Meglio atei che mal accompagnati

non solo non è vero che senza Dio non può darsi l’etica, ma anzi è solo mettendo da parte Dio che si può veramente avere una vita morale

La copertina del libroUna delle frasi che preferisco, del libro UN’ETICA SENZA DIO del professor Eugenio Lecaldano, ordinario di Filosofia morale presso La Sapienza di Roma. Un’opera, a mio avviso, coraggiosissima visti i tempi che corrono e le discussioni che grazie a Welby si sono riaperte in questo paese.

Sulla base degli scritti di Mill, Hume, Hobbes, Kant e altri grandi filosofi, l’Autore si propone, e secondo me con successo, di distruggere l’idea che senza una visione religiosa non possa esistere un’etica.

Anzi, egli afferma che solo chi non è condizionato da alcuna idea religiosa può avere una etica compiuta, un effettivo discernimento del bene e del male.
Solo chi non segue etichette precostituite e dettami può essere libero morale.
Solo chi è libero dall’utilitarismo spirituale è consapevole delle scelte che compie.

Il libro si divide in una pars destruens dove viene demolito il concetto “solo con Dio è data la morale” e una pars costruens dove invece si afferma che l’ateismo è la “cornice intellettuale più favorevole all’affermarsi di una moralità“.

Nella prima parte si affrontano i temi dell’[in]esistenza di Dio e degli argomenti classici dell’etica dei credenti, demolendo pezzo per pezzo il concetto del Dio buono e della natura come modello sottolineando la non inclusività dell’etica religiosa.

Si prosegue addirittura con una logica ferrea alla sostanziale negazione del binomio relativismo = nichilismo ma anzi all’accostamento di religione e nichilismo per chi afferma che “se Dio è morto tutto è possibile” rendendo palese il fatto che non si è riusciti “a liberarsi dell’erronea concezione che fa dipendere l’etica dai comandi divini e, in mancanza di questo sostegno, non trova nella sua persona alcuna risorsa per distinguere tra giusto e ingiusto”.

Nella pars costruens invece si da fondamento intellettuale e teorico al fatto che l’uomo è un essere provvisto di sentimenti e simpatia (nel senso minimo della parola) per i suoi simili e che l’etica deve fondarsi su questo. In questo modo avremo un’etica coerente col periodo storico e con il concetto che sta alla base di tutto il libro, il liberalismo e la positività delle differenze che ogni uomo ha.
Il pericolo che morale e legge coincidano infatti è forte (possibile che l’avverta solo io?), e solo un ateo o un non credente può distinguere le due sfere (legislativa ed etica) perchè il credente per sua natura (assolutista) è “incline ad avvalersi della giurisprudenza” per ciò che ritiene giusto per tutti.

Un vero capolavoro di laicità e coerenza filosofica, una base per chi come me è alla ricerca di fondamenti solidi per il suo essere non credente e, permettetemelo, il suo sentire liberale.

PS doveroso: l’Autore non si propone di essere guida politica o giuridica per l’ateo o tantomeno presentare dogmi atti a costituire la chiesa dei senza chiesa, ma esige da tutti noi una autonomia che ancora fatichiamo a trovare.


99 Responses to “Meglio atei che mal accompagnati”

  • capemaster Says:

    maddai astro…
    sai benissimo che per un liberale (ideale al quale tu tendi credo  [sono sicuro farai dei distinguo ;) ], al quale comunque tendo io) non è lecito nuocere le proprietà o l’individualità del prossimo.
    Alla luce di questo la domanda che tu fai si svuota di qualsiasi impeto polemico perchè superata dalla stessa premessa dell’essere liberale o rispettoso degli altri.

    La cosa sorprendente è che c’è ancora chi pensa che l’ateo è a-morale.
    L’ateo non ha una morale religiosa, ma HA una morale.
    Semplicemente non è eterodiretta nè spiritualmente utilitaristica.

    E scusa se è poco.

    Eppoi non si può rispondere Ms-Dos a te che scrivi in C++ :lol:

  • Astrolabio Says:

    io sono liberale per una questione trascendente, per un atto di fede, posto che il nichilismo è l’unica questione razionale concepibile, io CREDO, irrazionalmente, nel liberalismo come ethos autoevidente e indimostrabile.

  • nandina Says:

    mi pare di leggere nelle ultime parole di shamar la generalizzazione di un’esperienza personale ed il bisogno di uno schema certo di comportamenti giusti.
    Forse perchè naturalmente diffido di chi ha certezze e di chi ne ha bisogno ritengo che proprio questa necessità, alla base delle quali sta la forza delle religioni, sia la debolezza intrinseca di un’etica di matrice religiosa.

