime cause di possibile fallimento (truffa, inettitudine, insolvenza, cause accidentali), è pertinente e giusto cercare di preservare almeno una parte del capitale familiare. Quello che non mi piace della storia è che per farlo si deve scendere a patti con la propria idea dell’amore. In questo caso io dovrei scenderci.
Cioè, portando il discorso su un piano più filosofico, perchè lo Stato ci obbliga a scegliere se fare o non fare la comunione dei beni quando ci sposiamo?
Perchè mettere due persone che si amano e che vogliono passare la vita insieme davanti ad una scelta PRETTAMENTE ECONOMICA?
Mi interesserebbe una opinione libertarian su questo argomento, ma provo a dire ciò che penso io.
Lo Stato non deve permettersi di proporci una scelta del genere. Esso si arroga questo diritto solo perchè è un leviatano affamato. Ci costringe ad essere pragmatici nel momento nel quale il pragmatismo non dovrebbe attecchire.
Se ci pensiamo bene, con la legislazione vigente e il diritto societario che ci troviamo, la comunione dei beni è una bella cazzata. Non conviene. Dovrebbe esistere automaticamente, senza scelta, la divisione dei beni.
Ma perchè mi devo trovare a fare un discorso di convenienza quando amo?
Perchè lo Stato è un appunto un mostro
Sa che se non paghi tu, lo farà tua moglie. O i tuoi figli. Che hanno in mano solo rozzi strumenti di rigetto familiare per estranearsi. “Beneficio di inventario”?
Mi fa schifo uno Stato medioevale che cerca la firma dell’avallo su un assegno matrimoniale, mi fa davvero schifo.
Tags: amore, beni, leviatani del cazzo, pragmatismo, stato
9 settembre 2006 at 17:55
mica ho tanto capito… cioè ti fa schifo una stato perchè offre una possibilità ulteriore che mette a nudo le nostre debolezze? non ho proprio capito quale sia la questione, forse perchè non capisco il matrimonio. in effetti, il dualismo che proponi per la comunione dei bene dovresti applicarlo anche al matrimonio. non mi sembra che ci siano ragioni, al di là di quelle del tuo secondo tipo, pragmatico-legislativo, per sposarsi. e anzi, se non fossimo una società cattolico-patriarcale, forse un governo riuscirebbe finalmente a terminare la discriminazione pro-matrimonio.
vabbè, cmq certo che bisogna fare la comunione dei beni… altrimenti che unione è? io la vedo cosi: bisogna stare insieme solo se si ha, al momento presente, la sensazione che durerà per sempre. quando quella sensazione svanisce, allora finisce. e vedendola cosi, vedi bene che non c’è alternativa alla comunione dei beni
ciao,
nullo
9 settembre 2006 at 17:58
“Stato medievale”, esatto!
Con visione medievale del concetto di unione tra due persone… idem dicasi del concetto di famiglia…
La famiglia del mulino bianco non esiste più o forse non è mai esistita.
Ottime le tue considerazioni… ma penso (e dammi pure del cinico) che, prescindendo dalla scelta che si decide di fare (comunione o divisione), un bell’accordo prematrimoniale faccia sentire più sicure tutte le parti in causa.
9 settembre 2006 at 20:26
@ nullo: io, se non si fosse capito, sono (e ho fatto) la comunione dei beni… ma parlando con degli amici che ne sanno più di me ho capito che se fai la comunione dei beni e ti suc cede qualcosa di brutto durante la vita, sono cazzi.
La domanda è percfhè lo stato ti spinge a fare considerazioni econoniche in qualcosa che di economico non ha nulla, cioè l’amore.
Il matrimonio lo vedo non come un residuato religioso, ma la manifestazione alla società in cui vivi che hai deciso di impegnarti con una persona per la vita. Ma qui sforiamo.
@ velenero: pernsa che per me fare un contratto pre-matrimoniale sarebbe veramente patetico. Semplicemente non lo capisco.
10 settembre 2006 at 14:47
Quando si arriva a parlare del matrimonio sotto il versante economico, vuol dire davvero che il matrimonio è finito…
E il punto sta in quello che scrivi qui:
“La domanda è perchè lo stato ti spinge a fare considerazioni econoniche in qualcosa che di economico non ha nulla, cioè l’amore”…
10 settembre 2006 at 18:39
“Ma perchè mi devo trovare a fare un discorso di convenienza quando amo?”
Forse la domanda è da farsi a monte, ed è: Ma perchè devo firmare un contratto quando amo?
