
Premessina facile facile: non sono un audiofilo nel senso stretto della parola, ma ci tengo ad ascoltare la musica al meglio delle mie possibilità economiche.
Se da un lato trovo che l’avvento dell’mp3 sia stato una fonte inesauribile di ispirazione musicale e di progressione del gusto, altrettanto non posso dire della qualità d’ascolto.
Ci tengo non c’è niente da fare, preferisco i CD (che già sono una semplificazione, un campionamento, della realtà) e un buon impianto stereo possibilmente valvolare.
Per formazione e per abitudine non posso che guardare con sospetto, quindi, all’enorme diffusione di mp3 player. Aggravata dall’utilizzo scriteriato di cuffie da quattro soldi.
O peggio alle iniziative commerciali che addirittura pubblicano canzoni solo in mp3.
Guardandosi intorno, poi, ci si accorge che il viziaccio non è di pertinenza esclusiva musicale, purtroppo, ma ha contagiato tutti i settori dell’arte (in senso lato) che ha a che fare con il supporto digitale.
Ad esempio il cinema: quale minima soddisfazione si può mai mai ricavare, oltre ad un “io l’ho visto” con gli amici, nel guardare un film su un iPod (peggio ancora su un iPhone) o un lettore DVD portatile da massimo 6 pollici?
Dietro ad un arrangiamento o alla scelta di un suono o anche nella scelta di una gradazione di colore o di bianco e nero c’è una tensione artistica che è inseparabile dall’opera stessa.
Ci intendiamo?
La qualità, non è più scontata.
La qualità è diventata, in questi e altri settori, di fatto irraggiungibile. Vuoi per l’elevato prezzo ma più spesso per la nostra incapacità di riconoscere ciò che non è buono da ciò che è di moda.
L’inesorabile penetrazione di prodotti di scarso pregio nella nostra quotidianità mi rende molto triste sulla capacità di discernimento del nostro tempo.
Ci stiamo disabituando a vivere al meglio le nostre passioni.








3 luglio 2007 alle 08:28
Sono perfettamente daccordo a metà con il mister
In realtà forse c’è un lato più “realista” dal quale guardare la cosa.
E’ fuori discussione che mp3, divx, schermi piccoli, cuffie balorde e tutte le semplificazioni del caso compromettono la qualità dell’arte (ammesso e non concesso che tante cose che si guardano/ascoltano possano essere considerate arte).
E’ però vero che queste cose hanno esponenzializzato il numero di persone che “fruiscono” di questo tipo di bene.
Succede allora che chi è in grado di apprezzare i vari livelli dell’opera continuerà a scegliere il cinema per guardare film e compressioni non esasperate unite ad impianti stereo di qualità per ascoltare musica.
Chi non è in grado di farlo non inizierà certo ora con un vantaggio in più: l’iniziare ad essere contaminato.
Del resto conoscerai anche tu persone alle quali va spiegato che il pianobarista di turno non suona ma utilizza le basi (cosa che ha ucciso la musica live ma questo è un altro discorso…) o persone che quando gli dici “bella questa risoluzione… bello questo arrangiamento… senti come suona questo” fanno la faccia della mucca che ha visto passare il treno.
Mamma mia come sono prolisso di prima mattina…
3 luglio 2007 alle 08:28
conservatore!
3 luglio 2007 alle 10:23
Se devi/vuoi ascoltare britney spears o beyoncé, un mp3 a 64Kbps è anche troppo.
3 luglio 2007 alle 10:34
Perfettamente d’accordo per quanto riguarda il cinema, di cui trovo aberrante la tendenza ad accontentarsi del rip, meno sulla musica.
Si possono calcolare oltre un milione di tonalità di colori ma l’occhio umano ne distingue al massimo 100.000:
un mio post sull’argomento*
Quindi 900.000 sono inutili, possono essere eliminati, così come fa l’mp3. I toni che l’orecchio umano non percepisce possono essere tolti senza gravare sulla qualità.
*editato da capemaster per la lunghezza del link.
3 luglio 2007 alle 10:36
Per quanto riguarda la musica non sono coinvolto dal problema, perchè sono un barbaro con i gusti di una fogna che prima dell’avvento degli MP3 ascoltava con gioia da vecchissime audiocassette (a casa non ho mai avuto vinili) e che adesso ha un rapporto simbiotico con l’I-Pod.
Per quanto riguarda i film (che sono più il mio) invece comprendo ciò che dici, ma vorrei ampliare i termini del problema. Premesso che se mai mi vedrete guardare un film dallo schermo di un cellulare, vi supplico di uccidermi, spesso mi trovo di fronte a un dilemma: da una parte credo che l’unico vero modo di vedere un film sia AL CINEMA, dall’altra credo che l’unico vero modo di vedere un film sia IN VERSIONE ORIGINALE.