  • giamo Says:

    insomma come la rigiri la giustizia dever da esser giusta per meritarsi tale attributo

    Mi pare che quello su cui non ci intendiamo stia proprio qui. Tu parli di giustizia/giusto nel senso di categoria morale mentre io parlavo di giustizia nel senso di amministrazione del diritto, quella fatta nelle aule dei tribunali.
    Il punto comunque, secondo me, è che la legge non può e non deve ragionare nei termini di giusto/sbagliato o bene/male, ma solo nei termini di lecito/illecito o permesso/vietato.
    L’esempio che citi, quello delle leggi razziali, a mio parere è proprio l’esempio dell’errore in cui cade il diritto quando si poggia su valutazioni morali (la presunta superiorità di una razza).
    Prendi l’esempio della legge sul divorzio. E’ giusta o sbagliata? La risposta la puoi dare solo con una valutazione morale, che ognuno di noi darà in base alle proprie griglie di valori. Se sei cattolico e credi che il matrimonio sia indissolubile allora per te sarà sbagliata, altrimenti sarà giusta.
    Ma la legge non dà e non deve dare questo tipo di valutazioni. La legge si limita a dire che ci sono delle norme che consentono, a chi lo desidera, di separarsi, seguendo una procedura e garantendo ai figli e ai coniugi alcuni diritti/doveri. A questo le leggi servono. A regolare i rapporti tra i cittadini e non a dire cosa è giusto e cosa sbagliato.
    Il problema poi è determinare come ognuno di noi arrivi alla definizione di giusto/sbagliato.
    Io sono convinto che possa esistere una valutazione di questo tipo partendo anche da posizioni che non riconoscono un principio trascendente, un dio, su cui basare la distinzione tra bene e male, tra giusto e sbagliato, e poggino quindi la loro forza interamente sull’uomo.

  • Davide Says:

    Mi limito a commentare il post: non ho tempo di una lettura ideale di tutti i commenti. Mi limito a farlo secondo il ego e la mia formazione, la mia preparazione filosofica è uguale alla massa cerebrale di un calciatore medio: pressochè nulla

    L’idea di un’etica senza religione è il punto cruciale e fondamentale per lo sviluppo di tutte le società future è quindi argomento da trattare con cautela e con molta severità e serietà.

    In particolare modo in un un periodo come il nostro in cui i monoteismi ignoranti medio-orientali e gli oscurantismi papali occidentali, stanno prendendo moooooooolto potere.

    Il mio pensiero, prima di cominciare un discorso-percorso del genere, è quello:

    Ma cosa è l’ateismo? È scientificamente esatto? Mi spiego: la scienza, per definirsi tale, può provare l’esistenza e la “non esistenza“. Con Dio c’è riuscita? L’agnosticismo è decisamente più scientifico. Quindi definire un percorso filosofico?
    Evitare gli Atei militanti: non vedo differenze tra il loro e quello di tantissimi ferventi fondamentalisti religiosi. Si prende distanza da queste persone o si fa la fine del Buddismo

    Per lasciare la religione al solo ruolo che meglio la rappresenta, il folclore autodistruttivo, non bisogna combatterla nel suo ambito: istruzione e informazione, non comunicazione, e tutto verrà da se.

  • nandina Says:

    Davide, non ho capito niente! :-O

  • rokkok Says:

    l’etica di una comunità che ammettesse l’omicidio per procurarsi beni materiali, o la truffa il il ladrocinio o l’inganno, sarebbe un’etica fuorviante, contraddittoria rispetto alla ragione, e la comunità organizzata in tal modo sarebbe spregevole sotto ogni riguardo; vero, non si dà identità piena tra etica e diritto, ma in ogni caso ciascuno di essi stabilisce una relazione (di parentela) con la legislazione della ragione, la morale appunto; insomma, l’etica, il diritto, non sono figli di nessuno e pertanto è escluso che chiunque possa inventarsi le massime e le norme che sono a loro fondamento.

  • Davide Says:

    @nandina

    neanche io :-)

    Auguri cape: sono in partenza e non posterò più.

    Buon capodanno a te ed a tutti i tuoi cari: che il 2007 sia l’anno della svolta per tutti

  • Shamar Says:

    In effetti, nandina, Davide sembra molto confuso…

    Comunque quanto a questo:

    mi pare di leggere nelle ultime parole di shamar la generalizzazione di un’esperienza personale ed il bisogno di uno schema certo di comportamenti giusti.

    Al contrario, l’essere cristiani implica l’accettazione di un cammino non “certo”, l’abbandono degli “schemi”.

    Non a caso, dicevo, Gesù è Via, Verità e Vita.

