La scorsa settimana a Prima Pagina ho sentito una frase da far accapponare la pelle.
Parlavano del TFR e dopo aver detto che “bisognerebbe tornare allo spirito sessantottino secondo il quale il TFR è mio e me lo gestisco io [ehhh? ndC]” il giornalista di turno ha aggiunto “però poi dando ogni anno il TFR al lavoratore, poi magari quello se lo spende tutto, lo consuma, e nascono problemi sociali perchè quando finisce di lavorare non gli danno niente“.
NO COMMENT.
Tags: esempio illustrato, liberali, scelte individuali, TFR








25 Ottobre 2006 alle 12:45
Premettiamo una cosa, anche se forse non aggiunge nulla alla questione sollevata, il TFR è un’eredità dell’epoca fascista.
Non ci sono altri paesi in europa, almeno che io sappia, che prevedano una “liquidazione” alla fine del rapporto di lavoro.
Quindi è “tutto grasso che cola”.
Certo le retribuzioni medie altrove sono più alte delle nostre…
però…
Detto questo, a mettere in “pari” le cose c’è che
1) il TFR esista fa la “pacchia” delle aziende che hanno una liquidità maggiore di altre (anche se sono poche quelle che stanno in piedi solo grazie al TFR e queste poche forse sarebbe meglio fallissero perchè evidentemente non sono tanto sane…).
2) ma fa anche “la pacchia” dei lavoratori che si ritrovano un “gruzzoletto” a fine carriera.
Barenghi l’avrà detto male, ma è vero che se distribuisci il TFR in termini di “maggiore retribuzione mensile” questo, trattandosi di meno di 1/12 dello stipendio, difficilmente avrebbe degli effetti “tangibili” sulla ricchezza effettiva ma soprattutto percepita del lavoratore.
Sul fatto che il TFR siano soldi del lavoratore però non ci piove, con o senza spirito sessantottino.
Per questo la legge dovrebbe prevedere un’esplicita scelta da parte del lavoratore sulla sua destinazione senza la quale quei soldi dovrebbero rimanere in azienda ed essergli restituiti a fine carriera.
Insomma, non capisco bene cosa esattamente ti ha fatto accapponare la pelle, soprattutto perchè il “No comment” non aiuta
25 Ottobre 2006 alle 12:52
Mi fa accapponare al pelle il meccanismo:
dallo a noi il TFR che dappiamo come gestirtelo… visto che sei un inetto se te lo diamo alla fine dell’anno o nella mesata tu non sai gestirti.
Il discorso è tranciante, ma volutamente. So che ci sono problemi e che i soldi in discussione sono molti, ma un po’ fiducia nel cittadino non guasterebbe.
25 Ottobre 2006 alle 12:57
Io la fiducia al cittadino la dò..
ma vorrei dargli pure i soldi a fine percorso lavorativo
Se quadrate il cerchio fatemi un fischio..
Italo
p.s se non lo sapete fare però, non allibite..
ssssss…
25 Ottobre 2006 alle 13:06
@ Pensatoio: ma scusa, perchè non facciamo che si decide davvero cosa fare dei soldi propri? Cioè se io voglio fare la cicala tutto l’anno e tutta la vita a te chettefrega?
Mi risponderai: eh ma poi diventi povero non hai buona uscita!
E io ti dico: ma perchè dovremmo averla? Perchè dovrei (FORSE) avere soldi (che ricorda sono VOLATILI!!!) quando li posso accantonare o spendere come piace a me adesso?
NO, non si può perchè lo Stato sa cosa è giusto per te!
Lo Stato nono lo può sapere perchè semplicemente non me lo chiede. E anche se lo facesse me lo impedirebbe.
25 Ottobre 2006 alle 13:12
Ho una fobia terribile: prima o poi le Iene chiederanno ai parlamentari cosa sia il TFR… Ciao, Dblk
25 Ottobre 2006 alle 13:36
in effetti, dico io, si dovrebbero tenere tutto lo stipendio, che altrimenti senno il lavoratore ci va a puttane…
25 Ottobre 2006 alle 13:47
lui pensa che siamo un popolo di idioti cretini. e si sbaglia, almeno a metà. Io l’ho chiesto tutto per restaurare la casa. Barenghi pensa che romperò i coglioni per via dei soldi che ho gia speso. questo giornalista è un coglione
25 Ottobre 2006 alle 14:20
parlerà per esperienza personale
25 Ottobre 2006 alle 14:27
Il punto è, a mio avvi so, proprio un’altro.
