Più ateo che mai

Più ci penso e più mi rendo conto che dentro al centro sinistra non esiste una cultura laica vera.

Tutti a parole sono per la fantomatica “laicità dello Stato”, ma nei fatti nessuno se la sente di fare battaglia culturale (non ostracismo) alla nota multinazionale romana.

Ho come l’impressione che dal post di Robinik su questo blog, le cose in Italia siano molto peggiorate, o meglio, ingessate.

Non so se è colpa mia che non frequento gli ambienti giusti o solo perchè non riesco a reperire informazioni che possano farmi cambiare idea, ma la politica italiana sembra aver perso, oltre che ogni alone di razionalità e buon senso, anche la dignità.

La morale politica e sociale è di fatto eterodiretta dalla gerarchia cattolica e dai loro estensori in parlamento. E lo dico in maniera insofferente pur sapendo che la mia morale, pur essendo un ateo / non credente / agnostico / razionalista (di tutto un po’), sia di stampo cattolico, cuturalmente cattolica.
Sto lavorando anche su questo.

A parte le mie considerazioni sul clima attuale però, quello che sarebbe importante mettere a fuoco è la prospettiva del futuro centro-sinistra rispetto alle tematiche “eticamente sensibili” (del centrosx attuale manco ne parliamo).

Quali spinte laiche avremo se tutti sanno il non nato Partito Democratico (al quale fa le pulci oggi anche Nullo) può già fregiarsi di una corrente cattolica guidata dalla senatrice Binetti? Voglio ripeterlo perchè mi fa specia anche scriverlo.

Il non ancora nato PD ha già una corrente DC.
Quali conclusioni ne deve trarre uno come me?

Inoltre, le mie riserve sul PD crescono in funzione di un aspetto che giudico importantissimo.

Sono le idee che danno la spinta per la creazione dei partiti, non i partiti che creano le idee! Quello che si sta facendo con il Partito Democratico e un armediaticcio, un compromessino in nome dell’anti-destra. Non c’è una vera “carta dei valori condivisa” guardiamoci in faccia!

Preferisco morire da solo che in in un contenitore senza identità.

Ovviamente per non essere solo distruttivo vorrei proporre ai miei compagni del centro sinistra di tornare a parlare di sfida culturale, non di alleanze elettorali.
Vorrei volassimo un po’ più alti ecco.

Vorrei anche suggerire che c’è un campo inesplorato (a me pare tale) politicamente, sul quale creare consenso e poi un partito.
L’individuo e le sue scelte, l’individuo a la sua coscienza privata, l’individuo e i suoi rapporti con la società.

Questo risolverebbe molti dei nostri problemi. Una politica orientata alla creazione di coscienza individuale e non alla creazione di schemi preconfezionati, darebbe a tutti la possibilità di trattare la cosa pubblica e la cosa privata con il giusto distacco che una società complessa e numerosa deve augurarsi.

Riusciranno i nostri eroi?

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32 commenti a “Laicità, Partito Democratico, Individuo”

  1. MyAvatars 0.2 Robinik scrive:

    No dai… non può essere colpa della chiesa anche il divieto del porno :)

  2. MyAvatars 0.2 capemaster scrive:

    no infatti, è colpa di una cultura medioevale e bigotta

  3. MyAvatars 0.2 nandina scrive:

    il Partito Democratico non lo voglio non lo voglio non lo voglio!
    Ma è chiedere molto avere un partito di sinistra non radicale, ma di sinistra, laico, progressista che porti avanti le idee e gli ideali (sì sì sì, fatemi usare questa parola desueta) di chi crede in un’etica laica, in uno stato che non giudichi, ma regolamenti, in un’economia di mercato umana, in uno stato sociale giusto, nella tutela dell’individuo e non delle strutture affettive che sceglie (tutelando sempre i diritti dei più deboli nell’ambito familiare, in senso lato). E’ chiedere troppo? E’ chiedere troppo essere un paese europeo moderno?
    Non mi piace essere esterofila, che poi a guardar bene le magagne le hanno anche gli altri, ma perchè ci si deve sempre accontentare? in nome di cosa? E perchè la sensibilità di un cattolico è più importante della mia sensibilità di non credente e di non cattolica?
    Perchè la sinistra italiana o ha lo stile di un elefante in cristalleria e la polvere degli anni ‘70 sull’eskimo oppure cammina sulle uova per non romperle (le uova cattoliche ovviamente) e l’incisivita di una pialla?

  4. MyAvatars 0.2 azael scrive:

    a questo proposito ti invito su http://www.insiemeperlasinistra.it, per dire no al PD e cercare di costruire qualcosa di diverso… cià

  5. MyAvatars 0.2 nandina scrive:

    IO non è che proprio voglio qualcosa di “nuovo”.
    Mi basterebbe non sbiadire.
    Il partito socialista francese, per esempio già potrebbe andare…
    Insomma, non c’è bisogno di inventare una nuova sinistra, qualcosa di diverso… basterebbe non fare pastrocchi come il PD (che qualcosa di nuovo e diverso è, ma fa schifo! :-( )

  6. MyAvatars 0.2 Ed scrive:

    Sono d’accordo con Nandina. Infatti, Cape, saprai certamente che il PD eventualmente andrebbe in Europa con il PPE (democristiani e fascisti) abbandonando il PSE. Lo trovo allucinante.

