Me n’ero occupato simpaticamente qui, ma ora il progetto di legge austriaco s’è concretizzato.
Qui e qui due commenti sulla vicenda.
Non posso fare a meno di sottolineare che ’sta legge ha un qualcosa di allucinante e allucinato alla base.
Assurda l’idea che per combattere i prodotti a basso costo dei paesi dell’est, Cina e compagnia bella, di debba alzare la produttività in questo modo e non lottare perchè anche le persone là godano degli stessi diritti nostri.
Leggo da Cantor in particolare che in questo modo “si arriva al pieno utilizzo degli impianti”, e aggiungo io anche degli esseri umani.
No perchè io sta cosa che il lavoro nobilita l’uomo sinceramente la capisco fino ad un certo punto. Credo che la vita, quella vera, sia quella fuori dal posto di lavoro.
Lo dico io che faccio una lavoro invidiabile e che “non carreggio cemento”.
Mi viene da pensare che in Italia una norma del genere sarebbe devastante sotto tanti punti di vista e non vedo l’ora che arrivi.
Ma sai che goduria assistere al Family Day II!
Piazza San Giovanni gremita (15 persone a metro quadro, perchè si sa che sequel fa più incassi) di soli donne e bambini ma stavolta di Domenica, unico giorno libero perchè giorno del Signore. E i papà? I papà a casa con la flebo di fisiologica perchè non ce la fanno a supportare ancora un po’ la famiglia. Alla faccia del rilancio del ruolo del padre :D.










17 Maggio 2007 alle 15:50
Arbeit Macht FRAID!
17 Maggio 2007 alle 18:21
nel merito sono d’accordo con te… anche se per voi liberali questo dovrebbe essere un problema, no?
mentre non potrei essere meno d’accordo con la frase
”
Credo che la vita, quella vera, sia quella fuori dal posto di lavoro.
”
quella che tu chiama vita vera è invece, secondo me, vita alienata. marx aveva azzeccato a concentrarsi sull’alienazione del lavoro, ma l’aveva sottovalutata. pensava fosse solo un problema di plusvalore, invece è un problema qualitativo.
il lavoro funzionale, quello in cui “la vita vera è fuori”, aliena.
e un progetto di società dovrebbe tenerne conto, e rifarsi proprio a marx: ad ognuno in accordo con i propri bisogni, da ognuno in accordo con le proprie qualità.
parte dei bisogni della persona è, secondo me, trovare soddisfazione nel proprio lavoro.
17 Maggio 2007 alle 22:17
Perchè sarebbe allucinante? Non è che ti obbligano a fare 60 ore. Se tu lavoratore hai bisogno di soldi fai questi “straordinari” per un tot di tempo e poi quando vuoi rientri nelle 40 ore settimnali.
Forse è allucinante lo scopo della legge: “per combattere i prodotti a basso costo dei paesi dell’est”. Ma non è una bestemmia lavorare 12 ore al giorno.
In Italia sarebbe terrorismo pure discuterne, su questo non c’è dubbio.
18 Maggio 2007 alle 08:45
…in Italia gli uffici aprono alle 9.30…smettono per la pausa pranzo alle 13.00…riparono alle 15.00 e chiudono alle 16.30…tranne il venerdì che hanno la riduzione oraria…tranne quelli che lavorano solo al mattino…
…un sacco di operai si spaccano la schiena 10 ore al giorno, ma altrettanti lavorano part-time e poi vanno a lavorare in nero da un’altra parte…
…fare qua da noi 60 ore settimanali vorrebbe dire assumere uno squadrone di killer per sterminare tutti i sindacalisti…troppo costoso in termini d’ingaggio…
Cape…non ti avevo mai letto, ma ora finalmente posso aggiungere al mio blogroll qualche cosa di davvero interessante
18 Maggio 2007 alle 09:12
i cinesi sono ancora troppo poveri per permettersi le nostre tutele, non so esattamente in cosa consiste la legge (non si capisce manco da cantor) ma, voglio dire, se mi permette di lavorare di più ben venga, purchè non sia obbligatoria, se hai famiglia lavori di meno e guadagni un po’ di meno. Se invece vuoi lavorare poco, ma guadagnare di più, allora ti ingegni e trovi il modo di essere più produttivo in meno tempo (non come Carciofi insomma :-).
poi se non erro c’avevi pure l’idea di avviare un’iniziativa imprenditoriale, in tal caso stai a cavallo, vita familiare e lavoro diventano un continuum indefinibile, lavorerai la domenica e la sera alle 22:30.
