
In attesa che tutti i telegiornali, nazionali e non, mi diano conto dell’angelus e delle preziosissime dritte di vita che il papa sa regalarci, riflettevo ancora sull’obiezione di coscienza.
Ieri sera, in proposito, ho avuto una animatissima discussione con un’amica che la pensava più o meno così: “perché vuoi imporre a me farmacista il tuo modo di pensare? Io devo tutelare il più debole, secondo quello che penso e credo.”
Detta così, con questo senso paternalistico e di responsabilità, verrebbe voglia di dargli anche ragione.
Roba da pensare “ma quanto cazzo sono cinico e mostro da non dargli ragione subito?”.
E invece non ha ragione per niente.
L’ha detto bene qualcuno su un blog (non ricordo quale sia, sorry): il farmacista, in questo paese, ha la stessa responsabilità del benzinaio che mi ha fatto benzina per andare a comperare la pillola abortiva.
Il medico prescrive, il farmacista vende. STOP.
Incredibile come in Italia, il paese nel quale individuare il responsabile di un guasto è praticamente impossibile, si ventili l’idea di inserire un estraneo in un processo di questo tipo e caricarlo di responsabilità che non ha.
Il farmacista non ha nessuna responsabilità, sia chiaro una volta per tutte.
Perché se l’avesse per la pillola abortiva l’avrebbe per qualsiasi medicinale che ha effetti collaterale in gravidanza. Così come l’avrebbe anche l’ortolano che mi vende due etti di prezzemolo e l’avrebbe anche il droghiere che mi vende un set di coltellini Kaimano che potrei destinare ad altri usi piuttosto che al taglio di una succosa bistecca.
E una cosa va detta, perché mi pare che in pochi l’abbiano esplicitata.
Come cazzo fa il farmacista a sapere con certezza che il compirò il gesto di prendere la pillola maledetta?
Se la guardiamo in quest’ottica, allora, viene fuori il disegno, il sotto testo delle parole di Ratzinger.
La donna non è una persona ma è un’incubatrice, incapace di intendere e di volere, che va tutelata da se stessa. Posta davanti a delle scelte, ella sceglierà sempre il Male, come la Storia ci insegna.
Non le è dato il beneficio del dubbio.
Quello è un privilegio che solo ai Don Gelmini di turno viene concesso.
La comunità, quindi, è chiamata, con tutti i sui araldi ed estensori, a proteggerla da se stessa.
Tags: aborto, donne, farmacisti, libera scelta, obiezione di coscienza








4 Novembre 2007 alle 14:13
il problema è che tu dai una valenza istituzionale e pubblica al farmacista, quasi come se fosse un ufficiale di marina, un giudice di tribunale o un medico di un pronto soccorso, ma per me il farmacista è come l’ortolano che vende due etti di prezzemolo o il droghiere il set di coltelli Kaimano.
Questo è il problema.
Se per me il farmacista fosse un giudice pagato dallo stato, ovviamente ti darei ragione. Ma per me non lo è.
4 Novembre 2007 alle 14:15
Non avrebbe senso neanche nel mercato perfetto prendersi responsabilità che non si hanno.
E la legge deve impedire strumentalizzazioni di questo tipo.
ADDENDUM: e poi non è questo il punto secondo me. Parlare della libertà del farmacista e non parlare delle libertà dell’acquirente (che qui è quello che fino a prova contraria paga, e il cliente ha sempre ragione no?) mi pare proprio inaccettabile.
Inutile dire che col mercato perfetto bla bla bla, se n’è già parlato da te.
4 Novembre 2007 alle 16:25
Ma infatti mi stavo proprio chiedendo se qualcuno ci pensa mai alla libertà degli acquirenti…
4 Novembre 2007 alle 20:01
Fabristol: ma per te lo Stato può chiedere ai farmacisti, per esempio, di possedere delle nozioni (anche minime) di farmacia? Può sottoporre i macellai ad ispezioni igieniche? Può chiedere ai barbieri di tenere esposti i prezzi? Oppure non deve mai interferire con un commerciante?