  7. MyAvatars 0.2 Ed scrive:

    OT Questo post non mi sarebbe dispiaciuto su BG.

  8. MyAvatars 0.2 nullo scrive:

    cape, mi sembra proprio che non sia per noi, il PD…

    @commentatori che si augurano un partito alla franco-tedesca (se ho capito bene): siamo in italia. non è solo questione di come ‘dovrebbe’ essere un partito. ma anche di come ‘è’ un paese

  9. MyAvatars 0.2 capemaster scrive:

    @ nandina: penso abbia ragione Nullo quando dice che è culturale la motivazione per la quale ancora non c’è una aggregazione sulle idee.

    @ azael: ci faccio un giro adesso, e vedo di cosa si tratta. ;)

    @ Ed: l’uscita dal PSE sarebbe una mazzate sulle palle se seguita da un ingresso nel PPE. Per il PD italiano, servirebbe un nuovo schieramento internazionale… BAH. Per BG: c’avevo pensato, come ultimamente ci penso spesso, ma mi sembrano sempre troppo autoreferenziali i miei post, non mi sembra garbato… Boh! La prossima volta che mi viene il dubbio ti mailo, e mi faccio consigliare.

    @ Nullo: in effetti per me e per te (e per mille altri direi), che collocazione potremmo trovare? I Salmoni? I Radicali? I DS senza cattolici? Il vecchio PLI?
    Mi sento un po’ homeless.

  10. MyAvatars 0.2 Gianmario scrive:

    Io inizio a sentirmi non rappresentato da un po’, non mi sento rappresentato dai partiti di sinistra “radicale” e nemmeno dai DS in cambiamento. C’e’ un vuoto di idee tra Forza Italia e Rifondazione Comunista, riempiamo quel vuoto di idee e abbiamo un partito, avviciniamoci troppo ad una parte o all’altra e non abbiamo nulla.

    Niente girotondi e niente pacifismo intransigente, basta con la lotta contro Berlusconi, basta con la voce bassa nei confronti della Chiesa, che ha si diritto di esprimersi ma ha anche motivo di essere contraddetta con vigore e senza isterismi.

    Volete posto fisso per tutti? Volete l’assicurazione sanitaria invece della sanita’ pubblica? Non mi va bene ne’ l’uno ne’ l’altro. Voglio quello che ora non ha spazio sui giornali e in TV. Sveglia Fassino & Co.

  11. MyAvatars 0.2 nandina scrive:

    :’(
    ma io sono sicura che nei partiti di sinistra, compresi i DS, questa gente, che pensa queste cose, c’è, ci deve essere, per forza.
    Penso alla seconda parte della trasmissione di Iacona di domenica sera, quella sull’approvazione della finanziaria, sul lavoro costante e indefesso di due senatori DS che sanno che i loro emendamenti non saranno mai nemmeno analizzati ma non desistono, per un’idea, mica per la gloria o per interesse personale.
    Però ci sono anche quelli cui interessa esserci, il potere, o anche solo la poltrona. Ci sono, anche lì, quelli che si sono dimenticati (se mai l’hanno saputo) perchè fanno politica. E quelli, che urlano più forte e son più bravi a decidere (perchè lo fanno per sè stessi e non per difendere un’idea) vincono e sfasciano tutto.
    Da quanto non si sente un dibattito sentito sulle idee?
    Il PD dovrebbe nascere perchè lo hanno detto le urne che uniti è meglio? E allora perchè non fare il televoto già che ci siamo? Perchè i partiti non si interrogano su chi sono quelli che li hann votati uniti ma non li hanno votati disgiunti?
    Io personalmente credo (ho avuto tanti dubbi non mi ricordo cosa ho deciso alla fine) di aver votato Rosa nel Pugno, pur essendo più DSina, al proporzionale, perchè pensavo di dare un segnale e per premiare una forza nuova che diceva cose che condividevo, per lo più. Dove non ho avuto scelta ho votato Unione, questo vuol dire che preferisco il Partito Democratico ai DS? Che sono più moderata dei DS? ovviamente no! Tutto il contrario, no?
    E ce ne saranno altri come me che magari han votato verdi, PCI, PRC da una parte e Unione dall’altra. Quanto valgono questi?
    Possibile che nessuno si ponga mai le domande giuste?

  12. MyAvatars 0.2 nandina scrive:

    @ nullo precisazione, io non è che voglio il PS francese.
    Capisco le differenze. Eccome (e non ci tengo nemmeno che l’Italia sia proprio come la Francia che i suoi gravi difettacci li ha).
    Ma la nostra storia non è solo DC.
    La nostra storia ha visto un grande partito socialista e un grande partito comunista. Come è possibile aver buttato alle ortiche questa tradizione profonda e radicata?
    Questo mi fa rabbia, non il fatto di essere diversi dagli altri, ma l’essersi convinti che la nostra diversità stia nel “dover morire democristiani” e non è vero.

