
Mi sono scaricato e visto il documentario dal titolo “Jesus Camp” (era ora), e sono letteralmente scioccato.
Non pensavo fosse possibile, nel nostro occidente, trattare le menti dei bambini come degli strumenti della fede. Non credevo possibile l’esistenza di predicatori che paragonano i bambini kamikaze islamici ai bambini cristiani, e avere la voglia - o l’insana invidia - che fa desiderare altrettanto.
Sono sinceramente sconvolto, anche perchè quest’anno è un anno importante per mio figlio: comincerà ad andare a scuola.
A lungo ho riflettuto se Lorenzo dovesse prendere parte alle ore di insegnamento della religione cattolica. Non ho mai imposto a lui la mia visione, anche se s’è accorto che non tengo il Papa in grande stima, e l’ho anzi incoraggiato a non emularmi solo perchè sono il papà. Non ho mai protestato se qualcuno lo ha portato alla messa (vabbè, qualche battuta l’ho fatta, ma è più forte di me). Insieme alla mamma, sì è deciso per farlo sentire come tutti gli altri [ho delle perplessità già di mio, vi prego di capire l'intento non escludente della decisione].
Questi però, sono giorni nei quali la mente viaggia - complici le letture, forse - e s’interroga su quale formazione mio figlio debba ottenere. Penso a supporto di questo che, alla fine, io la mia strada l’ho trovata, nonostante i vari “camp” che ho fatto in gioventù. Sono riuscito ad evolvermi e a non affidare alla superstizione le mie umanissime paure.
Vorrei crescesse libero dai legacci della superstizione e della credenza religiosa, lo confesso, ma non posso imporglielo. Sarebbe come presentargli un’altra religione alternativa costringendolo a “credere di non credere”.
Questo è un ragionamento che i genitori fanno, ne ho continuamente testimonianza, non credo di essere originale. Preoccuparsi della prole è naturale [muhuhuahaha].
Purtroppo, per chi in figli non li ha, questo è un pensiero che non ha né capo né coda.
Ai pastori non interessa se l’agnello cresce capace di scegliere l’erba più consona al suo appetito, lo vogliono grasso e pronto al sacrificio.
Il sistema del quale facciamo parte, pone un genitore davanti alla pesantissima scelta tra “fare in modo che suo figlio creda in dio” o “essere il suo dio”.
Non mi pare corretto.
Tags: insegnamento, Jesus Camp, ora di religione, religione cattolica, scelta










1 Settembre 2007 alle 09:41
[...]A lungo ho riflettuto se Lorenzo dovesse prendere parte alle ore di insegnamento della religione cattolica.[...]
Diciamo che questo è un interrogativo senza nè capo nè piedi. Le ore di insegnamento della religione cattolica non sono ore di predica o di catechismo, sono semplicemente ore di didattica: non si discute solo della religione cattolica.
E comunque la risposta a questo interrogativo è abbastanza scontata: hai battezzato tuo figlio? Se si ci sta poco da fare: che tu sia credente o non credente hai già deciso per lui. Se invece non lo hai battezzato credo dovresti lasciargli tutte le porte aperte.
1 Settembre 2007 alle 09:42
Credo sia naturale che un genitore non credente dia, in ogni caso e qualunque strategia di controllo possa adottare, una impostazione ai propri figli, non foss’altro per l’esempio e il comportamento che ha.
Quando mi sono trovato a dover decidere per la scuola di mia figlia ho scelto di mandarla in un istituto gestito dai Valdesi, perché la ritengo valida dal punto di vista formativo ma anche perché sull’insegnamento religioso hanno una posizione che condivido: non fanno “indottrinamento” ma affrontano la religione da un punto di vista storico e filosofico.
Capisco quello che ti rode, ma credo sia impossibile (e anche sbagliato) rimanere assolutamente neutrali nell’educazione dei propri figli. Personalmente quello che vorrei passasse a mia figlia è il concetto del dubbio che, unito alla curiosità, forse può proteggerla da qualunque impostazione autoritaria ed eterodiretta.
Ciao
1 Settembre 2007 alle 11:46
Bel post, che condivido a pieno, anche se credo di non aver afferrato l’ultimo periodo.
Rispetto ai commenti, il primo, mi perdonerà, ha l’acutezza delle Brioches di Maria Antonietta. Il secondo potrei averlo scritto io, a parte i valdesi, che non conosco.
Io ho un solo vantaggio: mia figlia ha tre anni e mezza, quindi ho ancora tempo.
1 Settembre 2007 alle 11:57
Chiaramente il fatto di averlo battezzato, magari solo perché sennò “la nonna muore di crepacuore (!!!)”, non indica necessariamente che tu debba fargli frequentare le lezioni dogmatiche e aprioristiche che ultimamente spacciano per “storia delle religioni”.
E sono abbastanza d’accordo con Giamo quando dice che non puoi rimanere neutrale.
Ho scaricato da internet, ma non ho più il link, una raccolta di scritti di Richard Dawkins e Sam Harris, che approfondiscono, tra l’altro, anche il rapporto tra genitori atei o fedeli e l’istruzione dei loro figli.
Credo che lì vi siano parecchie chiavi di lettura per affrontare l’argomento, ammesso che tu non l’abbia già letto.
Specie quando dice che i genitori dovrebbero insegnare non tanto “cosa” pensare, ma quanto “come” pensare, che è ben più importante.
Se vuoi te lo mando via mail, il file rtf è solo 400K ed è di libera circolazione.