18 Maggio 2007 alle 09:33
Mi piacerebbe solo sapere come e cosa potremmo fare per far sì che “le persone là godano degli stessi diritti nostri”.
E poi mi piacerebbe (per non dover - comunque - lavorare più di 55 ore a settimana) che tutti, dico tutti, dichiarassero al fisco tutto (dico tutto) quello che incassano per il o i lavori che svolgono.
L’effetto? La massa (dei doppi e tripli “lavoratori”) si renderebbe conto che - a pagar tutte le tasse - lavorare più di 40 ore a settimana proprio “non conviene”! (in termini di “incasso netto” - “qualità della vita”).
E io non dovrei lavorare le mie 55 ore e passa per essere moooolto presente su un mercato trooooppo frequentato da gente senza scrupoli che fa concorrenza in modo sleale (perchè non pagare le tasse è proprio - e prima di ogni cosa - concorrenza sleale!)
Ma questo è un altro discorso.
Un saluto
Andrea
18 Maggio 2007 alle 09:47
@ hinoki84: grazie!
@ Andrea: lo ha detto Beppe Grillo come si fa…
Mandiamo CGIL, CISL e UIL in Cina per sei mesi, tutto spesato.
18 Maggio 2007 alle 11:32
@ nullo e usbeck: eravate nell’antispam, leggo solo adesso.
nullo: forse mi sono spiegato male. Capisco la chiosa sul lavoro e la vota vera, ma io mi riferivo (anche un pizzico strumentalmente) alla famiglia e agli affetti. Non potrei fare un lavoro che non mi piace, perchè appunto aliena, ma allucinante (e qui anche a usbeck rispondo) è la motivazione (oltre che la mole fai due conti e vedi).
18 Maggio 2007 alle 11:50
Condivido pienamente!
18 Maggio 2007 alle 11:55
Va beh lascio un commento serio allora…
Concordo sulle motivazioni abbastanza discutibili per le quali la legge è stata proposta. Tuttavia vorrei far notare che qui (in Italia, in Europa) siamo ormai alla frutta. La nostra economia è vecchia e stagnante, poco dinamica, poco adattabile. Paghiamo due volte un litro di benzina (come diceva Max Gazzè). Compriamo a rate persino i vestiti.
Qual’è l’unica risorsa che rimane per aumentare la produzione (e quindi la ricchezza), diminuire il disservizio al cittadino e cercare di tornare in pista? Il lavoro.
I Paesi che hanno sofferto gravissime crisi economiche si sono sempre risollevati solo e unicamente rimboccandosi le maniche e mettendo al LAVORO la gente. L’Inghilterra tatcheriana, il Giappone del dopoguerra… Senza lavoro, non c’è trippa per gatti.
In Italia tutti vogliono guadagnare bene senza faticare nulla. Gli impegati pubblici fanno 36 ore alla settimana inframezzate di non so neanche dire quante pause caffé/telefonata/sigaretta/tornosubito.
Ma chi vogliamo prendere per il culo? Noi stessi? Vogliamo credere che in questo modo i soldi spunteranno dal nulla e la crisi sarà sanata?
E’ pur vero che, come commentava già qualcuno prima di me, una proposta del genere in Italia, non temete (o invece abbiatene timore?) non possarebbe mai, neppure edulcorata. Troppi pochi politici coraggiosi, troppo clientelismo, troppa gente che piange col “sorcio in bocca”…
Si tratta di fare sacrifici, questo è ovvio. Questa parola spaventa chiunque. Ma Cape, come ti han fatto notare ci sta GIA’ gente che lavora 60 ore a settimana. E dir loro “non te lo comanda il dottore” mi sembra quantomeno indelicato… glielo comanda il conto in banca, spesso.