  13. MyAvatars 0.2 WildLuke scrive:

    Ciao a tutti!
    Andrò controcorrente: l’idea non mi fa impazzire, ma penso che il PD sia necessario. Come si può governare una società multiculturale e pluralista senza soggetti politici che abbiano le stesse caratteristiche? Ebbene, io credo che gli attuali partiti ragionino ancora con categorie di pensiero legate al passato, soprattutto i partiti di sinistra. Sono da anni un militante attivo nei DS e penso che si debba guardare alla politica con realismo e disincanto, ridandole quella funzione che forse abbiamo dimenticato: dare RISPOSTE CONCRETE.
    2 piccoli “esempi pratici” di PD: il disegno di legge Bindi-Pollastrini sui Dico e le liberalizzazioni di Bersani (e Letta, non dimentichiamolo). Li cito perchè sono il frutto di un lavoro serio, fatto intorno a problemi difficili da affrontare. Questa è la funzione della politica ed il PD potrebbe diventare la sede per rendere sistematico un lavoro di questo tipo, senza il “diaframma” di tante segreterie di partito. Siamo così sicuri che in un grande partito di Sinistra questo avverrebbe? Io temo che staremmo lì a discutere in eterno sul “come e quando” realizzare gli obiettivi, in una triste situazione di stallo, nell’attesa di partorire la perfezione. Corsi e ricorsi storici….
    Altro aspetto non da poco: La Bindi e Franceschini (mica pizza e fichi!) hanno preso posizioni molto forti sulla laicità dello stato: questo aspetto del PD sta dando un gran fastidio al Vaticano e determinerà anche una scrematura nella Margherita, portando le Binetti di turno a scegliere altri lidi. Teniamo presente che il Vaticano ha tenuto tranquillamente testa ad un PCI al 30%, ma ateo o comunque non dichiaratamente cattolico, mentre, al contrario vedrebbe come un “cavallo di Troia” un partito laico che avesse una significativa presenza cattolica.

  14. MyAvatars 0.2 viscontessa scrive:

    Quello che mi chiedo io nel condividere la tua tesi e soprattutto il tuo disappunto per le inteferenze cattoliche nella nostra politica, è cosa sia in grado di offrire la nostra società e nello specifico la nostra classe politica, da un punto di vista spirituale.
    Inutile fingere che l’uomo possa bastare a se stesso, non siamo ancora pronti per quella consapevolezza individuale in grado di bastare a se stessa e nessuno è attualmente in grado di soddisfare il nostro bisogno di risposte, meglio della Chiesa.
    Non condivido, non sono credente e non non condivido la politica cattolica, ma mi rendo conto che privata di questa pur radicata certezza, niente di ciò che vedo mi aiuta a credere ancora in qualcosa.
    Non ci sono altri dei, ma non ci sono neanche uomini o ideali in grado di risvegliare le coscienze e di indirizzarle verso un obbiettivo credibile.
    Io poi sono io che ogni mattina mi impongo di ricordarmi che non sono altro che unnumero tra miliardi di numeri, ma mi rendo conto che vivrei molto più serenamente se potessi credere ogni mattina di essere un soldatino di Cristo o di un esercito chiamato a fare il proprio dovere in favore di un mondo migliore e mi rendo conto che sono ancora tanti, troppi, coloro che vogliono ancora credere di rivestire questo ruolo.
    La sinistra in questo contensto nel quale non è in grado di offrire neanche un leader credibile, altro non fa che cavalcare l’onda di un sentimento popolare ancora così diffuso, alimendando la sgradevole sensazione che non ci sia davvero niente più in cui credere se non il nulla delle apparenza in cui vivamo.

  15. MyAvatars 0.2 Cachorro Quente scrive:

    Viscontessa, ma hai veramente bisogno di un Dio o un ideale forte (positivo) o di un “leader credibile”? Ma al di là di questa considerazione filosofica, credi veramente che la Chiesa soddisfi un bisogno di risposte, nella massa dei cattolici e nel singolo?
    Semmai, soddisfa un bisogno di non farsi domande. Mi domando chi, tra i cattolici, si interroghi sul dogma della Trinità e della Resurrezione. O senta veramente il bisogno degli arzigogolati dettami morali del Catechismo. Naturalmente, fare parte di una cultura cristiana toglie (almeno in teoria) il dubbio più pressante, quello della vita dopo la morte. Ma non serve una chiesa codificata, basta una diffusa spiritualità per rassicurare chi si accontenta di poco.

  16. MyAvatars 0.2 viscontessa scrive:

    No Cachorro, io non ne ho bisogno ma questa mancanza di bisogno mi porta via molto tempo nel pormi domande che altri, come dici tu, non hanno neanche il bisogno di porsi.
    Vuoi mettere la comodità di affidarsi a questa politica dei servizi?

  17. MyAvatars 0.2 nandina scrive:

    Ma perchè la politica dovrebbe proporre qualcosa dal punto di vista spirituale?
    La politica è qualcosa di concreto, di umano, non di spirituale, per fortuna!

  18. MyAvatars 0.2 viscontessa scrive:

    Perchè la politica deve occuparsi di prendere decisioni che coinvolgono anche l’etica e la morale dei cittadini. Ed è proprio su queste scelte che tra l’altro si spaccano le coalizioni, cadono i governi e si incassano le maggiori delusioni.

  19. MyAvatars 0.2 capemaster scrive:

    @ viscontessa:

    Perchè la politica deve occuparsi di prendere decisioni che coinvolgono anche l’etica e la morale dei cittadini.

    mhhh
    very dangerous!

  20. MyAvatars 0.2 viscontessa scrive:

    E’ inevitabile, qualsiasi scelta politica predilige una linea di pensiero e di condotta rispetto ad un altra.

