{ capemaster }

il blog che una volta aggiornavo

Stanco

Ho sempre pensato, e da qualche parte devo anche averlo scritto o commentato, che chi ha dei “numeri” debba giocare la sua partita nel suo paese d’origine.
Non ho mai cercato una sistemazione all’estero – e con questo non sostengo di avere dei numeri, anche se all’estero ci sono stato e so quello che mi perdo. Ne facevo vessillo ideologico e comportamentale, forse perchè giovane padawan e poco esperto delle cose del mondo.

Dico “facevo” perchè ho cambiato idea.
In realtà, da quando scrivo sul blog, ho cambiato idea su un sacco di cose; è cambiata persino la mia visione politica, contrariamente a quanto potessi pensare un paio d’anni fa.

Non penso più che chi ha dei numeri debba giocare la partita in Italia, ma anzi penso che ha il dovere di andarsene.
Pensare di passare altri cinquant’anni in questo paese mi distrugge completamente la prospettiva di vita. Svegliarsi per altri 18000 giorni per avere l’assoluta certezza che non cambierà mai nulla, non vi spaventa un pochino? Non c’è uno spiraglio di cambiamento né di contenuti né di mentalità.

In qualsiasi settore s’è persa la spinta a migliorarsi e a migliorare. Citatemi un solo esempio nel quale questo paese eccelle. [criminalità non vale]
E noi, quelli dei blog, che volevamo cambiare il mondo e la politica, non siamo che poveri illusi. Seduti al banco di un bar d’elite – arredato minimal e con musica trendy in diffusione – gustando un tè verde comprato on-line dissertando con aria faceta sull’uovo e la gallina, mentre fuori tutto va in malora.

Vi saluto quindi, mentre il panfilo affonda, con un “è stato un onore suonare con voi”.

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32 Comments

  1. Ci vediamo su a Berlino?

    Prendiamo case vicine? Io un loft e tu e Michela una villetta con la casa sull’albero per Lorenzino?

    …o forse è meglio Monaco?

  2. Quoto ogni tua parola; il fatto poi che la qualità del nostro lavoro non sia più importante fa sì che quelli che “migliorano” (o che semplicemente ottengono un posto a tempo indeterminato) siano solo i leccaculo… E se non hai scelta e devi mantenere famiglia ti ritrovi a subire le posizioni lavorative più degradanti pur di portare a casa lo stipendio. E’ uno schifo.
    L’unico dubbio è proprio sulla destinazione: cerchiamo un paese civile, che vuol dire avere strutture pubbliche funzionanti per tutti; la Svezia è stata esclusa perché odiamo il freddo perenne; dopo aver visto Sicko di Michael Moore stavamo facendo un pensierino sulla Francia; lì poi quando c’è qualcosa che non va s’incazzano duro, mica scherzano. Avete altre idee? Forse il Canada? Anche Berlino mi sembra un po’ troppo fredda; poi i tedeschi non è che ci amino troppo… non che i francesi stravedano per gli italiani, però qualche chances in più forse ce l’abbiamo

  3. Eh no dai.
    Così ti togli qualcosa di buono e anche a noi!!
    Non siamo solo poveri illusi.
    O forse sì, ma meglio che totamente disillusi.
    Andare, ma andare dove?
    E a fare cosa?

    Il bello degli altri paesi è, tra le altre cose, che non sono il tuo.
    Inevitabilmente ti incazzi meno.
    A parte le opportunità che in certi casi sono maggiori, ma non sempre.

  4. Sottoscrivo, parola per parola. La realtà è che viviamo in un paese in declino. Rapido declino.

  5. Purtroppo mi trovo a condividere quanto scrivi. Anche io in crisi nera, per tutto ciò che riguarda la visione della vita e il credo politico…solo che io non me ne posso andare, per motivi di famiglia e di lavoro. Guardo la porta, la vedo chiusa e mi sento stanca e depressa. Che si fa?