1 Settembre 2007 alle 12:37
Penso che sia inevitabile che un genitore dia un’educazione religiosa (in un senso o nell’altro) ai figli. Un ateo, in questo, è privilegiato perchè non si sente il fiato dell’inferno dietro il collo: se il figlio diventerà religioso magari non salterà di gioia ma se ne farà una ragione (a meno che non sia dogmatico e ottuso come un bigotto, il che non è poi così improbabile).
Io sono cresciuto in una situazione particolare. Mio padre (nato in famiglia cattocomunista, passato nel corso degli anni da Mao a Buddha e ai guru messicani), poco dopo la mia nascita si è convertito, entrando in una Chiesa Evangelica (come quelle del documentario di cui parli…).
Quindi io mi sono trovato da una parte in un contesto familiare laico e sinistroide, dall’altra sono andato per tutta l’infanzia ogni domenica in Chiesa, mi è stata letta la bibbia (per non parlare delle testimonianze di drogati redenti, predicatori nel Bronx o nella Cina comunista ecc. ecc.). Si può parlare di indottrinamento? Forse. Ma bisogna dire una cosa sugli evangelici: il battesimo viene fatto in età adulta, e non ha significato in quanto tale ma perchè rifletto un’esperienza spirituale intima (la “rinascita”, il “battesimo nel Fuoco” o “Pentecoste” che dir si voglia). Non è un atto dovuto, ma una scelta consapevole e sentita insomma.
Naturalmente questo libero arbitrio viene un po’ a mancare quando si vive in una società religiosizzata come la Bible Belt americana, quando vieni istruito a domicilio e in estate invece di andare a Lignano Sabbiadoro o Grado ti mandano al Jesus Camp.
P.S. l’ora di religione non l’ho mai fatta… ma non mi sono mai sentito “escluso”, anzi, sempre in buona compagnia (eravamo un 6-7 alle elementari, ci facevano fare un sacco di attività interessanti… invece al liceo ho tanti bei ricordi di caffè nel bar davanti alla scuola). Però Trieste è un contesto particolare, ci sono tante confessioni diverse.
1 Settembre 2007 alle 12:38
io credo che non dovresti negargli un’educazione religiosa. quando un giorno sarà grande abbastanza, deciderà lui cosa farne.
1 Settembre 2007 alle 12:52
Condivido assolutamente le tue preoccupazioni. Non saprei cosa aggiungere al tuo post!
Solo vorrei rispondere al primo commentatore, che dice:
“Le ore di insegnamento della religione cattolica non sono ore di predica o di catechismo”
Ovviamente ci sono anche insegnanti di religione qualificati, che cercano di insegnare al loro meglio. Ma, anche volendo escludere l’ipotesi - infausta ma non improbabile - di incappare in un personaggio dedito all’indottrinamento, l’ora di religione *non* è l’ora di storia delle religioni.
In quelle ore si parla della religione cattolica come di quella “vera” e per un genitore che si preoccupi di insegnare lo spirito critico ai propri figli, sapere che a scuola c’è chi pretende di trasmettere loro la Verità (con la V maiuscola) non è proprio rassicurante.
Ciao! E in bocca al lupo per il primo giorno di scuola!
1 Settembre 2007 alle 13:13
@ Mauro: non mi soffermo sulla risposta piccata, ma nel merito vorrei dirti che in classe, perchè l’ora di religione cattolica l’ho fatta, si discute di tutto, vero, ma con visione cattolica. E si indottrina, specialmente alle elementari. Non basare le tue risposte su quello che hai fatto al liceo
@ Ugolino: anche all’asilo la fanno, cominciano prestissimo.
@ Giamo: già, il concetto del dubbio. Quello sarebbe una bella conquista. Speriamo di riuscire a trasmetterlo.
@ Carmelo: manda!! Sai la mia email, vero?
@ Cachorro: il problema è esattamente il contesto. Qui non sarebbe in buona compagnia, sarebbero pochissimi (in due).
@ Supramonte: sì, non gliela nego, ma si fa molta fatica a liberarsi, se poi ci si sente imprigionati. L’imprinting è avvenuto a livello profondissimo.
@ klochov: crepi il lupo!
1 Settembre 2007 alle 13:21
chiedi a lui cosa vuole fare.
1 Settembre 2007 alle 14:33
io starei tranquillo (e sarò tranquillo quando tochherà al mio di Lorenzo): se tu lo educhi in casa a ragionare con la sua testa, deciderà con la sua testa al momento oportuno.
1 Settembre 2007 alle 15:23
Fagli provare l’esperienza. Personalmente, già a sei anni odiavo suore, preti, riti e religioni, per averli conosciuti da vicino. Sapevo di non voler andare più a scuola da loro, di non voler essere cresimata e di non voler prendere parte all’ora di religione.
Io, molto meno correttamente, non ce lo manderei e basta. Ma capisco il dubbio di un genitore.
1 Settembre 2007 alle 17:26
esperienza inutile nel migliore dei casi, dannosa nel peggiore, meglio un’ora a non fare niente in corridoio.
1 Settembre 2007 alle 17:48
Bellissimo post. Che esprime inquietudine e dubbi correttissimi. Sorvolo su chi ti ha chiesto di chiedere a lui (ad un bambino di 6 anni…) o chi ti dice di dargli un’educazione religiosa e poi ‘lui’ deciderà….(dopo anni di lavaggi del cervello?)…
La cosa che credo sia più importante è che tuo figlio abbia la possibilità di scegliere (ma non ora… :-). Ora è importante fare parte di un gruppo, non sentirsi troppo ‘diversi’ o emarginati ed imparare a ragionare con la propria testa: l’unica cosa che puoi fare è integrare ogni giorno le informazioni che riceverà tuo figlio, dargli sempre anche un’altra visuale in modo che piano piano possa essere in grado di scegliere (non a 6 anni…). Credo che il genitore attento possa fare solo questo: qualsiasi informazione che venga da una parte sola è dannosa, in qualsiasi campo, in qualsiasi luogo….