  21. MyAvatars 0.2 capemaster scrive:

    D’accordo Viss, ma in materia di etica o di scelte morali, la politica non deve farsi portavoce di questo o quello. Deve dare solo strumenti per l’espletamento, senza pregiudiziali o discriminazioni e neanche scavalcamento dei diritti umani, delle proprie morali.

  22. MyAvatars 0.2 viscontessa scrive:

    Ma io dico esattamente l’opposto ovvero che anche nelle scelte politiche non si può prescindere dalla morale e dall’etica.
    Scegliere o meno di inviare i nostri soldati all’estero, per dire, è una scelta che comunque si basa sulle nostre più intime convinzioni.

  23. MyAvatars 0.2 capemaster scrive:

    Il problema è: quale etica? Quale morale?

  24. MyAvatars 0.2 viscontessa scrive:

    La morale è il comune sentire, l’etica invece è qualcosa di molto iù intimo ma in entrambe i casi non si può prescindere da esso e molto spesso anzi latita persino il coraggio del singolo individuo, di prendere posizioni forti e contro corrente.

  25. MyAvatars 0.2 libertyfighter scrive:

    Cerco di illustrare il mio pensiero. Sempre piuttosto caotico.
    Non puoi evitare che il PD abbia un correntone cattolico, in quanto è principalmente voluto dalle forze ex DC. Dunque l’esito è scontato. Che poi parte dei DS voglia entrarci per non perdere quell’elettorato, è altra cosa, dovuta soprattutto alla voglia di voti. La cultura cattolica è predominante in Italia, e i politici tendono a far opprimere le minoranze dalle maggioranze. Dunque i laici vengono sempre inc**ati dai cattolici. Questo è dovuto alla visione socialdemocratica, secondo cui la maggioranza ha il diritto di passare sopra i diritti delle minoranze (basta che abbia il gusto di fare una legge ad hoc, prima di farlo). In una società basata sulla proprietà privata (libertaria) questo non potrebbe succedere. Ma non potrebbe succedere neppure che lo Stato decida su questioni morali, come auspicato da nandina. E come spero smetta di fare al più presto. Dunque, se si crede che la politica debba essere la nostra guida morale economica e sociale (cosa che aborro), si deve sottostare ai capricci della maggioranza. Perchè a quel punto, è etico quello che pensa la maggioranza. E gli altri zitti e obbediscono fino a che non diventano maggioranza su qualche opinione. Io però, che la penso come Oscar Wilde (”Quando la gente è daccordo con me provo la sensazione di avere torto”), preferirei uno stato che si limitasse a garantirmi i diritti negativi (vita & proprietà privata), e lasciasse alla mia responsabilità individuale tutto il resto. Le conseguenze buone e cattive delle mie azioni.

  26. MyAvatars 0.2 capemaster scrive:

    @ libertyfighter: non sai quanto sia vicino al libertarismo in questo punto della mia vita… Non mi sono ancora trovato definitivamente, ma mi piace una società responsabilizzata.

    La cultura cattolica è predominante in Italia

    Secondo me questa frase è sbagliata in due punti.
    1 - la parola cultura va sostituita con usanza.
    2 - cattolica, va sostituita con superstiziosa

    :)

  27. MyAvatars 0.2 libertyfighter scrive:

    @capemaster
    Mi fa piacere sentirtelo dire.
    Io fino a poco tempo fa, ero annichilito dai dubbi amletici. Perchè qualunque posizione politica non mi convinceva per qualcosa. E non trovavo la soluzione. Notavo che ognuna tendeva a qualche pericolosa perversione. Poi ho conosciuto le idee di 2909 (Libertarian First), e quindi l’economia austriaca, Mises e sta gente qua. Ebbene. La nebbia e i dubbi sono spariti. Lo Stato non risolve i problemi , lo Stato è il problema. Da allora mia percezione politica è diventata chiara, sono abbastanza (errare è umano sempre e comunque) sicuro di quel che dico . Controindicazioni principali due.

    1) Cadi in enorme depressione perchè ti accorgi di quanto siamo lontani da una società responsabilizzata, e come più o meno tutte le forze politiche corrano in senso contrario. Inoltre capisci pure che è la loro natura e dunque è difficile aspettarsi qualcosa di diverso.

    2) Ti fai un mare di nemici, in quanto in Italia le idee libertarie sono molto lontane dalle idee delle persone. Fai conto che non parlo più con mia sorella, perchè si incazza come una iena quando esprimo le mie idee.

  28. MyAvatars 0.2 capemaster scrive:

    Sto per ora alla prima controindicazione… :)

  29. MyAvatars 0.2 ilCogito scrive:

    Tranquilli, il PD sarà nel PSE.
    Comunque, di sicuro mai nel PPE! Garantito…

  30. MyAvatars 0.2 nandina scrive:

    arrivo in ritardo.
    su etica e morale e politica.
    L’etica è molto concreta, perchè riguarda il modo di agire, di vivere.
    Non la definirei “spirituale”.
    Ma va be’.
    Sul libertarismo, ho un po’ paura di sentire cose come “lo Stato è il problema”, perchè non è l’Italia ad essere una società immatura, è la società, in quanto composta di uomini, che lo sarà sempre (sarò pessimista). Non siamo poi così razionali e capaci di darci, come singoli, regole per la convivenza civile.
    E certamente non siamo in grado di attuare una equa distribuzione della ricchezza, per esempio… (tanto per buttare lì un concetto economico)

