This entry was posted on lunedì, aprile 9th, 2007 at 21:37and is filed under blog e dintorni, politica?. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.
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Letto e commentato. Non mi trova ovviamente molto daccordo.
Soprattutto a causa dell’idea persistente che l’interventismo sia cosa buona e giusta e che è solo a causa di interventi sbagliati se siamo in una situazione di assistenzialismo selvaggio. Ma il problema non è il COME fare interventismo. Il problema E’ l’interventismo.
Altrimenti, si è la solita massa di esaltati che dice “Quelli prima di me non erano capaci, erano miopi, io invece sono ultrafigo e conosco le riforme giuste!”. E questo, oltre ad essere un chiaro atto di fede e di superbia, rimane per motivi matematici ed economici, una enorme cazzata.
Eppoi, c’è quel punto a difesa dello stato che mi convince ancor di più dell’aria fritta che viene spacciata per “libertarianesimo”. Quando si esordisce dicendo che “Lo Stato non è uno spauracchio da demonizzare”… Tutto il resto è noia.
@ libertyfigher: secondo me, pur essendo sostanzialmente d’accordo sul non interventismo, la cura da cavallo la eviterei per un po’.
Sono posizioni più Nozickiane, da stato minimo… non le butterei via così.
Mo’ me lo leggo con calma.
Il non interventismo come l’interventismo di per sè sono nozioni teoriche.
Non è vero che l’interventismo sia, di per sè, una cazzata dal punto di vista economico.
Per la scuola di Chicago forse sì, ma l’economia non è solo UN modello possibile.
No nandina
Anche per la scuola Austriaca, che è molto più libertaria della scuola di Cicago. Ma ciò che più conta, è che L Von Mises lo ha dimostrato che l’interventismo è un errore. Dimostrato dal punto di vista teorico.
Da quello pratico ci ha già pensato la realtà a sconfessarlo. Solo che i nostri politici, trovano utile nascondere la testa sotto la sabbia, perchè il non interventismo farebbe decadere la necessità di sobbarcarceli.
Le dimostrazioni partono da ipotesi.
Il limite della modellistica in economia è l’impossibilità di modellizzare i comportamenti e le logiche di tutti gli attori.
La dimostrazione è, per l’appunto, teorica.
@ capemaster
Le posizioni da stato minimo sono , per quanto mi riguarda, auspicabili ed accettabili, perchè sono le posizioni più realisticamente raggiungibili nel breve periodo. Il punto che non mi piace è l’idea di fondo. Perchè per remare verso uno Stato minimo si deve essere consci che lo Stato è male. Mentre invece, la posizione che mi è sembrata dominante nel manifesto è: “Questo Stato è sbagliato, ma esiste uno Stato Buono”.
Ad esempio
” lo Stato attraverso le sue istituzioni deve rispondere senza nascondersi dietro la foglia di fico del pericolo statalista”, significa IMHO accettare diverse intromissioni Statali, quando chi è al comando ne sentisse la necessità. E questo non è tanto diverso da ciò che accade adesso. Ovviamente, più lo stato si “intromette”, più acquisisce potere. E dunque si arriva al punto che chi è al comando ne sente SEMPRE la necessità. In sostanza, trovare una scusa per far passare una qualunque attività economica sotto le mani dello Stato è sempre possibile ed anche piuttosto semplice. Accettarne a priori la possibilità equivale a far abortire qualunque progetto libertario / liberista, prima ancora che questo venga concepito.
Brava nandina. Infatti l’economia austriaca, partendo da questo assunto, definisce la materia economica come prasseologica, ossia studia i comportamenti umani. Afferma che non è possibile effettuare valutazioni quantitative dal punto di vista economico, ma soltanto qualitative, basate sulle scienze prasseologiche. Purtroppo invece, coloro che credono nell’interventismo sono convinti che con qualche aggregato macroeconomico si possa prevedere ed indirizzare il mercato.
