La mia mano è più fredda perchè spesso a contatto con il volante che si sa, dopo una notte come questa appena passata, è freddo da farti male alle falangi.
La sua invece è caldissima, l’ha tenuta fino ad ora sotto la coscia per scaldarla.
Il contrasto è piacevole per tutti e due.
Mentre il corpo guida e compie azioni automatiche, sempre le stesse, la mente si stacca, il punto di vista comincia a spostarsi. Verso di lui. Sono certo che il suo sta facendo lo stesso, verso di me.
E realizzo che tra di noi non c’è alcuna differenza, potrebbe essere lui mio padre e io suo figlio, tutti e due incollati al sedile con lo sguardo perso sull’asfalto che scorre, grigio melange, sotto la macchina.
Siamo in perfetta comunicazione.
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31 Ottobre 2007 alle 11:09
Bellissimo momento!
31 Ottobre 2007 alle 12:03
Che lui possa essere tuo padre non c’è dubbio

Ok, ho spezzato la poesia, oggi va così!