    Anzitutto Via, da percorrere fino in fondo, talvolta con fatica.
    Ma anche Vita, nel senso più proprio del termine.

    Perché Lui stesso è vivo.

    Il cristianesimo non consiste di seguire schemi preconfezionati o regole predefinite, ma nel seguire una persona che ci ama, ed affidarsi fedelmente a Lui.

    Per questo non posso rispondere per l’Islam, l’Ebraismo, il Buddismo o altre religioni.

    Ma l’obbiezione che poni non è valida per i cristiani.
    (tanto che alcuni studiosi non considerano il cristianesimo come una religione)

  • Shamar Says:

    La cosa sorprendente è che c’è ancora chi pensa che l’ateo è a-morale.
    L’ateo non ha una morale religiosa, ma HA una morale.
    Semplicemente non è eterodiretta nè spiritualmente utilitaristica.

    Non si tratta di un pensiero, ma di una constatazione.

    L’assenza di un Assoluto cui fare riferimento, impedisce la definizione del bene e dunque la costituzione di una morale.

    Ovviamente questo è vero per un ateo, non per chi si definisce tale per il semplice fatto di non credere al Dio cristiano.

    Se credi in un qualche Assoluto (fosse anche il potere assoluto del denaro), non sei ateo, ma puoi disporre di una morale.

    Ogni Morale si fonda su un Assoluto, ed è tanto più salda quanto più saldo è tale assoluto.

    Come cristiano, quell’Assoluto è Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo.

    Per un islamico credo sia Allah.

    Per un buddista vi sono una serie di assoluti slegate da personificazioni, ma comunque assoluti.

    Un ateo, per definirsi tale, non può avere assoluti: la sua morale è necessariamente affidata al caso non assoluto, non condivisibile o ripetibile, delle sue esperienze.

    Non c’è ragione per cui lui stesso debba adeguarsi a tale morale, né può utilizzarla per valutare le proprie azioni, né discuterla in un’assemblea per trovare una sintesi politica con morali diverse.

    E’ relegato ad un’assenza di morale, necessariamente.

    Il che, in un contesto democratico, è assolutamente legittimo!

    Ma non si può parlare di morale, in assenza di assoluto.

  • Astrolabio Says:

    giamo, te l’ho detto devi rispondermi come se fossi ms-dos sennò io parlo di una cosa e tu mi rispondi un’altra.

    comunque non capisco come si possa affermare che le leggi razziali sono un errore senza riferirsi categorie etiche.

  • capemaster Says:

    @ nandina: tanti cari auguri anche a te.

    Ma non si può parlare di morale, in assenza di assoluto.

    Io non concordo. Mi sfugge il collegamento esistenza dell’assoluto e la morale e l’assioma se non esiste l’uno non può esistere l’altra. Ma che dici?
    L’assoluto, come lo zero, è una astrazione, e non esiste.

  • nandina Says:

    veramente a farti gli auguri era Davide.
    Comunque grazie :-)
    Tra poco vado a pranzo e poi mi avvierò, carica come un mulo verso la stazione!
    Felice 2007 ad atei e credenti!

  • Davide Says:

    @shamar: sembra, appunto. Ma no lo è!

  • capemaster Says:

    ehm…

    Auguri comunque, anche a Davide! :mrgreen:

  • Shamar Says:

    Non stiamo trattando dell’esistenza dell’assoluto.

    Ma il legame fra bene e assoluto direi che è evidente: se si accetta l’esistenza di un bene sul quale fondare una morale, tale bene deve essere basato su un qualche punto fermo, assoluto.

    Tale assoluto può esistere o meno, qui non ci interessa.
    Può essere il denaro, il sesso, Dio, l’alcol o i draghi rossi.

    Per questo sono ben cosciente che molti si dicono atei senza esserlo (e, da ateo, mi divertivo spesso a ridicolizzare loro ben di più che a scandalizzare i teocon :D ).

    Ma per produrre una definizione qualsiasi di bene, è necessario credere in un qualche Assoluto.

    Un ateo, mi pare evidente, non può farlo.
    Perché quel assoluto, diverrebbe il suo Dio.
    (o il suo idolo, ma questa è un’altra storia)

    La necessità pratica di una morale, costringe molti a inventarsi assoluti astrusi che gli permettano di vivere più o meno comodamente la propria vita.

    E ovviamente, trovavo (e trovo) gustosissimo evidenziare ai loro occhi questo infantile escamotage.

    Poi però, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere: la serietà richiede coraggio.

  • capemaster Says:

    Beh mi pare che sei nel posto sbagliato allora perchè né io, né l’Autore del libro, né i commentatori che sono intervenuti, abbiamo indicato qualche icona al posto di Dio.
    Abbiamo semplicemente detto che l’etica non religiosa (o atea) è la migliore possibile e la più condivisibile perchè NON parte dall’assoluto.