Siccome però gli attori sono tantissimi, i parametri di valutazione estremamente soggettivi, gli stessi valori sono soggettivi e non oggettivizzabili l’interventismo, che è regolato da menti umane, e perciò limitate, non può far altro che prendere decisioni completamente cieco.
In un mondo di orbi, il governo è cieco. Le valutazioni mercatiste più accurate umanamente possibili vengono dagli imprenditori, valgono solo per le realtà locali e non sono generalizzabili. Questi sono gli “orbi”. Il governo, che conosce solo medie e aggregati macroeconomici completamente inutili, è invece il cieco che pretende di indirizzare gli orbi.
Ah. Se ti capita di leggere “socialismo” di Mises, troverai che le “ipotesi” che tu metti in dubbio, in realtà sono assiomi che non sono logicamente negabili. Ad esempio:
“Un uomo preferisce sempre un uovo oggi, piuttosto che un uovo domani”
@libertyfighter (e un po’ anche a tutti gli altri): appunto, sempre di teorizzazione si tratta.
Ma sarà che io non sono arrivata (e credo non arriverò mai) a dire che lo Stato è male (in assoluto).
Quindi diciamo che un punto di accordo non lo troveremo mai del tutto.
Infine, si può, volendo, modellizzare ogni tipo di scelta. C’è chi ha modelizzato anche i principi in base ai quali una famiglia decide se mandare o meno il proprio figlio in un paese del terzo mondo, decide se emigrare o meno. Resta comunque il fatto che si parla di teoria e che a volte bisogna smettere di stare con il naso tra i libri e guardarsi un po’ intorno. Tutto qui.
aprile 10th, 2007 at 11:20
Letto e commentato. Non mi trova ovviamente molto daccordo.
Soprattutto a causa dell’idea persistente che l’interventismo sia cosa buona e giusta e che è solo a causa di interventi sbagliati se siamo in una situazione di assistenzialismo selvaggio. Ma il problema non è il COME fare interventismo. Il problema E’ l’interventismo.
Altrimenti, si è la solita massa di esaltati che dice “Quelli prima di me non erano capaci, erano miopi, io invece sono ultrafigo e conosco le riforme giuste!”. E questo, oltre ad essere un chiaro atto di fede e di superbia, rimane per motivi matematici ed economici, una enorme cazzata.
Eppoi, c’è quel punto a difesa dello stato che mi convince ancor di più dell’aria fritta che viene spacciata per “libertarianesimo”. Quando si esordisce dicendo che “Lo Stato non è uno spauracchio da demonizzare”… Tutto il resto è noia.
aprile 10th, 2007 at 11:53
@ libertyfigher: secondo me, pur essendo sostanzialmente d’accordo sul non interventismo, la cura da cavallo la eviterei per un po’.
Sono posizioni più Nozickiane, da stato minimo… non le butterei via così.
aprile 10th, 2007 at 13:00
Mo’ me lo leggo con calma.
Il non interventismo come l’interventismo di per sè sono nozioni teoriche.
Non è vero che l’interventismo sia, di per sè, una cazzata dal punto di vista economico.
Per la scuola di Chicago forse sì, ma l’economia non è solo UN modello possibile.
aprile 11th, 2007 at 08:14
No nandina
Anche per la scuola Austriaca, che è molto più libertaria della scuola di Cicago. Ma ciò che più conta, è che L Von Mises lo ha dimostrato che l’interventismo è un errore. Dimostrato dal punto di vista teorico.
Da quello pratico ci ha già pensato la realtà a sconfessarlo. Solo che i nostri politici, trovano utile nascondere la testa sotto la sabbia, perchè il non interventismo farebbe decadere la necessità di sobbarcarceli.
aprile 11th, 2007 at 08:39
Le dimostrazioni partono da ipotesi.
Il limite della modellistica in economia è l’impossibilità di modellizzare i comportamenti e le logiche di tutti gli attori.