4 Novembre 2007 alle 20:12
Uhm… Io sono pienamente d’accordo con te, s’intenda, ma trovo il tuo argomento poco convincente. Insomma, allora potremmo considerare una qualsiasi prestazione di un medico un “servizio venduto” in senso lato (e pagato con le tasse) e quindi impedire ai medici di compiere l’obiezione di coscienza per quanto riguarda l’aborto…
Per me l’unico argomento valido è: non può essere che un medico sia costretto a vendere la pillola del giorno dopo; ma non può nemmeno essere che io per errore (e non per stupidità: magari un difetto di fabbricazione in un preservativo) mi ritrovi con un figlio indesiderato che non posso mantenere solo perché l’ha deciso un farmacista.
Insomma, se gli costa tanto dartela di persona, che metta un distributore automatico e amen. Anche se dopo temo che molti ragazzini sprovveduti possano farne incetta e poi pentirsene… Insomma, è una questione complessa. Tenderei a non vedere nel farmacista un “mercenario” a tutti costi, oppure un mero mezzo alla pari del benzinaio… Di questo passo la madre di un assassino verrebbe ella stessa condannata di omicidio…
Il punto è, come sempre, individuare la linea di discrimine… E dopo questo lungo commento, sono ancora più confuso di prima. Sorry!
4 Novembre 2007 alle 20:37
@ thelondoner: infatti l’obiezione di coscienza (che ribadisco non mi piace) la sopporterei solo nel caso del medico, in quanto è parte attiva nella distruzione del feto.
Cedere alle richieste dei cattolici poi, qualora anche chiedessero le macchinette che in un primo momento mi sembravano la soluzione, lo trovo politicamente suicida.
4 Novembre 2007 alle 23:36
Per Giuseppe:
“per esempio, di possedere delle nozioni (anche minime) di farmacia? Può sottoporre i macellai ad ispezioni igieniche? Può chiedere ai barbieri di tenere esposti i prezzi? Oppure non deve mai interferire con un commerciante?”
Sì certo ma non vedo cosa c’entri con la vendita del prodotto.
Un macellaio può avere ispezioni sanitarie dallo stato ma allo stesso tempo può decidere di vendere solo carne di manzo e pollo perchè musulmano. O se è un barbiere Sik può esporre i prezzi ma non tagliare i capelli e la barba a zero ai propri clienti perchè va contro la sua religione.
O tra i tanti commercianti, un esempio a caso, il farmacista deve avere una licenza, una laurea, ma può tranquillamente decidere di non vendere quel tipo di scatolette.
Giuseppe, me la hai data su un piatto d’argento!! ;))
5 Novembre 2007 alle 00:24
ANSA: Di Pietro: “Dopo aver letto il Blog di Capemaster credo che sia doveroso arrestare tutti i benzinai che fanno benzina a quelli che vanno ad ammazzare qualcuno”.
5 Novembre 2007 alle 00:32
Torniamo sempre lì. Al concetto di farmacia.
Vabbè, lasciamo stare.
Parliamo di cose serie: sei così sicuro che in un mercato farmaceutico perfetto io possa reperire il farmaco che voglio?
Leggi questo post di Titollo. Illuminante per certi versi, anche per la questione che stiamo dibattendo.
5 Novembre 2007 alle 00:32
LOL @ Robinik !
5 Novembre 2007 alle 10:39
Fabristol: una volta ammesso che lo Stato possa dettare in alcuni casi come un commerciante vende un prodotto, perché mai non si dovrebbe ammettere che possa imporre - sempre in alcuni, specifici casi - anche cosa vendere? La religione non fa la differenza: al droghiere giainista che lascia gli scarafaggi indisturbati nel proprio magazzino lo Stato fa chiudere il negozio - e giustamente.
Nel caso del macellaio o del barbiere lo Stato non interviene per un motivo che in realtà, mi pare, non ha niente a che fare con un supposto diritto alla libertà di coscienza: perché si immischierebbe in decisioni di ordine economico (se a me non conviene vendere carne di maiale, l’obbligo mi causerebbe un danno) riguardo a beni che non sono percepiti come essenziali. Ma nel caso della salute abbiamo appunto a che fare con un bene fondamentale: mi pare che anche tu sia d’accordo sul fatto che lo Stato deve garantire comunque la disponibilità dei farmaci. Altrimenti mi può capitare di avere bisogno urgentemente di un farmaco salvavita, e di imbattermi in un farmacista che mi guarda storto e mi dice che è stato sperimentato sugli animali, e che lui in coscienza non me lo può vendere.