  31. MyAvatars 0.2 ufficio stampa scrive:

    Il giornalista romano ha rinunciato in extremis alla candidatura

    Antonello De Pierro non correrà più per la guida del Partito Democratico

    Il direttore di Italymedia.it e storico conduttore di Radio Roma, oltre che leader del movimento “L’Italia dei diritti”, aveva deciso di candidarsi, ma come si apprende dal coordinatore nazionale del movimento stesso Dario Domenici, è stato costretto a ritirarsi per motivi personali

    Aveva accettato di candidarsi per le Primarie del 14 ottobre 2007, per concorrere alla carica di segretario nazionale del Partito Democratico, dopo che da più parti gli erano giunte richieste in tal senso, e, sostenuto da più associazioni e gruppi, oltre naturalmente che dal movimento per i diritti dei cittadini “L’Italia dei diritti”, di cui è presidente, aveva avviato in tutta la penisola la raccolta delle firme necessarie da consegnare entro il termine fissato, per accedere all’elenco degli aspiranti. In extremis però il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it http://www.italymedia.it e voce storica dell’emittente radiofonica Radio Roma, giannizzero di tante battaglie in campo sociale, sempre per tutelare i diritti dei più deboli, schierato contro l’arroganza dei potenti e la corruzione dilagante di settori deviati delle istituzioni, per motivi personali ha rinunciato a candidarsi. E’ quanto è stato reso noto dal coordinatore nazionale del movimento “L’Italia dei diritti” Dario Domenici, che non ha specificato il motivo della defezione, che come già accennato risalirebbe a motivi prettamente personali. Sembra che la decisione di De Pierro di concorrere alla carica per cui sono candidati Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Letta, Rosy Bindi, Mario Adinolfi ed altri, sia scaturita dalla necessità soggettiva di apportare una ventata di forte coinvolgimento sociale in una classe politica ormai impopolare, e sempre fedele al suo motto, ripescato nell’archivio geniale di Cesare Pavese “Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”. Ed è proprio ciò che il giornalista romano ha da sempre fatto, dalle pagine dei giornali diretti, dalle frequenze radiofoniche, ma soprattutto grazie all’indole solidale che lo caratterizza, facendosi carico di problemi che nella maggior parte dei casi, con l’impegno, la caparbietà e la forza mediatica ha brillantemente risolto, rivendicando la sua indipendenza e non preoccupandosi giammai di potersi mettere contro i cosiddetti potenti. Spesso ha pagato anche sulla propria pelle le omissioni e le falsificazioni clamorose a livello istituzionale, e successivamente le ritorsioni, solo, in virtù del suo innato senso di giustizia, per aver tentato di far rispettare dei sacrosanti diritti, che nelle circostanze erano stati spudoratamente calpestati. Italymedia.it è da sempre un portale di informazione libera che denuncia tutto il marcio che riesce a smascherare, in maniera politicamente trasversale, la giustizia e i diritti non hanno colore, anche perché è pura retorica, peraltro piuttosto patetica la convinzione che le ingiustizie e i soprusi siano peculiarità di questa o di quella classe politica. Dove esiste l’uomo c’è il pericolo di degenerazione morale, ed è dovere sacrosanto di chi si muove nella legalità denunciarlo, anche se ciò non sempre avviene, ed è un dato di fatto che spesso il delinquente è più forte dell’onesto, e muoversi nell’illecito è più agevole che addentrarsi nei vincoli che la codificazione legale impone.

    Tra l’altro il giornalista e conduttore era considerato l’unico che avesse qualche improbabile e comunque inutile chance in più, di fronte a Superwalter, che dopo il grande consenso conquistato meritatamente alla guida dell’amministrazione capitolina, ha già in tasca la leadership del nascente Partito Democratico. I candidati Rosy Bindi ed Enrico Letta, facenti parte di un governo che ha fortemente deluso anche il suo stesso elettorato, non hanno alcuna speranza a cui aggrapparsi per ottenere l’ambita posizione di vertice. Il leader de “L’Italia dei diritti” comunque sosterrà Walter Veltroni, persona che ha dichiarato in più occasioni di stimare umanamente e politicamente da sempre e in cui ripone grande fiducia, ed ha annunciato che presto, “viste le pressioni della gente e dei fedeli lettori, ascoltatori e sostenitori, non potrà esimersi dall’affacciarsi sulla scena politica romana e nazionale, per ottenere uno strumento in più al fine di tutelare gli interessi di chi spesso non ha voce, in quanto soffocata dal potere e dall’arroganza di pochi eletti”, priorità diventata ormai una missione ed una ragione di vita.

  32. MyAvatars 0.2 Laura Tussi scrive:

    LA FORMAZIONE POLITICA DEL PARTITO DEMOCRATICO

    di LAURA TUSSI

    Voto anticipato e nuova offerta politica.
    Convegno d’inaugurazione della IV Edizione del Centro di Formazione Politica

    23 Febbraio 2008 – Teatro Franco Parenti, Milano
    con Piero Fassino, Linda Lanzillotta, Alberto Martinelli, Angelo Panebianco, Michele Salvati, Sergio Scalpelli e Aldo Bonomi, Massimo Cacciari, Maurizio Martina, Luciano Pizzetti, Ermete Realacci, Nicola Pasini.