    A questo punto io per te potrei benissimo essere un credente.
    Non lo sono (e te lo dico con una punta di orgoglio ;) ) ma è ininfluente.

    La differenza sostanziale è che TU hai bisogno per giustificare l’etica con punti fissi, mentre io dico che chi ha punti fissi non ha un etica compiuta, operchè di fatto non sceglie, non compie nessuna scelta etica (o ne compie ben poche) e per di più – più grave per me – non si mette in discussione perchè l’appiglio è, come tu stesso orgogliosamente ribadisci, assoluto.

  • Astrolabio Says:

    ma un’etica non assoluta non è neanche etica, è mera mutevole doxa.

    mi piacerebbe avere un esempio di questa etica atea infondata (in senso letterale, senza fondamenta), ma voi dite solo la nostra ertica è una figata pazzesca, senza dire però in cosa consiste.

    “picchiamo i down oggi?” “non so è nuvoloso fuori?” “sì” “va bene allora mi sembra giusto”, ecco un etica non assoluta.

  • capemaster Says:

    Mi stupisce un po’ la tua posiziona, comenuque. Non che non è doxa (fra l’altro s’è parlato di maggioranze e di etica dominante… mi pare più doxa questo!). Io ti ho parlato di principio liberale…

    Esempio di etica assoluta:

    Lui A Lui: “Possiamo baciarci dai, che facciamo di male!” “Non c’entra niente… essere omosessuali è contro natura e contro Dio. Mi dispiace”.

    Un po’ di commenti fa ti ho chiesto

    Quale è secondo te l’etica più inclusiva? L’etica universale che agogni è quella cristiana?

    Rincaro la dose: qual’è l’assoluto sul quale fondare l’etica?
    Rispondimi come se fossi Fortran77. :mrgreen:

  • Sostiene Proudhon Says:

    vogliamo buttarla sul nazional popolare, per essere chiari? citiamo “i simpson e la filosofia”.
    l’autore del saggio “la spinta morale di marge” si serve di un esempio decisamente chiarificatore: marge, che pure è credente, per lo più tende a fondare la propria etica sulla ragione. infatti viola apertamente certi precetti cristiani ed agisce in base ad una morale razionale, ad esempio schierandosi a favore del nudo artistico e contraddicendo spesso il reverendo Lovejoy. insomma, la maggior parte delle volte tende a dare ascolto alla propria coscienza e di conseguenza spesso contravviene all’etica assoluta e rivelata.
    ned flanders, al contrario, non pondera né si interroga sulla sua morale, ma accettando l’idea che l’etica sia assoluta, rinuncia alla ragione per accettare il comando divino. ned flanders è paradossamente un cristiano coerente, perché non affronta la questione morale, bensì la recepisce come semplice funzione della religione, in quanto rivelata e in quanto sacra.
    dal confronto fra marge e ned potremmo evincere due conclusioni:
    1. se si ammette la fallibilità umana e l’impossibilità di detenere verità metafisiche assolute (approccio indispensabile alla democrazia), è incoerente individuare un’etica assoluta, perché quest’ultima diventa logicamente incompatibile con la democrazia; l’etica diventa invece doxa, ha detto bene astrolabio
    2. anche ammettendo l’esistenza di un’etica universale ed assoluta, e volendo sorvolare che la sua trasposizione da parte delle religioni risulti sempre e comunque umana, (quindi) inesatta, imparziale e fallace, le azioni morali di marge avrebbero un valore maggiore di quelle di flanders, perché marge sarebbe virtuosa, al contrario flanders sarebbe un passivo continente.

  • Sostiene Proudhon Says:

    tutto questo per dire cosa?
    per affermare che senza illuminismo, senza relativismo, senza logos, la democrazia libera non si dà. e che con l’etica assoluta, invece, si dà (si è sempre data nella storia) la dittatura che ci vuole tutti come tanti ned flanders.
    per questo, astrolabio, io non concordo con la tua visione del liberalismo accetato per “fede”, per irrazionale illogicità”. io difendo il paradigma liberale (entro i limiti del quale cerco di portare avanti politiche di sinistra che non lo contraddicano), anzi, al contrario, io lo fondo sulla ragione, sulla logica, sul pensiero critico, insomma sul logos, così come facco altrettanto con la mia etica, della quale rispondo individualmente.

  • capemaster Says:

    @ Sostiene Prodhon: grazie delle precisazioni, anche sulla doxa.

    Vedo che sei appassionato compratore di ISBN ;) .