Le scelte sono due:
O il TFR si abolisce (ricordo che TFR sta per Trattamento di Fine Rapporto, quindi viene dato alla fine del rapporto di lavoro, non durante… altrimenti si chiamerebbe stipendio…) oppure, visto che di liquidazione si tratta, si restituisce al lavoratore alla fine del rapporto di lavoro nella forma che il lavoratore ha scelto (si fida della solvibilità della sua azienda e vuole “prestarli” alla sua azienda, lo faccia, preferisce darli all’INPS perchè, che ne so, crede nel sistema previdenziale italiano - hi hi hi - lo dica, preferisce farsi una pensione integrativa: ok lo destini ai fondi, lo vuole dopo 10 anni perchè così si compra la macchina o manda il figlio all’università che possa farlo).
Ma non si possono avere entrambe le cose.
Insomma, se lo si vuole “tutti i mesi in busta paga” allora vuol dire abolire il TFR in quanto tale, e si costringe chi invece lo vorrebbe “a fine rapporto” a fare da solo, mettendo via una parte dello stipendio tutti i mesi a questo scopo, certo ottenendo probabilmente un rendimento inferiore su quel risparmio (o se superiore, più incerto) rispetto a quanto potrebbe fare facendolo confluire, per esempio, in un fondo.
Tanto per ripetermi rispetto al precedente commento, tra l’altro, un aumento pari a 1/12 dello stipendio non è che verrebbe speso come capita perchè il lavoratore è un idiota che non sa gestirsi, ma non aumenterebbe la ricchezza percepita del lavoratore, quindi avrebbe tra l’altro impatti modesti ad esempio sui consumi e quindi sull’economia in generale.
Tanto per fare un po’ la maestrina, in teoria quegli stessi soldi valgono di più tutti insieme alla fine del rapporto di lavoro che “pochi sporchi e subito”, sia per il singolo che per il sistema economico.
Per concludere, un economista premio Nobel, Modigliani, aveva sviluppato una teoria iper-razionale sul comportamento economico degli individui, la teoria del “reddito costante” (vado a memoria, non so se ricordo bene…) che diceva che ciascun individuo, nei suoi comportamenti economici (quanto spendere, quanto investire, quanto risparmiare, se indebitarsi) considera anche l’andamento del suo reddito futuro (crescita di carriera ma anche il momento della pensione).
Quindi, secondo questa teoria, è irrilevante se il TFR te lo danno adesso o tra 20 anni, ed è quello che leggo nei vostri commenti…
Ma se fosse vero uno studente vivrebbe come il manager che probabilmente diventerà tra 15 anni indebitandosi etc…
E invece non è così.
C’è l’imprevisto.
Ci sono le necessità dell’età adulta e della vecchiaia…
… spero di avervi dato un po’ di spunti di riflessione!
25 Ottobre 2006 alle 14:46
Riviene fuori l’indole maestrina
… Si ma è salario posticipato. Dunque a parte i nomi…
Cmq interessante quello che dici… Ci vorrebbe Phastidio o Supramonte per illuminarci su qualche teoria.
Io sono per “pochi maledetti e subito perchè”:
1 - il TFR così com’è è volatile (fallisce l’azienda e n on ha beni da darti te la prendi le ciap)
2 - sono individualista e credo che le mie scelte siano in conflitto con lo Stato per questa materia
25 Ottobre 2006 alle 14:48
e allora aboliamo il TFR e aumentiamo gli stipendi…
25 Ottobre 2006 alle 15:17
Cape al di là della disquisizione sul significato del TFR cogli nel segno.
Bisogna responsabilizzare il cittadino e non tutelarlo come un idiota altrimenti si generano cittadini idioti.
In italia ne siamo pieni ed infatti ad ogni problema la frase iniziale è “Lo stato dovrebbe….”
Io preferisco dare la libertà al cittadino di spendersi tutti i soldi in un minuto… a patto che accetti un bel “caxxi tuoi” quando si lamenta perchè non ne ha.