11 settembre 2006 at 12:12
Ma… molto sinteticamente provo a dirti che noi paghiamo delle persone affinchè ci multino se passiamo con il rosso.
Alla fine non la vedo come una scelta drammatica perchè il matrimonio è un contratto. Romantico fin che vuoi ma sempre contratto è ed i contratti servono per litigare perchè quando va tutto bene nessuno li impugna.
)
Quindi alla fine forse è meglio che ci sia (anche se questa tua avversione allo Stato mi inorgoglisce
11 settembre 2006 at 15:01
io Rob sono un romantico.
Penso che il matrimonio non si espliciti in un mero contratto.
Si, effettivamente lo Stato comicia a starmi sulle palle. Sono insofferente nei suoi confronti.
Resto sempre di sinistra però.
11 settembre 2006 at 21:59
il mio parere sul matrimonio è quello di sempre, va abolito.
ti sposi in chesa/istituzioneculturalearandom.
poi se vuoi firmi in comune un contratto dove dici che vi pigliate delle sanzioni se fate all’amore con altri, ed eventuali clausole recissorie.
e magari ci mettete pure che i beni li condividete.
poi se la cosa di firmare contratti ti fa schifo, beh, non ti sposi con lo stato.
scusa se rispondo adesso ma mi sto a malapena riprendendo dalla notte bianca folignate.
11 settembre 2006 at 22:43
a dimenticavo, ci fu su un blog libertarian una discussione del genere, non tuttti la pensavano come me, altre sostenevano che il matrimonio non è un contratto valido, mentre la condivisione dei beni sì.
12 settembre 2006 at 09:46
se fai uno sforzo, ma mi rendo conto che col tuo neuroncino forse chiedo troppo, mi piacerebbe leggerlo e che postassi qui il link
grazie
12 settembre 2006 at 11:09
1) http://marcomura.splinder.com/post/8125703
e 2) http://marcomura.splinder.com/post/8135382
12 settembre 2006 at 13:22
@ Astrolabio: grazie! Li leggerò appena avrò tempo sufficiente vista la lunghezza del primo post!
14 settembre 2006 at 16:31
In regime di separazione dei beni ciascun coniuge rimane titolare esclusivo non solo dei beni acquistati antecedentemente al matrimonio (che, per dirla grossolanamente, “rimangono separati a prescindere”!), ma anche di quelli conseguiti successivamente alla celebrazione delle nozze.
Dunque, per capirsi, se sposo una Donna che ha una montagna di debiti (o di denaro)… sposo la Donna e non la montagna (montagna che, se sposo la Donna, sono comunque disposto – al minimo – a scalare o a discendere con lei), a prescindere dal regime di comunione o di separazione dei beni cui si sceglie di aderire.
A matrimonio celebrato, se io e la Donna in questione optiamo per la separazione dei beni, significa solo che le montagne di cui sopra, agli occhi dello Stato, “arrivano” ma solo o per lei o per me…. con oneri ed onori.
Oneri ed onori che “in regime di legame” tipo Amore – Amicizia – Complicità – Stima – Sesso – Ecc. Ecc. si condividono anch’essi a prescindere.
Se optiamo invece per la comunione dei beni, beh, l’unica cosa che cambia veramente è che, agli occhi dello Stato, la montagna DEVE essere scalata o discesa con le risorse di entrambi.
In sostanza, sempre per fare un esempio, in quest’ultimo caso le mie risorse non possono essere da me impiegate per sostenere la Donna che affronta la montagna, ma sono da considerarsi a totale disposizione della montagna.
Matrimonio e regime di Separazione/Cominione dei beni sono due cose distinte e separate…. come, sovente, Amore e Matrimonio!
Un Saluto
Andrea
14 settembre 2006 at 22:26
@ Andrea: TI AMO! (in senso figurato!)
15 settembre 2006 at 10:47
@Simona: E io che contavo su una storia di solo sesso… (nel solo senso possibile!)
15 settembre 2006 at 10:58
@Andrea: PERDONAMI!!!!
18 settembre 2006 at 09:42
“Voglio uno stato che stia in una scatola di cerini”
Ronald Reagan (più o meno… )
P.S: Ma da Romantico allora si può sposare una donna con l’anellino della Coca Cola mentre si guarda un tramonto e le si giura eterna fedeltà ed amore.
Sai quante volte l’ho fatto
Ciao
18 settembre 2006 at 10:14
E perchè non con una birra tedesca? Proprio la coca-cola?
Il solito filoamericano.