
Oggi è il 15 ottobre e si parla d’ambiente. In tutto il mondo.
Se ne parla anche qui oggi.
Un po’ a latere, ma se ne parla.
Ho pensato a lungo all’argomento e al taglio di questo post: tecnico, nostalgico, arrabbiato. Alla fine mi sono deciso per il disilluso.
Trovo imprescindibile - soprattutto in Italia e in questo momento storico - parlare di ambiente senza parlare di politica.
In Italia c’è un partito, il partito del Sòla che ride, che fa dell’ambiente e della sua salvaguardia la propria bandiera politica.
Innanzi tutto trovo veramente patetica l’esistenza di un movimento ambientalista. Come dire, “a noi interessa l’ambiente e a voi no”, oppure “noi abbiamo la Verità”. Falso. Tutti siamo interessati all’ambiente.
Il problema è che l’ambiente, in un sistema economico capitalistico-consumistico, non è una business opportunity, ma è piuttosto un ostacolo.
Odio dire così, va contro il mio modo di pensare il futuro, ma credo sia l’unico modo per salvare il salvabile.
La ricchezza ambientale dell’Italia è sotto gli occhi di tutti, data la nostra varia orografia e le differenze climatiche. Il che significa che una politica ambientale in Italia non può essere unica o generalizzata: cioè che è adatto per il Piemonte non lo sarà al 100% per la Sicilia. Il giorno che razionalmente ci metteremo a pensare di salvaguardare l’ambiente - e spero che sia vicino - ne faremo un mercato. Solo il mercato può dare risposte adeguate al nostro patrimonio ambientale.
Fino a quel giorno, le invettive dei vari Pecoraro Scanio, saranno solamente lamenti di chi non sa fare altro che criticare senza proporre reali soluzioni.
Tags: ambiente, blog, blog action day, environment, mercato








15 Ottobre 2007 alle 10:26
Io ci sto pensando a cosa scrivere… arrivo, presto, spero
15 Ottobre 2007 alle 13:14
Sai che non ho ben capito l’essenza del post: non capisco se è anti consumistico/capitalistico, ovvero l’ambiente deve essere protetto dal capitalismo, oppure se l’ambiente, diventando mercato, possa trarre un’opportunità dal capitalismo.
15 Ottobre 2007 alle 13:51
Sarebbe utopistico prescindere, ad oggi, dal mercato. Anche per l’ambiente. Sarebbe fare lo stesso errore degli ambientalisti utopisti che dicono No, senza se e senza ma.
E’ quasi agghiacciante pensare all’ambiente come una merce, ma basti pensare all’acqua: non è già totalmente in mano al mercato?
Tanto vale trovare un compromesso adeguato, che consenta di non svendere anche l’ultimo brandello di vita attorno a noi, ma che riesca a rivalutarlo in una nuova dimensione.
15 Ottobre 2007 alle 14:00
@ Davide: Ska ha fortunatamente esplicitato nel suo commento.
E comunque: “la seconda che hai detto”.
15 Ottobre 2007 alle 14:09
Io invece non farò alcun post a riguardo.
I geni che pensano di salvare il mondo cercando di fare qualcosa per l’ambiente devono mettersi in testa che quel “qualcosa” non è lasciare un bosco a se stesso mentre le piante sane muoiono soffocate da quelle malate o dai parassiti, non è lasciare che il letto del fiume si alzi sempre più facendo esondare il fiume stesso, e non bastano quattro assi di legno mal verniciato per costruire una casa ecologica…
Non so come funzioni nel resto d’Italia, ma qua da me in Brianza gli ambientalisti hanno fatto più danni che cose buone…
15 Ottobre 2007 alle 15:11
più che mercato secondo me la questione è definire bene i diritti di proprietà
per esempio, al mondo si mangia molto pesce e la pesca sta distruggendo la fauna marina.
però si mangiano anche molti polli, e nonostante l’aviaria io non ce li vedo i polli che si estinguono.
la differenza è che nel mare i pesci sono di nessuno, quindi chi pesca è deresponsabilizzato ognuno si fa i cazzi suoi e alla fine però se lo prendono in quel posto tutti. I polli invece stanno nel pollaio, il contadino ci tiene che che il suo pollaio non si estingua, è un capitale.
ecco secondo me la questione principale di gran parte dei problemi ambientali è questa.
15 Ottobre 2007 alle 15:28
qualcosa di molto generico da dire l’ho trovata… ma appena ho il tempo aggiungo anche un po’ di link a materiali vari
15 Ottobre 2007 alle 15:41
ecco. me ne son dimenticato…
15 Ottobre 2007 alle 18:28
L’ultima frase entra di diritto nella mia raccolta: “Qualcosa di più vero non c’è”.
16 Ottobre 2007 alle 11:38
“Falso. Tutti siamo interessati all’ambiente.”
Se specifichi in che senso, ti dirò se concordo o meno.
“Tutti dovremmo essere interessati all’ambiente.”?
Ok.
“Tutti sono interessati all’ambiente.”?
Mi sembra evidente il contrario.
“Tutti noi (gruppo al quale appartengo) siamo interessati all’ambiente.”?
Ci credo bene; comunque bisogna intendersi sul senso.
“Chi espone una bandiera verde monopolizza il tema e si erge a unico difensore dell’ambiente, ma poi sono altri a lavorare davvero”?
Probabile, ma non sarei così drastico e, soprattutto, non generalizzerei al massimo grado.
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Un conto è proporre un ambientalismo estetico-culturale (ce ne sono vari flavors, latori anche di istanze importanti),
un conto è pretendere seriamente che il sistema economico smetta di considerare l’ambiente un’esternalità.
Forse l’ambiente come paesaggio (e come leisure) è ancora fuori dal mercato mainstream, ma l’ambiente come substrato di risorse è già dentro il mercato, e lo sarà sempre più prepotentemente.
Ce ne accorgeremo (aggiungerei un purtroppo).
Bisognerebbe che se ne accorgessero anche certi economisti…
16 Ottobre 2007 alle 12:40
@ Weissbach: nel tuo post sull’ambiente dici che siamo seduti su un ramo e non bisogna tagliarlo. Quel tutti era per esemplificare “tutte le persone ragionevoli e preoccupate per il futuro proprio e della prole”.
Hai ragione dovevo esplicitare.
Difatti l’ambiente non sarebbe esternalità se ci fosse un mercato a regolarlo. Non potresti fare il tuo comodo se ci fosse una proprietà e un interesse economico.
D’altronde, con i buoni propositi non ci stiamo riuscendo.
17 Ottobre 2007 alle 23:07
L’ambiente deve interessare a tutti. Ogni partito dovrebbe avere al suo interno una sezione ambiente. Peccato che molti partiti difendano le antenne di Radio Vaticana che inquinano e provocano il cancro.