Leggo su Repubblica di oggi che Mastella chiede una intesa bipartisan sul fenomeno del bullismo.
Siamo alle solite.
Lo Stato pachiderma, con elefantiaca saggezza e mammuthiana bontà, si volge verso gli insettini che disturbano la sua bianca e pura coscienza e dispensa interventi condivisi. Come ad esempio la messa al bando di alcuni videogiochi (standing ovation!!!).
Tutti allineati, tutti buoni, tutti puniti se invece non lo si è.
Tutti aderenti alla morale dominante, quella della bontà.
Tutti ciechi però sulle cause e sulle vere mancanze.
L’unica risposta che sa dare uno Stato e una classe dirigente fallimentare, è l’iniziativa bipartisan su non si sa bene che cosa, quando invece basterebbe guardarsi un attimo allo specchio.
Non si fa un serio discorso sul perchè certi atteggiamenti siano diventati ormai dilaganti, non si fa autocritica, no!
Si fa quel che si è abituati a fare da vecchi moralisti: si dispenza saggezza.
Non si individuano colpevoli, tranne quelli palesi, cioè i bulletti del quartierino.
Si cerca invece di far passare tutti come i migliori modelli educativi possibili e si grida allo scandalo perchè questi non sono ragazzi perduti, sono delinquenti.
Ma guardiamoci in faccia! I bulli sono sempre esistiti. Io stesso ho subito minacce con un coltellino all’età di 10 anni. Tutti noi sappiamo che a scuola c’era il bulletto. Lo conoscevamo tutti.
Quello che mancava però era lo spirito di emulazione diffuso. Erano mosche bianche i bulli. Una sparuta minoranza. Sapevamo che era profondamente sbagliato pur essendo naturalmente attratti dalla loro aura.
Sapevamo perchè avevamo una famiglia. Sapevamo perchè le famiglie non avevano ancora delegato del tutto l’educazione allo Stato. Sapevamo perchè in nostri genitori passavano tempo di qualità con noi. Sapevamo perchè anche se i nostri padri e le noste madri avevano poco tempo da darci, non avevano fame di potere. Sapevamo perchè ce lo insegnavano.
Guardiamoci adesso. Noi genitori moderni cosa diamo ai nostri figli? Che modello educativo e sociale riusciamo a comunicare? Solo quello del pinguino imperatore? Solo quello del tutto e adesso? C’è qualcuno di noi che pranza ancora con il proprio figlio? C’è qualcuno di noi che torna alle 18:30 che ha le energie sufficienti per non delegare l’educazione?
E se le risposte sono quelle che penso io, vi pare che bisogna cominciare dai videogiochi o dalle taglie delle modelle? Oppure vogliamo scandalizzarci perchè adesso ci sono i telefonini (comprati dai genitori) con i queli si fanno filmati che vanno poi su youtube?
A voi la scelta.
Tags: bulli, reazioni







20 novembre 2006 alle 00:44
Più che pranzarci insieme sarebbe il caso di metterli in una cella per un po’, queste merde. Magari, se certi atti fossero veramente puniti e dalla tv non passasse continuamente il messaggio che lo stupro è un reato minore, che se per sbaglio ti prendono al massimo dopo un mesetto sei fuori (se sei minorenne, neanche quello)… Sono troppo incazzata. Poi sì, certamente il limite fra realtà e finzione si fa sempre più labile. E i genitori sempre più portati a lascir strillare i bambini e cazzeggiare gli adolescenti, perchè dire no implica molta più fatica.
Mastella col suo indulto ridicolo dovrebbe solo tacere, comunque.