  • Sostiene Proudhon Says:

    ho capito che era una casa editrice seria quando ha pubblicato “contro ratzigner” anonimo scrivendo che la casa editrice se ne assumeva la piena responsabilità intellettuale… :P

  • rokkok Says:

    se flanders fosse determinata rispetto alla volontà da leggi o norme di natura deterministica, necessarie come quelle della scienza, allora certamente l’azione di marge sarebbe maggiore (oltre misura) di quella di flanders, la quale risulterebbe essere un organismo automatico che risponde unicamente alle leggi della natura (un animale); ma qui è il punto, che né marge né flanders rispondono solo ed unicamente a tali leggi, ma entrambi, per ciò che concerne l’agire pratico, ale leggi della libertà
    la morale comanda unicamente una sola cosa: di essere liberi, non di chiudere gli occhi di fronte ad un nudo.

  • Nihil Says:

    Mi dispiace da morire essermi perso questo dibattito, mi ci sarei divertito parecchio, cazzo.

    Comunque sottoscrivo in toto le posizioni di Shamar*, a parte una piccola precisazione: Dio non esiste.

    Ad Astrolabio che chiede su cosa può basarsi la legge, se non sull’etica, rispondo: su una convenienza comune. Naturalmente tutti (in assenza di etica) cercheranno di violare le leggi e farla franca quando/se farà loro comodo, ma Arsenio Lupin è il primo a volere i poliziotti a proteggere le case: lui è in grado di fregarli, gli altri no.

    A Capemaster e agli altri che sostengono l’esistenza di una morale universale non trascendente propongo questa osservazione: quanto valore ha una legge morale che non prevede punizioni per le trasgressioni? “Cornificare tua moglie è contrario alla morale naturale.” “Va bene. Però se lo faccio lo stesso e non lo scopre nessuno, che mi succede?” “Niente.” “E allora perchè non dovrei farlo?”

    *Il che è un po’ preoccupante: vuoi vedere che fra dieci anni mi becco il suo stesso disturbo psichico?

  • Shamar Says:

    io difendo il paradigma liberale (entro i limiti del quale cerco di portare avanti politiche di sinistra che non lo contraddicano), anzi, al contrario, io lo fondo sulla ragione, sulla logica, sul pensiero critico, insomma sul logos, così come facco altrettanto con la mia etica, della quale rispondo individualmente.

    Perfetto!

    Dunque tu non sei ateo!

    Chiami il tuo Assoluto, Logos, ragione o logica.
    Ovvero presupponi un Logos che sia assoluto, valido di per sé, indipendentemente dal resto.

    Il che, ripeto per l’ennesima volta, è del tutto legittimo.

    In realtà in questa espressione dimostri una prospettiva cristiana (vedi Giovanni 1, 1), ma non semplicemente “perché tanto dobbiamo dirci cristiani” o balle del genere.

    Peraltro, contrariamente a Dio, è ben facile mostrare come Logos che descrivi non esista: culture diverse non accetterebbero mai la tua definizione.

    E probabilmente, andando nel dettaglio di ciò che tu ritieni ragionevole, non troveresti un altra persona al mondo che (basandosi sul medesimo Logos) sarebbe sempre d’accordo.

    Tuttavia sentiti pure libero di credere in tale Logos: solo non definirti ateo!

  • Sostiene Proudhon Says:

    innanziutto, io mi definisco agnostisco.

    in secondo luogo, il paragone non regge. perché se una mia opinione o un mio convincimento morale non diescendono da Dio ma dal ragionamento, ciò non significa che Dio ed il ragionamento siano sullo stesso piano.

    il procedimento per arrivare a quel convincimento o a quell’azione è ben diverso, poiché nel primo caso è ereditato ed accetato acriticamente, nel secondo caso è autodeterminato criticamente.

    ancora, sbagli ad “animare” il logos. il logos è un metodo, non un dogma, ed è proprio in virtù di questo metodo che io non mi stupisco affatto che ci siano persone in disaccordo con me, sia all’interno che all’esterno di questo metodo.

    dunque, il tuo invito a non definirmi ateo (o agnostico che sia) è improprio, perché è proprio per questo che ho voluto rispondere all’affermazione di astrolabio sulla “fede” nel liberalismo: non si tratta di sostituire una religione con un’altra, e alle mie argomentazioni non si può rispondere con il paradosso logico del “mai dire mai”.
    insomma, confutare il relativismo, come fa ferrara, affermando che bisognerebbe “mettere in dubbio in dubbio” è solo un gioco alla stregua di achille e la tartaruga.
    se decido per metodo di rinunciare ai dogmi, non mi si dica che infine sostituisco il dogma cattolico con il “dogma di non accettare dogmi”, perché al di là del gioco logico di parole, non v’è niente che confuti con argomenti validi il relativismo così come l’impostazione liberale.