  6. mi pari un tantino demotivato. e ti capisco. Io al lavoro vivo la tua stessa situazione. Uno schifo, credimi. ma ho una vita così viva e caotica all’interno del mio nucleo famigliare da renderla allucinante e fantastica per i prossimi 18000 giorni. sempre che riesca a campare

  7. Ce l’ho io l’attak, quindi non provarci nemmeno, right?

    Non è vero che tutto si aggiusta, ma è vero che si possono aggiustare quelle piccole parti di noi stessi che si sono spezzate. E le uniche su cui abbiamo il controllo.

  8. ricordati una cosa, il problema è di chi se lo pone!

  9. Condivido appieno.
    L’Italia, a mio parere, non ha futuro. Il futuro dei giovani é in mano ad una classe politica “geriatrica” (come l’ UK Times li ha definiti qualche tempo fa) che con le loro disastrose politiche non ha nessun altro effetto tranne quello di aumentare (se mai ce ne fosse il bisogno) il qualunquismo, soprattutto nei giovani, e di far regredire il paese.
    Trovare lavoro all’estero é un’ ottima scelta. Almeno con le tasse non ci si paga lo stipendio a BerlProdMastBossBond eccecc. E’una bella soddisfazione!!
    Suggerirei Nord-Europa ed Australia (devo ammettere che gli USA non mi convincono molto…)

  10. la prospettiva di un trentenne è quella di mantenere con almeno metà dei frutti del proprio malfermo lavoro per i prossimi cinquant’anni due pensionati cinquantenni che arrotondano con qualche lavoretto in nero.
    come si può essere fiduciosi e motivati al duro lavoro, all’impegno ed al sacrificio quando fruttano solo incenso da bruciare sugli altari ideologici del parassitismo sociale? ah, no scusate, si chiamano equità sociale e redistribuzione del reddito.

  11. Ti dico la mia, visto che sono un diretto interessato del tuo post.
    Anch’io un tempo pensavo che chi fosse bravo non dovesse partire, per fare qualcosa per la Patria. E cazzate del genere…
    Ma all’epoca non era un libertario… hi hi hih
    Ti risparmio la mia storia in Svezia e qui in UK e le differenze abissali che ci sono tra loro e il nostro paese (d’origine). Puoi immaginare. O forse no, visto che la cosa migliore sarebbe viverci per anni.
    Quello che voglio e’ realizzare me stesso, nella carriera, conoscenza, epserienze ecc e questo e’ impossibile in Italia. Ripeto: impossibile.
    Non esistono alternative per gente come me.
    La mia vita e’ piu’ semplice, migliore, sono felice, quando in Italia era tutto difficile, peggiore ed ero triste. Basta questo.
    Cio’ non significa che non tornero’ in italia.
    Questo per me e’ solo un periodo di preparazione. Poi tornero’. Ho voglia di cambiare qualcosa. Prima cosa le persone introno a me, famiglia, amici. Poi se possibile fare qualcosa anche per la mia citta’. Anche se non e’ politica diretta non importa. Associazionismo? istruzione? insomma voglio riportare tutto quello che ho imparato qui, in Italia.
    Certo non si cambia il paese cosi’, ma almeno le persone a me piu’ care forse si.

    E comunque se dovessi venire qui in UK a casa mia sei sempre very welcome.. ;) )

  12. non lasciatevi condizionare troppo dalla politica, la vita è ben altro!

  13. Sono stato molto preso da questo tuo post.

    Alcune persone che conosco e che sono andate a lavorare all’estero subito pensavano di tornare, ora posticipano sempre più il ritorno.

    Tempo fa parlavo con un’amica svedese che aveva abitato in Germania, Francia, Canada e Spagna oltre che Italia.
    Dell’Italia non riusciva a parlarne bene: a parte la convivialità delle persone il resto lo ha percepito come statico, immobile.

    Io credo che restare in Italia significhi accettare una situazione immobile. Questo immobilismo comporta milioni di effetti negativi. Il cambiamento difficilmente avverrà qui, da noi. Perchè si dovrebbe cambiare la testa della maggiorparte di noi.

    PS: complimenti per la chiusura del post, è sublime.