In ogni crisi economica ci sono sempre state 1 o 2 generazioni che si sono sacrificate perché le generazioni successive non abbiano dovuto patire la fame. Forse è venuto il momento di rendersi conto che siamo NOI quella generazione. Se vogliamo lasciare qualcosa ai nostri figli, pensiamoci su…
18 Maggio 2007 alle 13:59
@ ToM: lavorare più di 60 ore a settimana, nel caso imprenditoriale, è una scelta, e come scelta chi può biasimarla?
Poi forse dovrei essere più chiaro. Provo facendo una domanda.
Non stridono il concetto di famiglia e questo tipo di orario?
18 Maggio 2007 alle 14:00
Il problema è: a un’azienda conviene assumere persone disposte a lavorare 60 ore a settimana o persone con una famiglia che ne lavorano 40? Ovviamente le prime, risparmiando i 2/3 del personale (con contorno di contributi ecc. ecc.).
“Lavorare meno, lavorare tutti”? Sarò scemo ma non mi sembra così assurdo.
Gli americani lavorano 2000 ore all’anno contro le 1.300 francesi e le 1.500 degli italiani? Cazzi loro. Intanto è più che dimostrato che la produttività è maggiore per orari minori. Ma in termini più generali, il problema di come investire il surplus di reddito, nelle varie teorie:
- in quella marxiana, non esiste un surplus di soldi e si lavora tantissimo perchè non si è alienati
- in quella tradizionale liberista, il surplus si investe in consumi (tipo che ti compri l’home theatre e gli attrezzi da palestra che poi fanno la polvere perchè non hai tempo di usarli. Coglione.)
- in quella libertaria, il surplus si investe in risparmio (anche perchè se no da vecchio muori di fame)
Noi europei, che non siamo fessi (i francesi in primis) investiamo il surplus di soldi in TEMPO LIBERO. Che è la cosa più razionale. Gli economisti si disperano per ciò, ma che vadano in vacanza anche loro dico io.
18 Maggio 2007 alle 14:05
P.S. poi ovvio che se uno è un imprenditore, o un medico, o uno scienziato lavora anche 100 ore alla settimana perchè fa ciò che vuole e perchè ha un reddito che è il frutto del suo investimento (economico o di formazione).
Ovviamente ciò che dico è a livello ideale. Se l’economia va così male che una persona deve lavorare in nero per integrare le sue 40 ore settimanali, forse il limite di orario è una limitazione alla sua libertà economica. Ma altrimenti, lavorare 60 ore è un vulnus alla libertà degli altri (libertà di avere una famiglia, libertà di andare a giocare a bocce…). E’ come dire: un metalmeccanico dev’essere libero di superare la soglia di esposizione al piombo in cambio di un aumento dello stipendio.
18 Maggio 2007 alle 14:52
Debbo dissentire.
Innanzitutto non sono solo gli “imprenditori” a lavorare 60 ore (numero indicativo, mo non prendiamolo come limite assoluto dello stakanovismo) alla settimana. Molti liberi professionisti lo fanno.
Le teoria secondo la quale chi lo fa lo fa semplicemente perché sceglie di farlo fa acqua da tutte le parti. Lo fa perché ha scelto i rischi e i benefici di una libera professione. Alcune di queste figure professionali sono “fortunate” a livello di reddito, ma lavorano comunque tantissimo. Alcune altre sono decisamente mal retribuite. In ogni caso manca loro la certezza di portare a casa i soldi per campare il mese successivo.
Oso aggiungere una considerazione. La maggior parte del lavoro dipendente, oggi, in Italia, è troppo retribuito. Retribuito troppo rispetto alle aspettative di chi, invece, un lavoro dipendente (i famosi “imprenditori” di cui sopra… ) non lo ha. Ci sono imprenditori che sono riusciti a far fortuna, è vero. Ce ne sono però altrettanti che si fanno un mazzo tanto tutto il dì, per portare a casa la metà di quello che uno dipendente inquadrato come quadro in banca guadagna scaldando una sedia per 40 ore alla settimana.
Attenzione: non sto dicendo che il costo della vita in Italia non sia iniquo, e fuori dalla portata delle tasche di molti! Lo è, ma c’è comunque una gran sproporzione fra i salari impiegatizi e quelli degli operai (ancora troppo bassi), e, ancora, i redditi di molte tipologie di lavoratori indipendenti.