Fa infine sorridere (ma questo è materia di uno dei tuoi post “trova le…”) che i sinistrati che vorrebbero dare massima libertà in termini di adozioni, fecondazione ecc. ecc. si preoccupino così tanto di cosa può accadere nella gestione di un euro (di un figlio no ma di un euro si :D).
Mannaggia alle repubbliche fondate sul lavoro e alle teorie basate sul capitale ;P
Ciao!
25 Ottobre 2006 alle 15:18
P.S. Quel “Sono individualista” è una gioia per i miei occhi
25 Ottobre 2006 alle 15:31
a me fa venire i brividi invece…
)
comunque tanto per dirne una, i primi a gridare allo scandalo all’abolizione del TFR sarebbero gli imprenditori che, storicamente, tanto di sinistra non mi sembrano.
Ma a dire il vero in Italia non mi pare che siano nemmeno veramente liberisti e di piagnistei ingiustificati ne ho sentiti di più dagli imprenditori che dai lavoratori.
Comunque il ritiro dello Stato dall’imprenditoria lo vedo di buon occhio, dalla politica economica e sociale molto meno.
Sarò sinistrata (ma non mi risulta d’aver fatto incidenti con nessuno
25 Ottobre 2006 alle 16:37
La dichiarazione virgolettata è superba….nulla di più chiarificatore sulla mentalità di certa sinistra si può trovare in giro
25 Ottobre 2006 alle 20:03
Provo a ripostare un commento che e` andato perduto (per un mio errore con il browser).
Per chi fosse interessato alla questione del TFR, un economista italiano, professore in America (tanto per cambiare), propone una analisi informale sulla parte della legge Finanziaria che interessa questa forma di finanziamento per le imprese italiane.
Il link e` il seguente: QUESTO
editato da capemaster
25 Ottobre 2006 alle 22:03
Io vorrei che mi dessero tutto adesso, compresi (anzi, soprattutto) i soldi che inutilmente verso all’inps. I quali, visto che lavoro “a progetto”, non servono ad altro che a farmi leggere in busta paga che un centinaio di euro sono,puf, spariti. E, tanto per essere più esplicita: il problema che viene prima di quello del tfr è fare qualcosa perchè noi ggiovani si venga messi in regola e non presi per i fondelli per sempre. Che questo del tfr è un problema di pochi privilegiati, cazzo.
26 Ottobre 2006 alle 00:35
Caro Capemaster,
non credo che le garanzie dei lavoratori e dei pensionati vengano tutelate con il principio dei “pochi,maledetti e subito”
Credo che la forma con cui certi diritti vengano tutelati sia oggetto delle decisioni dell’amministrazione statuale
Stessimo in presenza di un movimento di autogestione collettiva dei lavoratori, allora si potrebbe pensare a dare più autonomia.
Ma nella moderna società dei consumi, penso che tanti soldi non vadano distribuiti in questo modo (altro è il reddito minimo garantito)
E chi promette una libertà del genere è un pifferaio magico
Ricordiamoci di Esaù
Che si sentì per tutta la vita un cazzo lungo un chilometro nel didietro
E quando uno urla in cotal modo, non sono solo cazzi sua.
26 Ottobre 2006 alle 10:07
@ Pensatoio: se sostieni che adesso il TFR è un diritto e dunque è tutelato dici un’assurdità. Non è tutelato.
Quindi meglio che decida io che uso farne.
26 Ottobre 2006 alle 10:50
Fino ad adesso, le liquidazioni sono state erogate
Dunque tale diritto è stato tutelato
Italo
26 Ottobre 2006 alle 11:20
Agli statali forse…
non dobbiamo pensare solo a chi è già garantito.
26 Ottobre 2006 alle 11:31
Concordo con quanto detto nandina, specialmente riguardo l’imprenditoria italiana (quella delle cosiddette “grandi imprese”), sempre pronta a piangere miseria ed invocare l’intervento dello Stato. Un esempio classico era il buon Gianni Agnelli, che in un’intervista ad Enzo Biagi dichiarava “deve finire lo Stato assistenzialista” mentre la sua FIAT si intascava finanziamenti statali di svariati miliardi a fondo perduto.
A proposito di liquidazione, non oso immaginare quanto si intascherà Cimoli quando lascerà l’Alitalia per andare a far danno da qualche altra parte
26 Ottobre 2006 alle 11:44
circa 9 milioni di euro…
26 Ottobre 2006 alle 12:10
No, non dovrebbe essere un diritto.