    “Innovare” significa apportare il nuovo in un vissuto prestabilito, per modificare e rinnovare un contesto culturale predefinito e spesso arroccato su un passato appunto da rivedere e ripristinare con un approccio innovativo verso le cose, i saperi, le istituzioni, le culture proprie, nostre, altre e altrui.
    Innovazione ed Europa si sviluppano in un sito tramite forme di e-democracy, in una rete di talenti, saperi, valori, orientati alla nascita del Partito Democratico, verso l’Assemblea Costituente, per realizzare partecipazione, tramite le Associazioni operanti per il Partito Democratico, attraverso la creazione di un portale web, centro catalizzatore di un network, di gruppi e persone residenti in Italia e in Europa.
    Dunque coinvolgere le potenzialità per la creazione di un’intelligenza collettiva, al fine di contribuire concretamente all’evoluzione di una Società della Conoscenza. L’innovazione e il cambiamento consistono nella trasformazione che un individuo sperimenta su un piano evolutivo, anche intenzionalmente, ossia voluto, provocato e indotto da uomini per il benessere o il malessere di altri uomini. In filosofia il cambiamento innovativo può definirsi il rendere o divenire diverso; nelle scienze sociali è riferito al mutamento sociale; in sociologia è legato all’evoluzione e al progresso; in pedagogia è un’esperienza temporale da cui si esce con diverse percezioni del sé. L’innovazione è un laboratorio in cui il soggetto si scopre “capace di…” ciò non si verifica se non vi è un contenuto come qualcosa da apprendere, capire, usare, costruire, così importante da rigenerare e sviluppare una parte nuova o rigenerare la parte sepolta dall’identità adulta, verso un cambiamento di innovazione, un mutamento di positività. Secondo i cognitivisti il cambiamento riguarda il soggetto attivo. L’educazione è concepita come evoluzione della mente, innescamento e attivazione di processi cui il soggetto può rispondere per cambiare, per evolversi, per rin-novarsi ed in-novarsi, ossia rendersi nuovo, innovativo, diverso da dentro, fondamentalmente, senza comunque perdere totalmente i propri capisaldi, i propri punti di riferimento, ma facendo memoria di sè e della Storia degli eventi. Il cambiamento nell’innovazione, inteso come trasformazione rappresentativa, avviene prima a livello cognitivo, poi emotivo e affettivo. Secondo la psicologia culturale postpiagetiana il cambiamento avviene quando il soggetto si accorge che da passivo ricettore diventa attore della formazione del proprio conoscere e si accorge di pensare di pensare: ciò genera il panico della mente necessario al cambiamento. Per la psicanalisi, Freud ha elaborato il modello psicanalitico di resistenza al cambiamento, oltre all’istinto di piacere subentra l’istinto di morte, meta di tutto ciò che è vivo è morte, ossia pulsione a ritornare allo stato inanimato, nella pulsione che è cambiamento apparente. Il cambiamento in base all’approccio fenomenologico, con Rogers, analizza il soggetto che tende all’autorealizzazione mediante una continua ricombinazione degli elementi del suo sé. Il cambiamento innovativo è un modo nuovo di guardare la realtà, lasciando immutati i fatti concreti e oggettivi da cui è composta e trasformando la loro interpretazione soggettiva. Secondo l’approccio sistemico, Bateson sostiene che la mente è un aggregato di parti e componenti interagenti e le differenze che percepiamo si trasformano nella mente in informazioni. L’informazione è un cambiamento in quanto processo soggetto a trasformazione. La Gestalt di Polster vede il cambiamento innovativo come effetto del contatto, in quanto far proprio l’elemento di novità o rifiutarlo, comporta l’interferenza nel sistema percettivo dell’individuo. Secondo Bion l’identità è la capacità di continuare a sentirsi gli stessi nella successione dei cambiamenti che si verificano in relazione a momenti di disagio e crisi, in corrispondenza delle fasi evolutive quali lo svezzamento, l’adolescenza, la vecchiaia. Il cambiamento comporta la perdita di rapporti e di relazioni precedenti e di alcuni aspetti della personalità, verso l’innovazione e la trasformazione intrise di molteplici potenzialità.

    Milano è una città cruciale per l’intera Europa. L’Ethos parte dalle esperienze delle forme di vita nelle città d’Europa. La prospettiva in cui attualmente ci si muove tende a collegare la storia delle singole città, alla specifica storia europea. A Milano sono state decise cose importanti per la storia d’Europa. Si avverte il tentativo di vedere collegamenti tra le città analoghe d’Europa. L’Italia ha la sua ricchezza ineguagliabile nella pluralità dei suoi centri urbani. E’ stata la prima grande realtà comunale della modernità. La Francia è stata invece una nazione statocentrica. Derrida ha riflettuto sull’idea di capitale, di caput, di centro, di punto di riferimento. L’Italia è il paese che ha più di ogni altro anticipato questa realtà di esperienze comunali, di policentrismo urbano, e da questo punto di vista l’Italia potrebbe essere un laboratorio importante per l’Europa, perché quest’ultima trova il suo Ethos esattamente nell’essere uno spazio di differenze, di esperienze tra loro diversificate, ossia l’Europa è un ambito al cui interno le differenze che passavano attraverso le grandi esperienze delle città, non hanno mai dato luogo a politiche dell’identità, a strategie identitarie, rigide, tipiche degli stati nazionali. Le città in Europa sono sempre state luoghi nei quali le differenze specifiche non hanno mai avviato politiche dell’identità. A partire dall’epoca medievale e immediatamente successiva all’anno 1000, quando l’aria delle città rendeva liberi, le città sono sempre state luoghi d’incontro, d’incrocio, crogiolo e crocevia tra identità diverse in Europa. Invece, gli stati hanno neutralizzato queste esperienze di meticciamento. Quanto più le città si ibridavano, divenivano luoghi di incrocio e d’incontro tra esperienze culturali, tanto più gli stati nazionali tendevano a neutralizzare il peso di tali esperienze e determinavano una politica univoca dell’identità nazionale. La storia d’Italia andrebbe tutta riletta in questa chiave.