1 Settembre 2007 alle 18:13
quasi tutti i genitori laici che conosco hanno fatto come i miei: non credevano, non me lo hanno detto, e mi hanno fatto fare tutti i sacramenti e le ore di religione del caso: io ho passato la mia infanzia adolescenza, a credere in una cosa, che poi ci ho messo anni (duri) a mettere in discussione e contestare… E quando l’ho comunicato ai miei, sembravano sollevati, … ma dico, perché non dirmelo prima? perché mettere la mia giovane mente nelle mani di persone che non si stimano??!! Se poi hai davanti un bimbo bravo ed ubbidiente, il gioco è fatto: farà di tutto per compiacere il maestro. Quindi, perché obbligare i miei bimbi a partecipare a lezioni di cose che a mio avviso non stanno né in cielo né in terra? Ho amici che a giorni faranno voto di castità coniugale. Ho provato a documentarmi in materia perché sono rimasta scioccata… sfida qualunque immaginazione, provate a leggere, se già non avete notizia a riguardo. Pensa se un giorno mia figlia dovesse invitarmi a una celebrazione simile??!! “Sai mamma, io e tizio lo faremo solo per fare figli… sì, lo so che siamo entrambi precari, i nidi costano,… ma solo Dio sa quant’è peccato farlo solo per divertirsi” Lo so, potrebbero caderci ugualmente e rimproverarci poi di non avergli dato un’educazione spirituale… ma in questo momento storico l’educazione spirituale mi spaventa non poco…
Eppure mi sento sempre un po’ in colpa a parlare male della chiesa. Sembra sempre una bestemmia. A me almeno capita così. Non riuscirei a dire ai miei amici che faranno il voto “hei, ma siete matti? Ma perché lasciate che altre persone si immischino in cose così personali?!” Eppure ora li guardo con occhi diversi, perché un conto è credere in Dio, un conto è seguire delle regole secondo me inventate nei secoli da un clero fantasioso e cavilloso… Ho esagerato?
1 Settembre 2007 alle 18:17
@ Astrolabio: glielo chiedo stasera, quando mi restituirà la Speed Triple :D.
@ Isla e Yoshi: in realtà la penso come Inyqua (che ringrazio per il commento esplicativo)
Glielo faremo provare per non farlo sentire un disadattato; non è ancora in grado di proteggersi dalla diversità, che sia la sua o degli altri.
1 Settembre 2007 alle 18:21
Ho impiegato anni a liberarmi del bavaglio intellettuale e del senso di oppressione. A 16 anni ho lasciato la chiesa, dopo tutti i sacramenti possibili. Sono sempre stato quello che chiedeva spiegazioni, quello che rompeva. Era nell’indole. Eppure ho faticato da morire.
Sta lì la mi preoccupazione per mio figlio.
Quando agire? Come non fare danni a mia volta?
1 Settembre 2007 alle 18:43
Ciao!
Ti leggo sempre tramite aggregatore, e oggi ho sentito il _dovere_ di commentare. Aprendo questa pagina ho letto tanti commenti stupidi (permettimi).
Il mio caso… posso?
Uscito da poco dalle scuole superiori. Genitori credenti (il giusto). Istruzione cristiana cattolica: ho sempre partecipato alle ore di religione e ho fatto un _seminario_ come scuole medie (questo perchè i miei non avevano molta scelta visti tempi e luoghi). Ora: sono ateo.
Questo per dirti: se un genitore (e forse anche le condizioni in genere) crescono il figlio con uno spirito critico e una certa autonomia decisionale, le ore di religione, le messe etc avranno la giusta influenza: dove per giusta intendo formativa, che lo farà crescere e gli farà sviluppare il SUO senso critico, una SUA idea…
Il battesimo ha poco o nulla a che fare con tutto ciò, come poco avranno a che fare cresime, ore di religione etc.
Primo: perchè un’ora in cui anche viene “sforzato” a credere, sarà sempre un’ora in cui tuo figlio ha pensato, parlato e si è rapportato con le persone. Secondo: dell’acqua e delle parole non hanno mai fatto male a nessuno, quindi anche se è battezzato, sarà cresimato etc, l’importanza di questi atti esiste SE e SOLO SE si crede.
Spero di aver dato il mio “giovane” (tiè) contributo.
David
piesse: ma vuoi mettere se saltavo le ore di reliogione? Potevo saltare TUTTO ma non quelle: ci divertivamo come dei pazzi, e poi, che sia un prete o che sia un teologo, mica vuol dire che obbliga e terrorizza. Ci vuole equilibrio in tutte le cose. Dove non c’è compromesso c’è fanatismo, e il fanatismo può anche essere ateo.
1 Settembre 2007 alle 18:48
lo so, quanto ti capisco, e forse da lì nasce la mia rabbia verso la chiesa e verso la paura di dire quello che si pensa realmente in merito. Mi ha fatto molto pensare la tua risposta sul fatto che non vuoi che si senta un disadattato… ma non è che magari tutti quanti continuiamo a far fare ste ore di religione solo per questo motivo e non facciamo altro che perpetrare la cosa? Si parlava con due coppie di amici esattamente di questo problema, nessuno avrebbe voluto farla fare, però, sai com’è, poi magari i compagni lo farebbero sentire un diverso….