Comunque il TFR, salvo casi di insolvenza o fallimento dell’azienda (ma mi pare di ric0rdare che i dipendenti siano tra i debitori da pagare prioritariamente in caso di liquidazione di un’azienda), viene regolarmente pagato dalle aziende pubbliche e private.
Qui però nessuno parla di chi il TFR se lo scorda perchè, per esempio, è a progetto da anni… è un diritto come le ferie e la malattia di cui non godono tutti i lavoratori, quindi, prima di gridare al sopruso forse bisognerebbe guardare lo stagista che lavora nell’ufficio accanto al nostro etc etc…
Ma evidentemente secondo il 90% dei lettori qui sono una pericolosa bolscevica!
26 Ottobre 2006 alle 12:32
Credo che far trovare un po’ di soldini al lavoratore a fine carriere sia doveroso…Il caso cambia se questo sia in procinto di acquistare un bene duraturo (vedi immbile).
ALE
26 Ottobre 2006 alle 13:22
@ nandina: e se l’azianda ha niente? I lavoratori hanno la priorità sul niente.
Sta cosa deve essere risolta. Non c’è più un fondo di garanzia.
26 Ottobre 2006 alle 16:24
beh, potresti almeno apprezzare la verità contenuta in quella frase..
“… e nascono problemi sociali perchè quando finisce di lavorare non gli danno niente”…
questo è quello che ci aspetta, nessuna pensione..
26 Ottobre 2006 alle 16:49
mi scuso con Pierangelo De Pace…
il suo commento era nel filtro antispam…
Grazie per il link
27 Ottobre 2006 alle 09:16
il tfr come l’utero?
:O
barenghi è meglio torni a far la jena
27 Ottobre 2006 alle 16:48
Certo che non bisogna pensare solo a chi non è garantito, ma liquidarci con i pochi maledetti e subito diventa un modo per fare l’elemosina all’ubriacone
saluti
Italo
28 Ottobre 2006 alle 00:58
Bell’argomento.
Dai papà governo tienimi i soldini che io non sono capace.
Di base, sarei anche per non versare alcun contributo previdenziale.
Esempio: se i miei avessero avuto tutti i soldi che hanno versato e le liquidazioni, avrebbero di certo potuto comprarsi prima la casa, ora possederne una seconda, o comunque avere da parte soldi sufficienti magari da investire in qualcosa di sensato.
Lo Stato non prende i soldi del cittadino perchè dice: “hai solo 20, 30, 40 anni..ecc, non sei in grado di capire che a 70 avrai voglia di smettere di lavorare e prendere soldi che ora metti da parte”.
Ovvio che lo fa per utilizzarli per differenti finalità.
Se li utilizzasse bene sarebbe ottimo, ma è migliore il cittadino in quel ruolo ed è ovvio che sia così.
sto esagerando ma basta con lo Stato papà..
30 Ottobre 2006 alle 10:44
Avessimo avuto lo Stato papà…
ma abbiamo avuto lo Stato lenone…
Ma la colpa è nostra:
Volere i pochi maledetti e subito
è una forma di prostituzione…
Italo
30 Ottobre 2006 alle 11:03
Invece delegare al Vassallo tutte le decisioni no, quella è lungimiranza.
2 Novembre 2006 alle 11:13
Perchè credi che avere i soldi vuol dire avere la possibilità di decidere ?
Ottimista…
Nel frattempo intere generazioni che le hanno date al vassallo (non fidandosi prudentemente di se stessi…) hanno almeno una pensione.
Italo
2 Novembre 2006 alle 11:32
è esattamente il contrario…
Avere la possibilità di decidere ti fornisce anche i soldi, se vuoi.
Perchè non darmi questa possibilità?
Mi spieghi senza tecnicismi perchè dovrebbe essere negata?
4 Novembre 2006 alle 10:03
Perchè domani se tra un lavoro ed un altro io Stato volessi aiutarti
verrebbe uno stronzo a dirmi “Ma quello lì s’è mangiato il TFR..”
ed io Stato sarei costretto a mandare quello stronzo in Siberia
e poi tutti a protestare sui diritti umani, e che sono uno Stato totalitario etc etc.
Italo