    Il movimento del popolo che ha protestato contro la barbarie e ha contestato, con l’affissione di bandiere e con le manifestazioni, le guerre in medio oriente e non solo, nasce da un sentire o meglio da un sentimento laico di valori e di credi in cui si rispecchia soprattutto un certo mondo cattolico e l’area di sinistra. Una presa di coscienza collettiva e principalmente individuale che ha interessato e investito le coscienze di ognuno di noi, uomini e donne, divenuti attori e costruttori di pace nel quotidiano del presente, nel qui ed ora, hic et nunc.
    Il valore di questo sentimento globale e mondiale di pace consiste, in primis, nell’osservare e constatare che ogni soggetto singolo, ogni individuo è ontologicamente promotore di pace, in quanto essere pensante e comunicativo e raziocinante: la pace negli affetti, il confronto costruttivo nelle relazioni, l’interscambio positivo negli ambiti di lavoro, nelle istituzioni, nella scuola…insomma nell’attualità del vivere ordinario e di ogni giorno. Passo per passo, momento per momento, ogni persona per la pace diviene creatrice di accordo e conciliazione, fautrice di bene e portatrice intrinseca di valore…di pace. Un valore universale e umano che viene calpestato dalle prepotenti decisioni governative, dettate dalle più bieche ragioni di stato di qualche “presidente di governo”, sospinto da volontà estremamente nazionaliste, da manovre imperialiste miranti a conservare, in una logica schiacciante e capitalistica, il potere sul mondo.
    Il “Dio petrolio” funge da pretesto per queste manovre belliche di menti votate alla follia, ottenebrate dall’arrivismo più esasperato, a scapito delle vite umane e della dignità dell’umanità.
    Abbiamo assistito a bombardamenti ed evoluzioni belliche, meglio considerabili come messeinscene di conflitto tra i grandi della terra, che alla fine si spartiscono “il bottino”, dietro occulte connivenze, a scapito del popolo sottomesso, senza considerazione per il valore dell’umanità e per l’integrità della stessa.
    L’età contemporanea, l’era planetaria attuale, esige la risoluzione di esigenze e problematiche ben più pressanti delle guerre, che non coincidono con politiche distruttive ed omicide antiumanitarie, o con lo sterminio e sottomissione di un nemico considerato negativo ed inferiore perché “altro” e “diverso” dal modello di un Occidente supposto emancipato,e presunto essere aperto al progresso.
    Le questioni pressanti da risolvere e i gravi problemi planetari sono ben altri rispetto alle spietate logiche belliche vendicative, intrise di orgoglio e superbia nazionalista: dalla grave situazione di degrado ambientale del pianeta, alla ricerca di energie alternative, alla risoluzione della fame nel mondo. La globalizzazione economica viene perseguita a tutti i costi, anche con mezzi illegittimi, ma possiede una crepa incolmabile: la crescita della coscienza dell’umanità intera.
    La pace è condivisione di idee, di valori, di opinioni con il fratello, amico e compagno è confronto e costruzione di progetti e speranze, di gioie e dolori, di successi e delusioni, è portare gli uni il peso degli “altri” tramite la tenerezza della dedizione, del dono. La pace è futuro e sarà promotore ed attore di pace chi gioiosamente raggiungerà la meta della condivisione di ogni alterità e diversità nell’altro da noi. Non costruiremo pace se non siamo in grado di trovarci ricchi e importanti gli uni per gli altri, nelle nostre reciproche ed imprescindibili differenze.
    Attualmente, nel mondo occidentale, si assiste ad un ritorno prepotente delle politiche e dei partiti conservatori, dall’America, alla Spagna, dall’Italia, all’Inghilterra, per non parlare delle correnti xenofobe e neonaziste dell’Austria. Nel mondo intero si è assistito ad un movimento di protesta contro lo status quo, dissenso e opposizione e ad una presa di coscienza valoriale senza paragoni nella storia passata: dalle correnti pacifiste, ai nuovi globalizzatori. Queste innovative realtà comprendono tutte le frange più irrequiete, i partiti riformisti, le fazioni di dissenso, gli estremismi più propositivi, tutte le categorie più innovative, progressiste e propositrici di qualcosa da portare avanti, da proporre, da perseguire nonostante il conflitto di classe, la protesta nelle piazze, per il cambiamento generale dello status quo di un sistema neoreazionario, con proposte costruttive di azione, per agire, per risolvere i gravi problemi dell’umanità intera, dal disastroso degrado ambientale a livello planetario, di cui stiamo pagando le scottanti conseguenze, alla povertà, al regresso, alla fame nel mondo, la mancanza di occupazione, le guerre, i conflitti interreligiosi.
    Il nuovo socialismo ancora e di nuovo, in base a corsi e ricorsi storici sempre attuali, ripropone antichi valori e sempre attuali, quali l’equità sociale ed il pluralismo in materia decisionale delle scelte più drastiche e drammatiche, come l’interventismo bellico, per esempio.