Dunque, quello che sarebbe da fare per aumentare la produttività non è dar lavoro solo a chi è disposto a sacrificare famiglia e diritti sindacali per farsi il mazzo (i famosi crumiri…), ma innalzare gli orari di lavoro, o quantomeno l’INTENSITA’ del lavoro e la sua qualità, per tutti.
Forse, anzi, sarebbe pure possibile, alla lunga, RIDURRE gli orari di lavoro in questa maniera, o comunque renderli più flessibili.
Ed ecco, poi sulla flessibilità ci sarebbe molto da dire. Sinceramente conosco molte persone che preferirebbero lavorare 45/50 ore distribuite come preferiscono piuttosto che 36 in orario d’ufficio.
La qualità della vita si misura anche da questo… la libertà di organizzare il proprio tempo.
18 Maggio 2007 alle 15:06
Ma ToM: perchè dobbiamo proprio aumentarla questa produttività? L’obiettivo del progresso è il benessere, non l’aumento del PIL. E guarda che io capisco la posizione dei liberi professionisti, lo sono entrambi i miei genitori che hanno sempre lavorato tanto, pagato un bordello di tasse e preso stipendi non certo principeschi.
Ma è, come dici tu, una questione di rapporto rischio-beneficio.
18 Maggio 2007 alle 15:19
Se non aumentiamo il PIL, come potremmo allora aumentare il benessere (inteso in senso lato come “qualità della vita”)? Vediamo…
Potremmo farlo migliorando le infrastrutture, ed i servizi. Già ma per farlo servirebbero SOLDI e soprattutto servirebbe lavoro. Hm, no, proviamo qualcos’altro.
Potremmo farlo arrivando come teorizzavo poc’anzi ad avere orari più flessibili sul lavoro anche impiegatizio. Ma questo imporrebbe che poi la gente, quando sta al lavoro davanti al PC, LAVORI veramente (non come me e te che spammiamo il blog di Cape ;)). Dunque, implicherebbe un aumento della produttività individuale. No, anche questo pare non sia teorizzabile.
Potremmo farlo attivando politiche sociali mirate a creare maggior godimento del tempo libero. Quindi stadi meno cari e più sicuri, concerti e cinema ed iniziative culturali. Qualche destinazione per le gite del weekend per le famiglie che non sia la riviera…
Per fare questo però servirebbero di nuovo, ahimé, i soldi ed il lavoro di centinaia di migliaia di persone.
Ecco perché penso che l’unico modo per sbloccare la situazione sia produrre ricchezza. E la ricchezza si produce solo in due modi: con le materie prime (che non abbiamo) e con la trasformazione delle stesse. Ergo, con il LAVORO.
18 Maggio 2007 alle 15:32
Proprio oggi, credo sul “Venerdì di Repubblica”, leggo che (cito a memoria) le ore di lavoro medie dell’italiano sono superiori a quelle dei francesi e dei tedeschi, e solo appena inferiori di quelle degli americani. Al medesimo tempo la produttività degli italiani è la più bassa (e rimane la più bassa anche confrontandola con quella di molti altri).
Il problema di questo paese, riscontro, è dunque la “scarsa produttività media” dei lavoratori (regolari) italiani.
In due parole, se io continuo a lavorare le mie 11 ore al giorno per progettare - in una settimana - un intero edificio del Comune e, nella stessa settimana, un impiegato comunale è riuscito a chiudere (con le sue 40 -!!- ore di lavoro quotidiano) una sola pratica….. io posso pure incrementare (di un margine ridottissimo) la mia produttività (non ho figli, posso anche progettare il medesimo edificio in 5 giorni) ma non sposterei di nulla la produttività media totale.
Possibile soluzione? …. mandiamoli veramente in Cina, i “sindacati”!… e mandiamoci anche l’impiegato comunale che ha provveduto (in appena 6 mesi e dopo con due solleciti)
un saluto
Andrea
PS: … sono in fase di “dichiarazione dei redditi” e scoprire (vedi notizie fiscali di oggi) di essere nella ristrettissima percentuale di persone che guadagna (e dunque dichiara al fisco) di più in Italia (con la vita che faccio) me le fa “girare un tantino”…
18 Maggio 2007 alle 15:34
..ops… ” (in appena sei mesi e dopo due solleciti) a concludere la mia pratica di “cambio di residenza”
Sorry
Ri-saluto
Andrea
18 Maggio 2007 alle 16:00
basterebbe uno stage obbligatorio all’estero di 3 mesi
18 Maggio 2007 alle 16:11
Sinceramente, ne dubito.