Naturalmente se avessi a casa un home theatre o un proiettore (che comunque non sono la stessa cosa della Sala…) aspetterei per ogni film l’uscita in videonoleggio (scarico illegalmente solo i film vecchi o sconosciuti), ma per il momento non ho neanche uno schermo televisivo e guardo tutto sul computer. Dunque la scelta è il cinema, con le poltrone, il buio, la birra post-veduta, ma doppiaggi sempre più scadenti (perchè anche questo tipo di qualità sta andando sempre più a remengo… basta confrontare il doppiaggio di “Pulp Fiction” - stupendo - con quello dell’ultimo “Grindhouse” - mediocre -), o godermi sul mio piccolo schermo la voce degli attori come il regista l’ha voluta (stesso discorso che tu fai su arrangiamento e gradazione di colore).
3 luglio 2007 alle 10:37
Per un assaggio va bene tutto, ma se voglio godermi la musica preferisco il vinile e un buon stereo (peccato non avere l’ampli valvolare).
Sono ultraconservatore, ma al riguardo ho buone ragioni per esserlo, supportato da persone che ascoltano musica e la incidono pure
3 luglio 2007 alle 10:54
Discorso fondamentalmente giusto, ma con qualche eccezione.
Io sono uno di quelli che “consuma” in tempo brevissimo una quantità enorme di musica e cinema. Sebbene nulla possa sostituire, come tu ben dici Cape, un CD o un concerto o una proiezione al cinema, c’è da dire che POSSONO, a mio avviso, esserci diversi livelli di fruizione di entrambe le arti.
La musica soffre in MP3, è vero.
E’ anche vero che spesso e volentieri gli impianti con cui la riproduciamo non permettono di accorgersi di questa sofferenza più di tanto. I lettori MP3 non possono sostituire un buono stereo ma sono dannatamente comodi. Io non potrei più farne a meno, per tenermi impegnato ogni giorno mentre macino chilometri di tapis-roulant, per dire.
Per il cinema, il discorso è simile.
Io, come te immagino, aborro coloro che scaricano il DivX preso dal cinema con audio in presa diretta e dicono “mi sono visto sto film”. D’altro canto, ormai la qualità di alcuni DivX o DVD rip è anch’essa più che buona: non tutti posso riprodurre un DVD HD su un televisore da 42 pollici con dolby surround 7+1. Chi può, beato lui. Io devo accontentarmi del mio 19” e delle casse da 10 watt per vedermi un film per i cazzi miei la sera. Naturalmente, so apprezzare la differenza. E difatti le mie “visioni” in DivX/DVD sono quasi sempre delle SECONDE, (o terze, quarte ecc…) visioni. Raramente mi è capitato di vedermi un film solo in home video senza prima averlo potuto vedere al cinema, se ne avevo l’opportunità.
3 luglio 2007 alle 11:32
@ tutti più o meno: no ma infatti siamo d’accordo… io non sono un talebano e apprezzo l’importanza della massificazione. Fino ad un certo punto però.
Dovrebbe essere affiancata (non chiedetemi come e da chi) da una educazione al gusto o alla riflessione sull’opera.
ToM ha usato una parola chiave: “consuma”. Io aggiungo “bruciare”.
Bruciamo e consumiamo arte in una maniera impressionate e non ci rendiamo conto che potremmo apprezzarla meglio con un piccolo sforzo, avendo il coraggio di uscire dalla moda.
Prendi iPod vs Creative ZEN. IL creative vince a mani basse ogni confronto su parametri musicali (risposta in dB, potenza, Hz…) eppure non è il prodotto più venduto.
Prendi l’iPhone… Non ci si può installare un cazzo di niente, eppure sarà il cellulare/palmare più venduto, scommettiamo?
Ma questo è comunque un discorso che ogni individuo deve fare da solo, nella sua cameretta. Non si vuole imporre nulla qui.
3 luglio 2007 alle 11:47
Ah sì, questo è un’altro discorso, ma giustissimo.
A parità di prestazioni, o anche in netto svantaggio, vince sempre la marca di moda.
Beh questo però ha a che fare con la scarsa oculatezza del consumatore… con la mancanza di informazione e di senso critico… senso critico… bruciare l’arte… hmmm… sai che tutto sommato invece c’hai ragione, sono sempre due sfaccettature della stessa questione.
E chetteloddicoaffare?
4 luglio 2007 alle 17:59
Visto che concordiamo tutti, cito a memoria ( :-S ) un brano di un film recentemente “passato” in prima serata (”Il presidente - una storia d’amore”… perdonate il “gusto”):
“La gente in un deserto è pronta a bere la sabbia invece dell’acqua, non perchè ascolta la sola voce che sente, che gli dice di bere sabbia, ma perchè non conosce la differenza!”
Saluti
Andrea