Se si avesse il coraggio di dire tutti quanti “no, io la religione a mio figlio non la faccio fare. Punto”,magari alla fine la maggior parte dei genitori ci seguirebbe e per assurdo finirebbero in minoranza quelli che la fanno fare e si spezzerebbe questa catena che evidentemente continua dagli anni settanta. Che poi, se vivessi in una grande città sono sicura che il problema non si porrebbe… sai cosa glie ne fregherebbe al mio vicino di casa se mio figlio è cattolico, buddista o ateo? Io non riuscirei più a viverci in una metropoli, però sotto questo punto di vista di questi problemi non si parla. Il cattolico manda il figlio alla scuola iper cattolica e il discorso finisce lì. Poi vota, e da lì nascono altri problemi di limitazione di libertà personale, ma questo mi sa che è un altro discorso e finisco fuori tema.
1 Settembre 2007 alle 18:55
fargli fare l’ora di religione perchè altrimenti si sente diverso secondo me è un falso problema, cioè, non vedo drammi. venti e passa anni fa in una scuola elementare di un paesino della bassa veronese io facevo l’ora di religione ma due miei compagni no, uno era testimone di geova, l’altro “i genitori non volevano”, cioè erano atei. non abbiamo mai fatto pogrom in cortile contro gli infedeli. secondo me questa paura è più ansia da genitore
1 Settembre 2007 alle 18:59
ah, un’altra cosa
“Vorrei crescesse libero dai legacci della superstizione e della credenza religiosa, lo confesso, ma non posso imporglielo. Sarebbe come presentargli un’altra religione alternativa costringendolo a “credere di non credere”
questo secondo me non è vero, tu puoi crescerlo benissimo nella non-religiosità come nella religiosità, è una scelta di campo all’inizio. poi quando crescerà sceglierà lui. ma se fin da bambino viene indottrinato permettimi di dire che è un po’ più difficile che la sua coscienza critica evolva.
1 Settembre 2007 alle 22:53
I miei figli non frequentano, per nostra scelta, l’ora di religione e siamo obbligati a tenerli a casa od a portarli in ritardo visto che ci si guarda bene (contra legem) ad organizzare delle attività alternative che non siano l’affidamento dei “reietti” alla bidella.
Questa forma di indottrinamento consente di retribuire, anche con i nostri soldi, la catechista della parrocchia e basterebbe leggere il programma ministeriale relativo alla IRC per capire che non è una scelta neutra per le famiglie.
Se, alle elementari, vogliamo che un insegnante dica che l’uomo nasce da un soffio ed un altro cerchi di dire, viceversa, che l’uomo è recentemente apparsa sulla terra per merito dell’evoluzione di alcune scimmie antropomorfe si può anche lasciarglielo dire.
Io mi opponevo alla modifica del concordato del 1984 che introduceva tale vera follia educativa anche all’asilo e, di conseguenza, non posso che non avvalermi.
Invito le famiglie che non credono a fare lo stesso ed anche coloro che credono dovrebbero pensare che non è attraverso un indottrinamento che si cresce un figlio cattolico.
E che, nel caso, il compito di crescerlo è loro e non è delegabile ad un catechista che, molto spesso, non ha una sufficiente preparazione per sostituirvi in tale delicato compito.
In ogni caso la libertà religiosa, di cui neppure si vuol sentir parlare, non può che prevedere una cessazione di tale privilegio confessionale.
Oppure si rifaccia una legge, come quella fascista, che definisce la religione cattolica “religione di stato”.
In caso contrario uno stato laico non consente indottrinamenti.
Men che meno quelli dei bambini.
2 Settembre 2007 alle 03:47
Se ci riuscissi, potrebbe esserti utile parlare con l’insegnante di religione prima di decidere. Chiedigli qual è il suo programma e cose del genere. Non mi aspetto che la sua ora sia un corso di libero arbitrio, ma se in quella scuola elementare (come ormai quasi tutte) c’è un buon numbero di figli di genitori musulmani/sikh/ecc., è probabile che non ci si limiti a insegnare la dottrina cattolica come accadeva fino a una decina d’anni fa.
Se però l’insegnante è un sacerdote o una suora, ti consiglio immediatamente di tenere tuo figlio fuori. Io e mio fratello ci siamo fatti medie e liceo presso una scuola cattolica - e ce n’è voluto di tempo per renderci conto appieno di quante mezze verità e distorsioni ci erano state propinate in quel periodo. Sono molto bravi e preparati: non oso pensare cosa saprebbero fare ad un bambino delle elementari.
2 Settembre 2007 alle 09:09
Non ho figli, ma insegno, alle medie, e quindi ho una panoramica di cosa facciano i colleghi di religione. Dal punto di vista della “storia della religioni” sono, almeno quelli che ho incrociato io, di una ignoranza preoccupante, non solo su quelle altrui, ma addirittura sulla propria: ricordo una collega di inglese disperata per le scempiaggini che aveva sparato l’insegnante di religione sull’anglicanesimo, e la lezione che ho dovuto fare io, in terza media, per chiarire in cosa differisca il credo degli Ortodossi dai cattolici. Lasciamo perdere le scorrette informazioni date sulle religioni “pagane”, e l’assoluta incompentenza su molti dati prettamente storici. Ci saranno, come dappertutto, gli insegnanti preparati , io ne avevo uno di molto simpatico ed aperto al Liceo, ad esempio, ma fanno comunque opera di indottrinamento. Se avessi un figlio non lo mandarei, almeno non finché è così piccolo. Quando sarà alle superiori, magari: a quel punto può già confrontare e verificare le cose che vengono dette; e di solito vengono anche mandati insegnanti con preparazione migliore. Alle elementari e medie c’è il rischio che ti arrivino quelle che spiegano le filestrocche su Gesù-d’amore-acceso e l’angioletto che fa pipì intesta al cattivo. Non ti preoccupare che si senta escluso: i ragazzi che non fanno religione sono sempre di più. Il problema, semmai, è pretendere che venga fornita un’ora alternativa: se vengono lasciati con i bidelli a ciondolare è contro la legge, rivolgiti al Preside e strepita! é bello però che un padre si preoccupi tanto di non influenzare nè in un senso nè nell’altro il figlio. Credimi, basta questa tua sensibilità, che i bambini percepiscono a naso perchè sono delle piccole antenne, a dargli un buon esempio.