    Anche in Italia, quindi a livello più locale, molti intellettuali si sono mobilitati contro il revanchismo delle destre sulle più disparate questioni sociali, coinvolgendo ampie sacche di popolazione, proprio quel popolo portatore di idee di innovazione e progresso, di novità e trasformazione positiva in materia sociale, giuridico legale, sanitaria, economica, fiscale ecc…
    Sullo sfondo di tali imprescindibili questioni si stagliano i problemi cruciali del mondo contemporaneo che interessano il processo di globalizzazione, il razzismo scientifico, lo sviluppo delle biotecnologie, la bioetica, la sostanziale e fondamentale relazione uomo-ambiente.
    Gli Stati Uniti si sono rifiutati di aderire al protocollo di intesa di Kyoto e non per volontà del popolo americano, quindi non per decisione di una scelta democratica e pluralista che comprendesse le più differenti frange e classi del tessuto sociale americano, che peraltro ha manifestato, in buona parte il dissenso, ma per l’effetto di un capitalismo degenerato, di un sistema votato a una logica di dominio nazionalista, scaduta in assolutismo dispotico.
    L’esigenza di socialismo si ripete a intervalli nella storia, risorgendo ogni volta al fine di portare la pace e la realizzazione e concretizzazione delle utopie, ossia di valori, ideali e conquiste sul piano dei diritti del popolo, della società tutta, che il capitalismo esasperato, o peggio la degenerazione irrazionale di quest’ultimo, annienta, vilipende, schiaccia, provocando conflitto tra le classi sociali, per evidenti sperequazioni: un conflitto epocale, millenario, dalle prime forme di vita associata dell’umanità.
    Anche la magistratura è stata costretta a reclamare il proprio diritto d’autonomia, a rifiutare le ingerenze da parte di altri poteri statali. In questo modo si è sovvertito il principio basilare di un paese libero, elaborato dall’illuminismo e da Montesquieu relativamente alla tripartizione delle mansioni principali dello Stato e l’inalienabilità dell’autonomia dei tre poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario, così da evitare la degenerazione del sistema politico in anarchia o peggio in dittatura assolutista.
    Il socialismo si è sempre posto l’obiettivo di promuovere programmi di riforme graduali, tese a migliorare le condizioni di vita della classe operaia e delle masse lavoratrici nel quadro degli spazi democratici, concessi dallo stato borghese.
    Nel dopoguerra i partiti socialdemocratici dei paesi dell’Europa occidentale fondarono nel 1951 l’internazionale socialista. Dopo i fatti d’Ungheria anche i partiti socialisti, come quello italiano, che avevano privilegiato l’unità d’azione con i comunisti, si spostarono su posizioni riformiste. La revisione ideologica e il rifiuto del ruolo guida dell’URSS toccarono anche i partiti comunisti a partire dagli anni’60 che si orientarono verso posizioni socialdemocratiche, affermatesi in tutti i partiti socialisti europei.
    I movimenti del popolo, attualmente, rilanciano le idee di un neoilluminismo, di un nuovo socialismo che ovviamente contesta la globalizzazione del mercato unico, ma soprattutto del pensiero unico neonazionalista che riconferma politiche volte a instaurare e riassestare economie radicalmente capitalistiche.
    Il socialismo del popolo di Seattle sostiene l’eguaglianza dei diritti sociali ed umani, la solidarietà, il bene comune, la tolleranza dell’”altro”, del diverso contro le esproprianti politiche xenofobe e razziste, per l’eliminazione del privilegio di classe, del classismo, e soprattutto il diritto delle masse meno abbienti a manifestare ed a protestare, senza essere perseguitate, contro le scelte ritenute errate e capitaliste del sistema, dei governi restauratori di un atavico, obsoleto e stanco modo di fare politica.
    Nel momento in cui l’Europa è alla vigilia di un salto qualitativamente molto grande del processo d’integrazione, non solo perché si estende quantitativamente a dieci stati, ma allargandosi mette in campo il più grande processo di unificazione che la storia d’Europa abbia mai conosciuto e l’unico processo di unificazione che nella storia d’Europa si consumi non attraverso le armi e la sopraffazione di una nazione sulle altre, ma attraverso il consenso, la pari dignità e il riconoscimento del pluralismo, nel momento in cui questo processo viene attuato, rivendicare il ruolo e la funzione di un’identità come quella ebraica ha un valore non soltanto di affermazione di un’identità, ma ribadisce che l’integrazione non può fondarsi sull’assimilazione, anche perché sono termini antitetici. Integrazione è il riconoscimento e l’interazione di identità diverse che però vengono riconosciute nella loro specificità e quindi diventano titolari di diritti. L’assimilazione tende invece alla sparizione, all’annientamento delle identità e delle loro differenze a cui non vengono riconosciuti diritti. Il processo di unificazione dell’Europa si basa sull’integrazione e non sull’assimilazione.

    LAURA TUSSI

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