  • Shamar Says:

    quanto valore ha una legge morale che non prevede punizioni per le trasgressioni?

    Una nota: secondo la Chiesa Cattolica il peccato non prevede banalmente una punizione.
    Se do un pugno ad un muro provo dolore: quel dolore è come il peccato.

    Secondo la Chiesa, il male che facciamo lo facciamo anzitutto a noi stessi (e forse solo a noi stessi).

    I cristiani non compiono il bene per ottenerne un premio (utilitarismo spirituale, è stato definito) e non evitano il male per paura di una punizione.

    A tal proposito può essere utile leggere Matteo 20, 1-16.

    A presto!

  • Shamar Says:

    se decido per metodo di rinunciare ai dogmi…

    …assumi il metodo come dogma. :D

    Il cristiano non lo fa: si affida a Cristo.

    E non mi paragonare a Ferrara, che potrei anche arrabbiarmi! ;)

  • azael Says:

    I cristiani compiono il bene perchè dio dice di fare così. Se nel VAngelo ci fosse scritto: “E Gesù scuoiò il negro e vide che era cosa buona e giusta” tu che faresti?
    In Giosuè 10,15 trovi scritto :
    “Era il disegno di Yahweh che il loro cuore si ostinasse nella guerra contro Israele, per votarli allo sterminio, senza che trovassero grazia, e per annientarli, come aveva comandato il Signore a Mosè” : pensi che dio sia in realtà Paolo Guzzanti e accetti la morale da animali che ne consegue?

    Anche a Matteo può essere utile leggere capemaster :D

  • azael Says:

    a parte che se fossi credente il fatto di avere un dio così saccente e pieno di sè da stabilire una morale per tutti mi farebbe subito cambiare religione. Scrisse Sergio Quinzio: “Guardate gli occhi di un cane che muore, e vergognatevi della vostra presuntuosa teologia” . E della vostra presuntuosa morale, caso Welby docet.

  • Nihil Says:

    Per Shamar: la tua osservazione è giusta finché rimaniamo a questo mondo. Ma l’inferno – che si tratti di diavoli coi forconi o di raffinate torture metafisiche – non è incluso nell’azione del peccare. Ne è una conseguenza stabilita da Dio. Il che valida l’osservazione che mi accingo a fare…

    Per Azael: secondo quasi tutte le religioni, l’amore di Dio è “Sei libero di amarmi, ma se non mi ami soffrirai in eterno”. Bell’amore – mi viene in mente l’infermiera di Misery.

  • Sostiene Proudhon Says:

    dopo tutte le raccomandazioni di non cadere nell’equivoco… non si può per onestà intellettuale e rispetto dell’intelligenza, equiparare un dogma al dogma del rifiuto dei dogmi. c’è asimmetria fra le due posizioni, perché una è inclusiva, l’altra è esclusiva…

  • Astrolabio Says:

    innazitutto, proudhon dobbiamo chiarire che siamo due tipi diversi di liberali, te sei popperiano falsificazionista io no, io sono un liberale puro, la penso come constant, la differenza tra me e te è che per te la libertà deriva dalla distribuzione del potere, per me deriva dal fatto che la gente non mi rompe il cazzo.

    secondo, se intendi il logos come discorsorazionale, possiamo paragonarlo ad un algoritmo informatico, la ratio, il logos, ci permettono di di compiere inferenze, calcoli, in base a delle variabili in entrata, ma le variabili in entrata sono degli assoluti.

    per esempio, se dico che a>b e c>a posso secondo ragione desumere che c>b, ma i dati in entrata non sono soggetti al logos, sono dati grezzi che sono “campati in aria”.

    ad esempio il libertarismo individualista può essere codificato (nelle varie correnti) a partire dal fatto che gli uomini nascono liberi e che tutti sono uguali davanti alla legge. Cambi i presupposti iniziali e cambia tutto, i presupposti iniziali non sono dimostrabili, si può benissimo dire che la legge deve essere diversa per ognuno e che gli uomini nascono sottomessi agli altri uomini, in tal caso si ottiene un paradigma totalmente diverso dal libertarismo.

    come scegliere? Boh… si può usare l’escamotage “we hold that these trues are self evidents” o come diamine si scrive, che pioi è l’esamotage a cui ricorro io, fatto sta che il logos non può fondare il paradigma, ci sta il teorema di incompletezza godel di mezzo, o ricorrete a dati infondati esterni, o il vostro paradigma etico non sarà coerente.

    dimostrate il contrario e diventerete ricchi e famosi.

    @capemaster.