2 Settembre 2007 alle 11:31
Battezzata, comunicata e cresimata perche’ semplicemente i miei genitori non si erano posti il dubbio se si’ o se no…
Dopo la cresima ho lasciato con grande gioia.
Dopo ritiri vari, messe per prepararsi al ricevimento di una sacramento “importante” ecc…Dopo aver partecipato con interesse direi “antropologico” alle lezioni di catechismo, perche’ non sono mai partita per preconcetti, ecco che la situazione mi si chiarisce improvvisamente, senza che nessuno dei miei mi instradasse.
Riuscivo a vedere le contraddizioni, l’inutilita’ di certi dogmi, l’incoerenza di certe azioni, insomma tutto il pacchetto completo. Ma soprattutto vedevo che le persone parlavano in un modo e agivano in un altro. Iniziavo a capire che quella realta’ non mi rappresentava.
Difficile rispondere al tuo dilemma.
Nel mio caso posso dire che sinceramente alla luce dei fatti e con il senno di poi, sono contenta di aver deciso con la mia testa e di essere riuscita a chiarirmi le idee da sola, senza nessuna pressione nei due sensi; ma se dovessi dirti anche che e’ stata un’esperienza da consigliare, ti direi di no.
Quel tempo speso in catechismo e lezioni di religione, avrei potuto occuparlo in modo piu’ proficuo o divertente, o anche nel semplice cazzeggio con amici.
Penso che tuo figlio troverebbe piu’ giovamento e divertimento a far parte di un seppur gruppo ristretto di bambini, piuttosto che uniformarsi alla maggioranza per poi decidere da solo che e’ roba inutile; penso siano piu’ i contro che i pro in un’esperienza come questa, mettiamola cosi’, anche se potrebbe aggiungerla come esperienza per il futuro. Insomma, ci sono tante altre esperienze e cose da fare, da ragionarci su, che se gli eviti l’ora di religione, probabilmente a conti fatti non gli fai un danno o non pecchi di prevaricazione nei suoi confronti.
In my humble opinion, ca va sans dire,
buona decisione, babbo e mamma Cape:-)
SI
2 Settembre 2007 alle 12:36
Ciao Cape, commento O.T.: compra Panorama di questa settimana, che a pagina 19 riporta uno stralcio del tuo post “Deleghe sempre deleghe”….complimenti..ciao
2 Settembre 2007 alle 13:11
La faccio semplice.
Chiedi un colloquio con il maestro/maestra di religione (anche se dubito che con l’efficienza della scuola itliana ai primi di settembre tu possa giá saperne il nome) e chiedi informazioni sul programma. Ti farai pure un’idea della persona.
Perché prescindere da ció mi sembra parlare del nulla.
Io ho fatto il catechista a bambini delle elementari e poi ho smesso perché mi sono reso conto che insegnavo loro la mia interpretazione della religione cattolica. Puó essere stato un bene? Forse sí. Ma di insegnare loro che é il Diavolo la causa di tutti i mali (e quindi deresponsabilizzare l’indole umana) e che il mondo é pieno di angioletti proprio non mi andava.
2 Settembre 2007 alle 19:44
ho sonno.
2 Settembre 2007 alle 21:34
cape, il lavaggio del cervello, se avviene, avviene alle scuole superiori. prima l’educazione religiosa è poco più che un gioco e una routine, ma l’età in cui si forma la persona è alle superiori: è lì che bisogna stare attenti.
3 Settembre 2007 alle 00:35
Non sono propriamente d’accordo con supramonte.
Io le scuole superiori le frequento, e posso assicurare che ormai raggiunta quest’età le convinzioni su fede e religiosità sono già ben chiare.
E anzi, il pregio delle superiori è che finalmente ci può essere il confronto verbale tra il professore religioso e lo studente.
Inoltre, e qui però parlo della mia realtà non conoscendone altre al riguardo, si da un grande spazio alle discussioni sui vari tipi di atesimo. Trattando personaggi come Marx, Nietsche, Freud e Darwin.
Sono in molti infatti ad abbandonare i corsi di religone non tanto perchè ormai saldi nelle loro convinzioni, ma piuttosto per l’impegno che tali studi richiedono.
3 Settembre 2007 alle 11:55
io non ho mai avuto questo problema, perchè non ho mai voluto decidere per mia figlia. Io ho lasciato sempre a lei il free will. Io sono cattolico e vado a messa tutte le domeniche ( se posso ) all’inizio portavo anche lei, perchè battezzata e cresimata come il resto dei cattolici. Le ho insegnato solo a credere fortemente nelle cose che riteneva giuste ( non a quelle che io ritenevo giuste ) adesso lei va per la sua strada sicura e felice anche se non va a messa tutte le domeniche. E’ cresciuta bene !
3 Settembre 2007 alle 14:24
[...]non mi soffermo sulla risposta piccata[...]
Attenzione, non è che non ti sei soffermato, hai semplicemente aggirato l’ostacolo.
Anche io rientro tra quelli a cui la religione è stata imposta come un obbligo: devi andare a messa, devi farti confessione, devi farti la comunione etc etc, fino a che un giorno ho detto basta. Ma poi il tempo passa, si cresce, si cambia e sono tornato a bussare alla porta di Dio. Sono molto critico nei confronti dell’organizzazione Chiesa, ma scambiare la Chiesa con Dio è sbagliato.