Se il modo più semplice per garantire quella disponibilità è di imporre un obbligo di legge (che il farmacista conosce già al momento in cui si iscrive a Farmacia, e che è liberissimo di rifiutare, dedicandosi ad altre attività), ben venga l’obbligo di legge.
5 Novembre 2007 alle 11:03
Eh già.
Vogliamo parlare delle tante contestabili medicine che il farmacista vende?
E se il farmacista fosse contrario, chessò, agli psicofarmaci? O all’uso smodato che la maggior parte delle medicine, dalla tachipirina all’aulin, prodotti apparentemente innocui (perchè la società ci insegna a viverli così)?
5 Novembre 2007 alle 12:08
infatti, tutti a tutelare la libertà di coscienza del farmacista.
E alla mia chi ci pensa?
5 Novembre 2007 alle 14:18
ai farmacisti intelligenti (anche quelli cattolici) che sono chiamati in causa, il compito di sapere qual è il loro COMPITO e tenere la chiesa al loro posto. Fa scalpore la notizia a Torino, la mia città, di un farmacista (uno solo) che segue i dettami della chiesa non vendendo neppure preservativi. Fa scalpore. Ma quanti sono questi invasati? Obiettivamente quanti farmacisti faranno ciò che il XVI chiede loro?
E allora sarà l’ennesimo segnale che LA CHIESA HA PERSO. Che è un morto che parla.
Intanto il mondo va avanti.
5 Novembre 2007 alle 22:44
“Intanto il mondo va avanti” ma l’Italia va indietro: dalla pma, all’eutanasia, al diritto di interrompere le terapie, al divorzio breve, per esempio.
5 Novembre 2007 alle 23:57
oh, ma c’è almeno un farmacista tra di voi? no, perché se no mi sembra che qui si diano opinioni a “cdc”. Se non ci mettete l’aspetto pratico del problema, il problema stesso mi diventa “sega mentale”.
@Fabristol:
1) Il farmacista è un mestiere non liberalizzato. Non ci si può mettere a fare il farmacista se non si possiede la licenza, e licenze nuove non ne vengono emesse. Quindi, o comprate la farmacia da uno che ce l’ha oppure non potete mettere su una vostra farmacia.
2) Quindi, se per un caso del destino tutti i farmacisti in città fossero cattolici oltranzisti, e vigesse l’obiezione di coscienza, certe medicine non si potrebbero avere, con o senza ricetta, limitando in maniera direi eccessiva la libertà dei non cattolici. E un caso limite, ma possibile.
3) Potrebbe sorgere un bel mercato illegale. Ci sono sostanze che fanno abortire anche in altri farmaci legali usati impropriamente. Il farmacista, insospettendosi, potrebbe rifiutarsi di dare questi altri farmaci oltre alla cosidetta “pillola del giorno dopo”. E così via.
A tutto questo aggiungo: se le gerarchie ecclesiastiche sono contro l’aborto, PERCHE’ NON SI RIVOLGONO DIRETTAMENTE ALLE PECORELLE SMARRITE INVECE DI RIVOLGERSI AI FARMACISTI (E AI MEDICI, AI POLITICI, ETC.). Se io sono cattolico e pecco, ne rispondo davanti a Dio, e non di fronte al mio farmacista. Se il farmacista ha problemi di coscienza, che si trovi un altro lavoro.
6 Novembre 2007 alle 01:30
“A tutto questo aggiungo: se le gerarchie ecclesiastiche sono contro l’aborto, PERCHE’ NON SI RIVOLGONO DIRETTAMENTE ALLE PECORELLE SMARRITE INVECE DI RIVOLGERSI AI FARMACISTI (E AI MEDICI, AI POLITICI, ETC.)?”
A causa della natura intrinsecamente fascista del cattolicesimo, che usa lo strumento della coercizione dall’alto per irregimentare le pecore.