20 novembre 2006 alle 10:26
Bel post anche se nell’ultimo paragrafo non ho capito bene cosa lei volesse dire. Sono d’accordo che queste pantomime dello stato che ogni tanto salta fuori con appelli, idee, suggerimenti al limite dell’inverosimile siano ridicole. Secondo me si sta prevaricando la leggitimità della famiglia. Un tempo, almeno per come la penso io, la famiglia era un “piccolo stato” e i genitori avevano il compito di educare i figli che crescevano. Oggi giorno la famiglia è ostacolata da uno stato centrale che, direttamente o indirettamente, mina l’indipendenza dell’educazione famigliare. A questo occorre aggiungere tutto quel folto gruppo di strumenti di informazione che non fanno nient’altro che agevolare questa prevaricazione.
Io forse sono uno all’antica (anche se non so quanto questa affermazione sia corretta) ma ritengo che l’educazione data (e imposta) dai genitori sia fondamentale. Un genitore deve essere un modello per il proprio figlio e deve essere presente nella crescita. Non può né delegare ad altri questo compito né essere troppo indulgente.
Venendo al dunque non conta nulla proporre certi videogame meno violenti piuttosto che qualsiasi altri strumento di “censura”.
Ciò che conta è presenziare ed insegnare che così non si fa.
Ad un bimbo si insegna che non va bene mettersi le dita del naso. Ad un quindicenne si insegna che non può menare un down.
20 novembre 2006 alle 10:28
una sola parola: bravo!!
20 novembre 2006 alle 11:31
@ Roberto: esatto, quello che intendo è in effetti riassunto nelle tue parole. Meglio dotare i giovani si un sistema di discernimento bene-male che censurarli a priori, instraurando una sorta di proibizionismo.
Ma devono darglielo i genitori.
Cosa non hai capito dell’ultimo paragrafo? Mi riferisco sostanzialmente alle iniziative del governo per essere tutti belli e buoni.
20 novembre 2006 alle 12:29
Ho riletto la parte finale del tuo post; ad un primo passaggio ho dato un’interpretazione sbagliata perchè quel “comprati dai genitori” mi ha tratto in inganno. Mi ha tratto in inganno perchè pensavo tu volessi criticare i genitori per l’aver comprato ai figli i telefonini. Ora ho capito il senso della frase, che conferma poi quanto evidenziato nel resto del post.
Aggiungo una cosa, forse banale: ritengo che qualche genitore dovrebbe limitare il budget relativo all’acquisto del telefonino per il figlio. Ho 27 anni e ritengo di appartenere a quel gruppo di persone cresciute assieme all’esplosione della telefonia mobile. Chi è venuto dopo la telefonia mobile la dà per scontata. Chi è venuto prima la pensa come una conquista. La differenza tra questi tre gruppi, fatte le dovute eccezioni, è che quelli come me vedono il cellulare come un oggetto quasi indispensabile ma è cosciente del fatto che un tempo non c’era e quindi è lecito non farne una necessità l’avere quello di ultima generazione, l’ultimo modello, l’ultimo accessorio. I terzi vedono il cellulare ancora come un vizio. I secondi invece vedono il cellulare come una necessità obbligata al quale per nulla al mondo vi si può rinunciare. Ma soprattutto per nulla al mondo si deve avere il cellulare “retrò” ma è obbligo avere l’ultimo uscito.
Ben venga la tecnologia, ci mancherebbe. Però se ho un 3310 non sono più sfigato di te che hai l’N90. Questo nasce dal fatto che mi stupii quando, appena uscito l’N90 (costava suppergiù intorno ai 500 euro) vedevo una schiera di ragazzini che lo aveva.
Non voglio mettere voce all’organizzazione economica di una famiglia però voglio capire una cosa: un 15enne sfrutta al 100% (ma anche all’70%, mi basta) le potenzialità di un N90? Se sì, lo voglio conoscere. Se no comprategli un cellulare che soddisfi le sue esigenze e non uno da 500 euro solo perchè “fa” moda.
20 novembre 2006 alle 12:51
Roberto: una volta magari c’erano le Timberland e non il cellulare. Il discorso è saper dire di no ai figli, tanto riguardo alle dita nel naso, quanto riguardo alle avanguardie tecnologiche e modaiole.