Mi stanno tremendamente sui coglioni le persone che vedono nel Sacramento solamente il lato post celebrazione: Battesimo, Confessione, Comunione, Cresima, Matrimonio hanno un loro significato proprio.
Ora, mettiamo il caso che tu abbia battezzato tuo figlio: hai preso un impegno nei confronti di tuo figlio, hai preso l’impegno di educarlo alla religione cattolica, davanti a Dio, davanti al Sacerdote, davanti ai Testimoni. Fino a quando tuo figlio non sarà abbastanza grande da dirti papà della religione non me ne frega niente, il tuo compito è quello di educarlo, che tu creda o no. Se non lo fai, scusami, c’è poco da dire: sei un ipocrita. Non c’è scritto da nessuna parte che è obbligatorio battezzare i propri figli: Gesù ha ricevuto il battesimo a 30 anni!
Se invece non lo hai battezzato, credo semplicemente che dovresti lasciarli aperte tutte le porte.
3 Settembre 2007 alle 15:02
Vedi Mauro, tu non sei un cattolico vero.
Sei un anabattista, un eretico.
Io da non credente, ateo, razionalista, nichilista, laicista (chiamami come ti pare) non ho alcun dovere religioso nei confronti di nessuno, nemmeno di mio figlio.
Mi sono sposato con un rito “misto”, riservato a persone che hanno confessioni o pareri diversi sulla religione, proprio per non dovere essere, come dici tu, ipocrita.
E non sto né dribblando né imponendo nulla, facevo una riflessione sulla particolarità della situazione del genitore non credente.
3 Settembre 2007 alle 15:07
Diciamo allora che avendo accettato il rito “misto”, ti sei in parte risposto da solo Cape.
E l’altra metà della mela che ne pensa?
3 Settembre 2007 alle 15:27
Certo, Simona… sai anche perchè ho accettato il matrimonio misto, visto che eri a pochi metri dal sottoscritto.
Ma il dubbio rimane.
Tu in proposito non ne hai?
3 Settembre 2007 alle 15:49
[...]Vedi Mauro, tu non sei un cattolico vero. Sei un anabattista, un eretico.[...]
Probabilmente hai ragione, ma sicuramente continui ad aggirare l’ostacolo, o, per lo meno a non capirmi: che tu ti sia sposato con rito “misto” poco ha a che fare con la tua riflessione.
Ti riformulo il mio pensiero: se un genitore ateo per un motivo x decide di battezzare il proprio figlio, allora ateo o no HA DEI DOVERI VERSO DI LUI E DEVE educarlo alla relegione cattolica; se un genitore ateo decide di non battezzare il proprio figlio, imho non dovrebbe mettere al figlio limiti di alcun genere. Dunque, se per un motivo x hai battezzato tuo figlio, dovresti mettere da parte il tuo ateismo ed educare tuo figlio alla religione cattolica.
Poi, per la cronaca, dire “Non c’è scritto da nessuna parte che è obbligatorio battezzare i propri figli: Gesù ha ricevuto il battesimo a 30 anni!” è diverso da dire sono anabattista.
3 Settembre 2007 alle 15:49
Diciamo che Chiara me li sta chiarendo …
Nel senso che va a catechismo ma si pone molte domande, ne fa a noi e alle maestre (che sono le stesse che le inculcano qualche buon dubbio!) e piano piano trae le sue conclusioni.
Nel nostro caso questo è un gran traguardo, non l’abbiamo paticamente mai portata a messa ma l’abbiamo battezzata, non siamo cattolici praticanti ma i nostri principi di base li viviamo e glieli dimostriamo …
Credo che il più, ahimè, debba farlo lei.
Bacio
3 Settembre 2007 alle 16:35
@ Mauro: siamo nel campo delle opinioni. Perchè la religione tale è.
Per ottenere il matrimonio misto non ti devi opporre ad una educazione cristiana cattolica, e io infatti sono fedele al contratto.
Ma il tuo ragionare è veramente a compartimenti stagni.
Impossibile, ti rendi conto di quello che hai scritto?
3 Settembre 2007 alle 16:57
dovresti mettere da parte il tuo ateismo ed educare tuo figlio alla religione cattolica - o equivalentemente: hai voluto la bici, ora pedala.
3 Settembre 2007 alle 17:19
E pensare che io devo rassegnarmi a mandare i miei figli in scuole dove magari ti dicono che lo stato sociale è valore…
P.S. Visto che parlo di te te lo linko qui…. giusto per non passare per quello che parla dietro alle spalle.
Ola!
3 Settembre 2007 alle 17:21
lol
NON AVEVO LETTO I COMMENTI
Ma ti sei sposato in Chiesa?
Cioè … rito misto vuol dire Chiesa?