La dimostrazione è, per l’appunto, teorica.
aprile 11th, 2007 at 08:48
@ capemaster
Le posizioni da stato minimo sono , per quanto mi riguarda, auspicabili ed accettabili, perchè sono le posizioni più realisticamente raggiungibili nel breve periodo. Il punto che non mi piace è l’idea di fondo. Perchè per remare verso uno Stato minimo si deve essere consci che lo Stato è male. Mentre invece, la posizione che mi è sembrata dominante nel manifesto è: “Questo Stato è sbagliato, ma esiste uno Stato Buono”.
Ad esempio
” lo Stato attraverso le sue istituzioni deve rispondere senza nascondersi dietro la foglia di fico del pericolo statalista”, significa IMHO accettare diverse intromissioni Statali, quando chi è al comando ne sentisse la necessità. E questo non è tanto diverso da ciò che accade adesso. Ovviamente, più lo stato si “intromette”, più acquisisce potere. E dunque si arriva al punto che chi è al comando ne sente SEMPRE la necessità. In sostanza, trovare una scusa per far passare una qualunque attività economica sotto le mani dello Stato è sempre possibile ed anche piuttosto semplice. Accettarne a priori la possibilità equivale a far abortire qualunque progetto libertario / liberista, prima ancora che questo venga concepito.
aprile 11th, 2007 at 14:20
Brava nandina. Infatti l’economia austriaca, partendo da questo assunto, definisce la materia economica come prasseologica, ossia studia i comportamenti umani. Afferma che non è possibile effettuare valutazioni quantitative dal punto di vista economico, ma soltanto qualitative, basate sulle scienze prasseologiche. Purtroppo invece, coloro che credono nell’interventismo sono convinti che con qualche aggregato macroeconomico si possa prevedere ed indirizzare il mercato.
Siccome però gli attori sono tantissimi, i parametri di valutazione estremamente soggettivi, gli stessi valori sono soggettivi e non oggettivizzabili l’interventismo, che è regolato da menti umane, e perciò limitate, non può far altro che prendere decisioni completamente cieco.
In un mondo di orbi, il governo è cieco. Le valutazioni mercatiste più accurate umanamente possibili vengono dagli imprenditori, valgono solo per le realtà locali e non sono generalizzabili. Questi sono gli “orbi”. Il governo, che conosce solo medie e aggregati macroeconomici completamente inutili, è invece il cieco che pretende di indirizzare gli orbi.
aprile 11th, 2007 at 14:22
Ah. Se ti capita di leggere “socialismo” di Mises, troverai che le “ipotesi” che tu metti in dubbio, in realtà sono assiomi che non sono logicamente negabili. Ad esempio:
“Un uomo preferisce sempre un uovo oggi, piuttosto che un uovo domani”
aprile 11th, 2007 at 14:24
Ehm
nel primo dei due post precedenti, si prega sostituire
“completamente cieco” con
“completamente al buio”
aprile 12th, 2007 at 16:44
@libertyfighter (e un po’ anche a tutti gli altri): appunto, sempre di teorizzazione si tratta.
Ma sarà che io non sono arrivata (e credo non arriverò mai) a dire che lo Stato è male (in assoluto).
Quindi diciamo che un punto di accordo non lo troveremo mai del tutto.
Infine, si può, volendo, modellizzare ogni tipo di scelta. C’è chi ha modelizzato anche i principi in base ai quali una famiglia decide se mandare o meno il proprio figlio in un paese del terzo mondo, decide se emigrare o meno. Resta comunque il fatto che si parla di teoria e che a volte bisogna smettere di stare con il naso tra i libri e guardarsi un po’ intorno. Tutto qui.
aprile 12th, 2007 at 16:46
ah, su ipotesi e assiomi:
ok, ma cosa si intende per un uovo oggi rispetto ad un uovo domani?
il punto è che “l’uovo” non è uguale per tutti.