20 novembre 2006 alle 13:06
farebbe troppo male. sconvolgerebbe generazioni di genitori falliti e assistenti sociali che hanno taciuto l’evidenza. Proposte che non sono mai esistite, se non quella roba che chiamiamo raitivù. Farebbe troppo male. sconvolgerebbe generazioni di insegnanti falliti. educatori che ancora oggi pretendono che il ragazzo vada da loro, invece di andare loro dal ragazzo.
poi c’è da dire una roba. a me fanno tanta pena, più che paura
20 novembre 2006 alle 14:04
non ho mai usato videogiochi in maniera “ossessiva”
ma divoro film horror e pure “violenti” a tutto spiano
non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di spaccare la testa a qualcuno
voglio dire, se hai un cervello non è il videogioco, il film, il *cosa scelta a caso* che ti travia
20 novembre 2006 alle 14:17
E’ vero, c’erano le Timberland. Ma puoi fare lo stesso discorso.
E’ vero, farebbe troppo male. A generazioni di genitori falliti, di educatori falliti, di assistenti sociali falliti.
Ci sarebbe di risistemare questo micro-sistema di personaggi. Ma io non sono genitore, né educatore, né assistente sociale per cui non ho le competenze per giudicare. Anche se alcuni toccano con oggettività la più primordiale forma di stupidità.
20 novembre 2006 alle 22:25
Stasera ho mangiato zuppa di Farro. Indovina a chi ho pensato?
Sono di frettissima ma il post sembra very cool.
Domani lo leggo con calma.
Ciao!
21 novembre 2006 alle 11:08
ahahaha
ti ho condizionato la vita ormai…
A me succede lo stesso quando passa una moto scureggiante
21 novembre 2006 alle 11:19
D’accordo anche stavolta. E so due. Io inizio a preoccuparmi.
Ciao, Dblk
21 novembre 2006 alle 16:34
“Ma guardiamoci in faccia! I bulli sono sempre esistiti”
Bravo, aggiungerei: che forse in adoloscenza, bulli almeno un pò, lo siamo stati tutti…io a 17 anni ho fregato l’auto a mio padre….è roba da persone morigerate? No!
Mi è capitato di mettere voti sul registro del mio prof di storia e filosofia, a metà dei miei compagni di classe.
E’ roba morigerata? No, è roba da bulli!
Il bullismo, nei limiti della decenza e certo senza arrivare OVVIAMENTE a stupri o a violenze, è sempre esistito…solo che non c’era Internet a raccontarci che non eravamo i “soli” a fare cose un pò al di là del consueto…
Aggiungo che io bullo, arrivato all’università, mi sono visto arrivare i 30 e i 30 e lode sul libretto…anche qui, lo dico non per vanità ma per fornire un supporto alla discussione, non si dica che poi i bulli non faranno nulla nella vita e saranno pessime persone…perchè non è vero…il bullismo è l’evoluzione bruta e brutta di certo dannunzianesimo sbruffone e di certo superomismo…dal quale siamo sempre stati tutti affascinati…
In ultimo, io non ce l’avevo il video cellulare al liceo, perchè ovviamente non esisteva, ma non ho nessuna vergogna nè timore a dire, che se l’avessi avuto, anche io avrei girato dei filmini come quelli di cui si parla…chiaramente previo consenso dell’altra parte….e sappiamo tutti, ripetto tutti, che quando non c’era il video cel, c’era la telecamera del “papi”, che molti di noi hanno usato per fare le stesse cose… o no?
21 novembre 2006 alle 18:01
camelot: a parte la citazione nietzschiana sulla quale avrei da ridire (mi sembra fuori luogo), il tuo commento non fa che sottolineare come la parola “bullo” sia usata, in questi contesti, a sproposito. Trattasi in realtà di delinquenti.