No dai ti prego dimmi che non è vero. Dimmi che non è vero che io mi sono sposato in comune e cape in chiesa
3 Settembre 2007 alle 17:37
ciao capemaster,
io ho 21 anni e sono figlia di due non credenti, loro a differenza mia hanno ricevuto tutti i sacrementi e solo in età adulta hanno deciso di seguire un percorso diverso. per cominciare si son osposati i comune e questo ha fatto si che ci fossero pochissimi parenti ( perchè gli altri non hanno ritenuto necessario presiedere ad un matrimonio civile) e hanno decisodi non bettezzare i figli (con grande disappunto dei nonni). arrivati alle elemnteri hanno deciso di non farmi fare religione e non ne sono affattopentita, la nostra insegnate di educazione alernativa ci ha fatto inparare i diritti del fanciullo e questo, se permetti mi sembra molto più utile.
mia madre mi ha sempre detto che se ne avessi sentito la necessità sarei stata libera di battezzarmi e che lei (forse un po’ a malincuore) avrebbe rispettato la mia scelta. io ci ho pensato a lungo da piccina (quando vedevo i bambini andare all’oratorio mentre io invece ero libera di arrampicarmi sugli alberi del parco) e da grande (quando a scuola si discuteva con i vari insegnanti e preti).
ancora adesso, se ne parlo con certe perseone, vedo i loro sguardi allibiti alla notizia che non sono battezzata eppure sono sopravvissuta tanti anni. di amici ne ho sempre avuti e non mi sono mai sentita esclusa per quello, anzi, era diventato un gioco scoprire se in classe c’erano altri bambini non battezzati come me ed ho scoperto che ce n’era sempre qualcuno. idem per le ore di religione, alle elemtari eravamo in 5 alle medie addirittura in 11 e alle superiori in 14.
3 Settembre 2007 alle 17:49
@ Robinik: il rito misto è semplicemente un impianto della Chiesa Cattolica atto a non prendere tutta la coppia.
Io sono ateo, non ho partecipato al rito. In pratica mi sono sposato civilmente. Se l’altro coniuge vuole farlo e c’è la possibilità, perchè no?
Non ci vedo niente di strano.
ADDENDUM: io ne sono venuto a conoscenza per caso. Dovevamo sposarci in comune.
3 Settembre 2007 alle 17:58
Ho capito. Allora ok. Mi stavo preoccupando.
P.S: Quindi se ho capito bene nel rito misto uno prende l’altro come sposa/marito ma quell’altro no.
Rispettabilissimo il fatto che tu abbia accettato ma non è una contraddizione? Vabbè… siamo OT
3 Settembre 2007 alle 18:42
No, non hai capito.
Non so cosa succede tecnicamente per mia moglie (matrimonio cristiano e civile come tutti quelli che fanno il matrimonio religioso)… Io sono sposato con lei, ma civilmente. Il sacramento l’ha preso lei (che poi il matrimonio va preso in due… farebbero di tutto per un’anima).
Ri-ADDENDUM: rovescia il discorso per un attimo… è la stessa cosa di andare in comune, uno dei due gode, l’altro no.
Ma si fa anche questo per amore, no?
3 Settembre 2007 alle 19:33
Appunto… il matrimonio va preso in due. Altrimenti è uno stupro
P.S. L’esempio del matrimonio civile è inesatto.
Uno se vuole non si sposa
3 Settembre 2007 alle 19:36
Chiedilo ai preti com’è la questione, davvero non lo so. Non mi interessa.
i DICO purtroppo non c’erano…
3 Settembre 2007 alle 19:38
lol
Cmq se è possibile farlo allora lo faccio con qualche supergnocca che nemmeno lo sa
3 Settembre 2007 alle 21:46
Se io fossi un cattolico credente, non battezzerei mio figlio, nè gli darei un’educazione religiosa.
Perché? Perchè (ponendo che viva nel giusto e non ammazzi nessuno) se decide di convertirsi, bene, se invece rimane ateo ha qualche possibilità di sfangarla e finire nel Limbo.
Lo so che in teoria l’hanno abolito, ma io (da non battezzato) ho un asso nella manica… avete presente i faraoni che si facevano seppellire con servitori, gatti, coccodrilli? Io mi porterò nella tomba un buon avvocato. E pianto un casino, roba che devono riaprirlo solo per me.
Per curiosità Cape: tu sei battezzato? Cioè: se lo fossi, potresti comunque fare un “matrimonio misto”? Immagino di no, dovresti sbattezzare prima… sarebbe un po’ surreale…
3 Settembre 2007 alle 21:52
@ Cachorro: io sono anche cresimato, ma mi hanno detto (i druidi) che non è essenziale.
Non partecipi al rito, punto e basta.
4 Settembre 2007 alle 11:14
Ho apprezzato diversi commenti, in particolare quelli di Laura, ma non solo.
Tutti coloro che si pongono il tuo interrogativo e poi mandano comunque i figli all’ora di religione non fanno altro che dare manforte, con i numeri delle presenze, a questo “istituto” del concordato. Questo è poco ma sicuro.
Nella migliore delle ipotesi saranno ore spese inutilmente: io non ho praticamente ricordo delle ore di religione che ho frequentato, a parte una singola lezione sull’ “Hare Krisna” impartitaci di un insegnante molto garbato che ci ha pure fatto fare qualche minuto di meditazione. Mi sono sempre chiesto chi l’avesse mai nominato come insegnante di religione. Comunque, ho molti più ricordi (e più positivi) delle ore di filosofia, vera manna dal cielo per una mente. Certo, un bambino di 6 anni non può fare filosofia, non come la si fa alle superiori, ma ci sarà pure una via di mezzo tra questa e l’ora di religione…
Certo, non sono morto, come molti altri qui (e in giro per il mondo).
Però…
Se siamo convinti che il mondo sarebbe migliore senza religione (e temo che un ateo non possa che esserlo), abbiamo l’obbligo etico di adoperarci affinchè le nuove generazioni non sentano la (finta) necessità di riferirvisi. E dobbiamo fare anche in modo che qualunque religione non possa parlare a nome della stragrande maggioranza dei cittadini (come si permette la Chiesa in Italia, forte di dati che di statistico hanno poi poco, ma che fanno presa…).