    “Quale è secondo te l’etica più inclusiva? L’etica universale che agogni è quella cristiana?”

    se parliamo di politica è ovvio che il libertarismo è quello che consente maggior possibilità di scegliere la propria etica.
    l’etica universale che agogno non so se è quella cristiana, probabilmente sì (non quella cattolica anche se non sono tutte puttanate).
    fatto sta che non ho modo di dimostrarlo, per che il bravo nihilista mi direbbe, e chi te le da detto che bisogna da esse tolleranti, noin c’è un motivo razionale per dire che la tolleranza è meglio del totalitarismo.

    “Rincaro la dose: qual’è l’assoluto sul quale fondare l’etica?
    Rispondimi come se fossi Fortran77.”

    se stessi.

    purtroppo non è facile comprendere questa risposta, per farlo dovrai leggerti tutto il tomo quinto di enten-eller (di kierkegaard) una volta fatto aggiungici un po’ di esaltazione super-omistica nietzscheiana.
    ovviamente non ho motivo razionale per dire che l’etica personale derivi dalla scelta di se stessi, però io almeno ho le palle di ammetterlo.

  • Shamar Says:

    “Rincaro la dose: qual’è l’assoluto sul quale fondare l’etica?
    Rispondimi come se fossi Fortran77.”

    se stessi.

    Se rispondo in lisp, awk o magari secondo la sintassi sed, va bene ugualmente?

    E’ vero: se non vi è nulla di assoluto, l’unica certezza rimane l’io.

    Un etica fondata non sull’Uomo (astrazione che a livello culturale non ha alcun significato), ma su un uomo (me) è un etica flessibile, variabile.

    Un etica che (se giudicata con un etica cristiana, ad esempio) ha di buono di non poter giudicare alcuna azione altrui, perché l’altro non ha alcun dovere di essere d’accordo con me, come io non lo sono con lui.

    Un etica fondata (pur sempre legittimamente) sulla casualità degli eventi che hanno forgiato la mia coscienza e che ancor prima hanno determinato il mio corredo genetico.

    Un etica che non fornisce neanche strumenti di decisione personale, perché soggetta a mutare in funzione degli effetti di ogni singola decisione.

    L’etica atea non è “debole”, non è e basta.

  • Shamar Says:

    Un appunto: con ciò non intendo che chi si definisce ateo non può avere una morale o un etica.

    Intendo che chi è ateo, non ha una morale o un etica di riferimento.

  • Astrolabio Says:

    ma io non dico che io devo secegliere me stesso e gli altri no, io dico che che tutti dovrebbero scegliere loro stessi assolutamente e concretamente, quindi è un’etica universale.

    che per inciso si contrappone alla visione estetica ed edonistica del “goditi la vita, fai quello che vuoi”.

    purtroppo non è facile da spiegare, poi secondo kierkegaard anche scegliere se stessi non basta e bisogna abbandonarsi a Dio, ma quella parte è talmetne complessa che manco l’ho capita, quando la vedrò vedo se dice vero o pure no.

  • capemaster Says:

    @ Astrolabio: mh. Leggerò, ma dovrai leggere anche tu il libro di cui parlo.
    Nella mia modesta opinione, Shamar, esiste una idea di Uomo.
    Perchè mai si prova empatia con chi soffre o coh le persone bisognose alrimenti?

  • capemaster Says:

    Ah, ho appena scoperto di essere un liberale popperiano falsificazionista allora, visto che mi riconosco in toto in Sostiene Proudhon.

    Fondiamo un partito!

  • Astrolabio Says:

    ti ritrovesti Marcello Pera nel tuo partito, okkio.

  • Sostiene Proudhon Says:

    il logos, ci permettono di di compiere inferenze, calcoli, in base a delle variabili in entrata, ma le variabili in entrata sono degli assoluti.

    per esempio, se dico che a>b e c>a posso secondo ragione desumere che c>b, ma i dati in entrata non sono soggetti al logos, sono dati grezzi che sono campati in aria

    caro Astro, il tuo ragionamento non fa una grinza: solo che, successivamente, ti dai la risposta da solo. Quando, infatti, parli dei presupposti iniziali che definiscono gli uomini come liberi ed eguali di fronte alla legge, affermi che trattandosi di una variabile indipendente, anch’io finisco con l’impostare un metodo di “merito”. ebbene, qui casca l’asino: perché a prescindere da quello che penso io (ed io penso effettivamente che gli uomini siano liberi ed eguali), data l’impossibilità di detenere verità assolute e data la fallibilità dell’uomo etc. etc., tale variabile indipendente diventa automaticamente l’unica via d’uscita logica, se non addirittura l’unica conseguenza logica di quelle premesse. quindi, paradossalmente, anche se fossi un nazista, per onore della ragione sarei costretto ad accettare quella variabile indipendente: se non lo faccio, contraddico la ragione ed il logos.

