Più ateo che mai

[Questo post va letto con la colonna sonora fornita qui sotto, possibilmente a volume alto. Altissimo.]

Fa proprio caldo e loro sono indecise.
La freccia sinistra lampeggia come per dire “vado o non vado?” e sembra indecisa anche lei; d’altronde chi potrebbe essere deciso sul da farsi con una giornata come questa?
40 gradi all’ombra e un asfalto che trasuda grasso peggio di una salsiccia sul barbecue.

Le due ragazze chiacchierano allegramente in viva voce con il tipo conosciuto sabato sera. Si sa come vanno ’ste cose: un bicchiere, una risata, un numero memorizzato. Sicuramente molto più interessante che la guida, la conversazione con Marco, decisamente più interessante.
Sono ancora indecise, ma ci pensa la freccia. Si spegne e decidono di prendere a destra, ridendo e scherzando, come pochi metri prima.

La manovra non è veloce e Laura che è al volante sbircia dallo specchietto “Sai mai se arriva un Pazzo…”.

E il Pazzo effettivamente c’è; arriva deciso, non come Laura e Cristina - sa esattamente dove andare - ma davanti ci sono loro che hanno appena cambiato direzione con la freccia sbagliata.
Laura il Pazzo lo avrebbe sentito arrivare anche se non avesse guardato, tanto è a palla la musica. Un qualcosa di velenoso e distorto, chitarra e cassa picchiano di brutto.

“Oh Cri! Ma che vole questo dietro!?” e mentre chiede all’amica di fare lo stesso lo manda affanculo, tanto non è più reato tra pari. E sono tutti in macchina, son pari no?

“Guarda che facciaccia!” - indica la manina - “E poi che cazzo c’ha da sbraità?”

Fa’ gesti inconsulti, il Pazzo, muove la mando destra, cerca di affiancarsi ma Laura lo manda ripetutamente affanculo con la manina chiusa a carciofo, a mo’ di “Ma che voi???”.

“Ma sentilooo! Anche il clacson suona!… E PASSA SUUUU DAIII”.

Arrivati alla rotonda, il Pazzo si affianca e intima di abbassare il finestrino alle due che sulle prime si rifiutano: non hanno proprio voglia di litigare. Poi però cedono.

“Che vuoi? T’ho detto passa se c’hai fretta! Che vuoi??”

Il Pazzo sorride a 32 denti e muove la bocca dicendo qualcosa che Laura non capisce perchè lui ha ancora la radio altissima. Una volta spenta le sembra di sentire una frase del tipo:

“Guarda che stavo cantando, non ce l’avevo con te!”

Laura e Cristina si guardano e scoppiano a ridere con le mani tra i capelli sudati. Il Pazzo saluta e riaccende la radio. Altissima.

Fa proprio caldo.

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2 commenti a “Caldo racconto urbano”

  1. MyAvatars 0.2 Velenero scrive:

    …il Pazzo sei tu, vero? o_O

  2. MyAvatars 0.2 ToM scrive:

    Il racconto è bellino, ma la colonna sonora è quel che merita veramente! :)

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