Pagato da chi innanzitutto?
E poi… quanti sarebbero in grado di trarne insegnamento? Intendo altro insegnamento che non sia la considerazione “che culo che ho a vivere in Italia dove davvero posso passare la giornata a scaldare la sedia… non vedo l’ora di tornare”.
Vediamo ad esempio la “meraviglia” dei progetti Erasmus vari.
Servono più a regalare 6 mesi di vacanza agli studenti (e ritardare la data della loro laurea, che se no dove li metti?) che a formare chicchessia…
18 Maggio 2007 alle 16:25
maagari scambi culturali.
“Pliz visit auar ueb sait bat visit itali”
18 Maggio 2007 alle 16:32
Dai ToM l’Erasmus è uno dei gioielli dell’Europa. C’è chi lo fa più o meno seriamente ma una buona percentuale impara (bene) una lingua comunitaria, conosce realtà diverse, spesso trova agganci professionali e/o di formazione; una mia amica architetta è stata a Barcellona ed ora ci torna con una super borsa di studio (spagnola) dopo aver vinto un concorso… un’altra idem con Madrid, ora è là a fare un master (figuriamoci se trovava in Italia un datore di lavoro che valorizzasse le cinque-sei lingue incluso neogreco e turco che parla).
Io mi mangio le mani per non averlo fatto.
Altro che gli americani che mandano i loro studenti a vegetare a Firenze, Barcellona, Amsterdam (tipo “grand tour” ottocentesco) dove al massimo imparano a bere outdoor e fumare indoor (e non certo una lingua visto che poverini non ce la possono fare).
Poi, si trattasse pure di una vacanza, di “regalato” c’è pochino (un contributo di 120 euro al mese).
18 Maggio 2007 alle 16:33
@ToM : … vedi, senza cattiveria, la tua domanda d’apertura è proprio da “italiani”!
I tre mesi (per quel che ne so) un tedesco se li pagherebbe “da sè”, con il suo lavoro.
Un bel gemellaggio con un qualunque paese europeo.. e - per l’impiegato in trasferta - una sola regola: guadagni in base a quello che produci… (una rivoluzione, praticamente!)
…quanto all’Erasmus… dipende dallo studente…
…
C’è chi è andato e in un anno ha fatto 9 esami - peraltro apprendendo una lingua che non conosceva -, e ha conosciuto una donna con la quale ha poi dato vita ad una nuova famiglia… Non sono io, tranquillo!
@Cape: attendo che tu dia il via ad un qualunque discorso riguardante il lavoro nero… o l’evasione fiscale… così è la volta che “mi cancelli”
18 Maggio 2007 alle 20:50
@ Andrea: nessun problema. La domanda forse era “da italiani” ma non siamo in Germania, qui. Purtroppo.
Per quanto riguarda l’Erasmus, direi che siamo un bel po’ OT, ma avrete capito spero che non intendevo dire che TUTTI quelli che lo fanno sono dei lavativi che sprecano un’occasione d’oro. Molti sì, però. Basterebbe un po’ di preselezione… sai, quella cosa che chiamano “meritocrazia”.
19 Maggio 2007 alle 13:28
Ma non c’e’ verso..L’ideale e’ lavorare tutti, lavorare meno..Non e’ che sia uno scandalo lavorare 12 ore al girono: e’ solo che non punta all’evoluzione della societa’..Anzi , la penalizza…Ma scherziamo..
E poi sta vecchia storia che il lavoro nobilita l’uomo: quoto Cape. Aldila’ del fatto che ti piaccia il tuo lavoro, la vita e’ cmq anche altrove, dovrebbe essere differenziata…
4 ore al giorno sarebbero un giusto impegno, per tutti..Suggersico la lettura di “Lettere dalla Kirghisia” di Silvano Agosti:-)
SI