    poi, sulla questione che il logos si rifaccia ad un mondo grezzo che potrebbe non corrispondere, non lo metto in dubbio: infatti, come dico più volte, non pretendo che sia adottato come metodo universale o che sia “assolutizzato”… ma che non si possa non condividere quest’impostazione se ci si definisce democratici, se si rivendica la superiorità dell’occidente, se si ama la libertà.
    infatti, al di là delle mistificazioni, uno come Pera non può decisamente più definirsi un popperiano falsificazionista : )

    io invece mi definisco tale, o più generalmente come relativista, e mi fa piacere che anche capemaster faccia parte della famiglia : )
    buon anno anche a te, e a voi tutti

  • ILLAICISTA Says:

    Personalmente, vista la quantità di cose dette, mi limito ad osservare che i “valori cristiani” erano noti anche prima della nascita di Gesù, mentre la persecuzione sistematica per motivi prettamente religiosi è nata, mi sembra, dopo, proprio con l’avvento di chi vorrebbe insegnarci a vivere…e a morire.

    P.S.: anch’io ho sentito moltissimo il caso Welby, pur conoscendolo solo attraverso il suo blog.
    Forse è la consapevolezza di chi abbiamo perso, del suo valore e della sua sofferenza, che ci rende così partecipi.

  • AMARYLLIDE Says:

    Il cristianesimo non consiste di seguire schemi preconfezionati o regole predefinite

  • AMARYLLIDE Says:

    mancava il commento: AHAHAHAHAHAH vallo a dire a milioni di persone sterminate in nome di Dio….

  • Tra morale e diritto: la legge sulla droga :: Giamo :: Blog Archive Says:

    [...] Qualche giorno fa c’è stata una discussione interessante sul blog di Capemaster a proposito del libro di Eugenio Lecaldano, Un’etica senza Dio. A margine di quella discussione, si è anche parlato del rapporto tra morale e diritto. Il diritto, a mio parere, deve sottostare alla sola regola del lecito e dell’illecito. Il compito delle leggi dovrebbe essere quello di definire e regolamentare i rapporti tra i cittadini e non di stabilire cosa sia il bene e cosa il male, pena la caduta in uno stato etico, dittatoriale o teocratico. Un esempio illuminante, tra i tanti, è la legislazione sulle droghe. Nella legge attuale c’è, a mio modo di vedere, questa commistione deleteria tra morale e diritto. Si considera un male il fatto stesso di drogarsi, non importa se con droghe pesanti o leggere e non importa se non si tratta alla stessa stregua il consumo di altri tipi di sostanze, come l’alcool e il tabacco ad esempio. Da questa definizione di male, si fanno discendere le norme che puniscono l’uso della droga, qualunque essa sia, con pesanti sanzioni amministrative e con il carcere. Scrive Maria Luisa Boccia su Fuoriluogo, il mensile del Forum droghe “il vero bersaglio è l’autonomia del singolo e delle singole. […] Come mai non sono oggetto di campagne etiche, la tortura, l’ergastolo, le morti sul lavoro, il commercio di armi? […] Se Chiesa e Stato perdono la presa su ciascuno di noi, la perdono erga omnes. Per questo pongono divieti. E per farli accettare si appellano paternalisticamente ai valori”. [...]

  • Camelot Destra Ideale Says:

    Non avendo letto il libro non posso commentarlo, mi limito a commentare la frase che hai posto all’inizio del post: è di una banalità e di una stupidità sconcertante ;) Dal mio modestissimo punto di vista, s’intende…

  • amaryllide Says:

    caro Destra ideale, sconcertante è la tua mancanza di argomenti, che ti accomuna al 99% di quelli della tua parte politica. Tornando alle cose serie e lasciando perdere destri e bigotti come Shamar che non sono nemmeno capaci di pensare la possibilità di un’etica senza un buffone travestito che dice come comportarsi in nome di Dio, segnalo anche questo saggio, un po’ + datato, ma sicuramente meritevole di attenzione:
    Paolo Flores D’Arcais, Etica senza fede, Einaudi, 1992. Fra l’altro è pure a metà prezzo perchè è nei remainders….

  • { capemaster } » blog » I care about Religion Says:

    [...] per chi non avesse ancora capito, segnalo anche questo (il libro ovvio, poi il [...]

  • NANDO Says:

    QUESTO TIZIO E’ UN CAZZONE, ODIFREDDI VAFFANCULOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!YEAHH!!

    -IO ZO NANDO E MO SO CAZZI VOSTRA-