L e religioni portano solo contrasti fra i popoli, contrasti che possono anche essere facilmente usati per altri scopi, per carità, ma alla base dei conflitti c’è sempre la _fede_ di chi combatte (nella Patria, nei Valori, in Dio, magari il mio, perchè è il più bello e bravo…).
E io non voglio che mio figlio, in futuro, possa anche solo lontanamente venire iniziato a tutto ciò.
4 Settembre 2007 alle 12:14
…credere in qualcosa è una necessità umana (sia pure credere di non credere) scegliere di credere avviene con fatica e sudore :è il prezzo per diventare uomini. Per scegliere è ovvio che bisogna conoscere,
anche la conoscenza ha un suo prezzo sia per chi deve imparare che per chi stà vicino …del resto bisogna pur cominciare da qualche parte, chi stà vicino deve dare il suo GRANDE contributo, INTEGRARE ed è un compito grosso pesante e delicato.
4 Settembre 2007 alle 12:35
Mmmhhh, bello ’sto post.
Io sarei per un consiglio malvagio: NON mandarcelo.
Impediscigli di andare a messa.
Vietagli il contatto con i bambini cattolici.
Così poi quello si ribella e converte pure te
2 in cambio di 1.
Tanto prima o poi te, Inyqua, Malvino e company ci romperete i coglioni con una conversione al cattolicesimo che Ferrara vi fa una pippa.
Oppure mandalo 1 anno ad un corso di catechismo cattolico, l’anno dopo ad uno islamico, poi buddista, shintoista e compagnia. Eppoi fagli scegliere se si sente più Kakà o più Baggio.
Non avevo mai sentito ’sta cosa del matrimonio misto.
Ma sei sicuro che è roba cattolica? non è che qualche finto prete va fottuto i soldi e non siete sposati manco per niente?
Io una cosa del genere non l’ho mai sentita anche perché non vedo il problema per un ateo di sposarsi in chiesa: se non ci crede per lui è come una festa di compleanno (anche se è encomiabile il fatto di essere ateo e non “offendere” un’istituzione -a cui alcuni credono- con una finta partecipazione).
CIAOOOOOOOOOOOO
4 Settembre 2007 alle 19:45
Mi aggiungo alla curiosità sul rito misto. Come procede? La dolce metà andava a prendere la particola e tu stavi in un angolino a mangiare un Ferrero Rocher*? La sposa recitava il Padre Nostro e tu bestemmiavi?
*Rocher = laicista, Mon Cheri = cattolico, Pocket Coffee = protestante. Dovrò dire a B16 di scrivere un’enciclica al riguardo.
4 Settembre 2007 alle 20:00
Allora, funziona così:
Stai nel posto dove stanno di solito gli sposi (come in municipio del resto). Non partecipi alla liturgia, non fai segni della croce, niente di niente. Non fai comunione, ma scambi solo l’anello. Leggi una cosa modificata (niente nomi di santi o vari eroi). Sei spettatore protagonista, diciamo.
4 Settembre 2007 alle 20:01
@ Nihil: ma perchè hai chiuso il blog???
4 Settembre 2007 alle 21:02
Te ne ricordi ancora? Sarà passato un anno… comunque accadeva che i post riflessivi e articolati che scrivevo non mi soddisfavano mai, e non li postavo. E per scrivere un paio di battute di spirito, bastano e avanzano i commenti.
Potrei riprovare copiando il tuo trucchetto, però… colonne strette = post più lunghi senza fatica
4 Settembre 2007 alle 21:27
AHAHAHAHAHA
e funziona anche!
A parte gli scherzi, IMHO, hai fatto male a chiudere.
4 Settembre 2007 alle 23:38
Ti dico solo una cosa: ricordati dei virus della mente e di Richard Dawkins (alias Dio in terra..) ;))
4 Settembre 2007 alle 23:42
Ma davvero Nihil tu avevi un blog??? 8 o
Incredibile!! Io ti conoscevo come il commentatore dei blog, non un blogger!
5 Settembre 2007 alle 10:59
Mi sembra una preoccupazione esagerata, a scuola si annoiera’ a morte e basta (quasi tutti i miei professori facevano una specie di catechismo, ci facevano scrivere un sacco di cavolate che nemmeno ricordo, in pratica erano di peso nullo per l’educazione). Al massimo lo terrei lontano da tutti quei gruppi di preghiera-riunione-rimbecillimento che ci sono fuori dalla scuola. Se un mio futuro figlio mi dicesse che frequenta Comunione Liberazione mi incavolerei abbastanza.
Hola.
21 Settembre 2007 alle 09:53
questa mattina finisco l’inserimento di mia figlia all’asilo, torno a casa e mi sento a disagio. Non capisco che cos’è finché non realizzo che oggi ho conosciuto l’insegnante di religione di mia figlia. Argh, pensavo che l’asilo scelto non presentasse tale problema, che avrei potuto rimandarlo alle elementari. E invece… e ora, che fare? Questa sera ne parlerò con il marito. Facevo tanto quella che si espone, ma ora mi sento molto a disagio. Sono convinta che siano proprio i primi anni quelli in cui ci si fa influenzare di più. L’istinto è stato subito di chiedere cosa fanno gli altri bimbi… e le meaestre prontissime hanno detto che ci sono loro a fare altre attività perché nell’asilo ci sono anche testimoni di geova, mussulmani… ah beh, siam messi bene. Le farei saltare l’ora di religione per comunque farle passare un’oretta con bimbi che sono altrettanto religiosi. E alla mia bimba cosa chiederebbero? E tu, a che Dio credi? E lei, che non ne ha mai sentito parlare? Boh, sono confusa. Ora ne parlo meglio con le maestre. Vedo se c’è qualche laico convinto o se resta proprio l’unica. Tu alla fine cos’hai fatto?