  14. @ tutti: grazie per la manifestazione di affetto.
    Avevo bisogno di “togliermi sto post dalla scarpa”, era un po’ che lo covavo.
    Non so se smetto di scrivere, certo è che non ne vedo più il senso.
    Di scrivere in realtà non si smette mai a meno di non spegnere il cervello e i pensieri.

    @ Fabristol: cogli, insieme ad altri, nel segno.
    Sembra tutto immobile, congelato. Siccome oggi sono anche pessimista aggiungo che riportare qui quello che si è imparato forse equivale a farlo morire.
    Mancano l’humus, i soldi, l’apertura mentale. Stando all’università ho il privilegio di osservare da vicino le nuove leve, i nuovi studenti…
    Che dire… ce n’è uno su cento che s’interessa e che ha un background adeguato. Siamo messi malissimo.

    Aspetto senza ansia l’Argentinizzazione dell’economia (già iniziata, solo l’euro per ora ci da una mano) e la completa abdicazione della politica.

    Ci vorrebbe un po’ di dittatura militare, ma anche loro hanno le pezze al culo e non credo saprebbero da dove cominciare.

  15. Condivido ciò che dici Cape e ammiro la tua determinazione. Io non me la sento di andar via. Tu che hai le capacità puoi farlo e ti dico ciò che direi a mio figlio: vai. Si vive una volta sola e se si può si deve vivere al meglio.
    Però il blog portatelo dietro, per favore! ;)

  16. @Barbara: per esperienza personale posso dirti che i tedeschi adorano alla follia la cultura italiana… di solito hanno la tendenza a non amare gli italiani proprio perché non sono più portatori di quella cultura, ma solo di cafonaggine ed inciviltà…

  17. Non so, io mi trovo nella condizione in cui se volessi andarmene dovrei cominciare a pensarci (scusa lingua italiana per questo periodo): laurea in vista (marzo I hope), nel 2009 in teoria comincierei la specializzazione.
    Posso rimanere nell’incasinatissimo e provinciale reparto in cui sto facendo la tesi, o guardare all’estero.
    La tentazione di rimanere è forte, e non è solo pigrizia. Io nel caos mi ci trovo bene… quello italiano è per il momento improduttivo, ma non si sa mai, potrebbe essere terreno fertile per questo o quel fenomeno rilevante su scala globale (tipo rinascimento, o fascismo, o mafia).
    Il fatto è che così, a pelle, mi ispirerebbe semmai andare in qualche paese incasinato come o più dell’Italia (tipo il Brasile o gli Stati Uniti) che non in qualche paradiso socialdemocratico.

    Certo per me la fuga non è quella via maestra che è per chi fa ricerca… mi trovo, bene o male, nel contesto di un sistema sanitario funzionante, e farsi prendere fuori non è una passeggiata. Però mi rimane l’impressione che l’Italia (o addirittura: la mia città) sia il posto migliore per vivere. Magari non per avere una famiglia, o fare un lavoro decente, ma vivere sì.

  18. @ Ed: l’idea c’è… ma ci sono anche impedimenti.

    @ Cachorro: gli States? Se ti sente Robinik!! :D

  19. Avevo i numeri, non li ho sfruttati, starò per sempre a pentirmene… ora i numeri non li ho più. Vattene ma non smettere di scrivere.

    ps = non sono stanco, sono logoro e sfinito. Mi sento come “loro”.

  20. “Cachorro: gli States? Se ti sente Robinik!!”

    Criminalità, conflitto politico infuocato, città caotiche… fuck Sweden, se me ne devo andare voglio l’Italia al quadrato, non un pensionato svizzero. Neanche la California… NY, Chicago, Baltimora, Atalanta.
    Sennò l’America Latina.

  21. Anche secondo me i tempi sono positivamente maturi per una dittatura. Però sono contrario a quel che dice Mico. L’Italia non è in rapido declino. E’ – ed è molto peggio, pensateci – in declino morbido. Un crollo verticale causerebbe una rivoluzione, nel bene o nel male. Ma così ci si spegne e basta, senza neanche accorgersene.

  22. Direi che moda e design non vanno poi così male.
    Il che vuol dire che siamo le farfalle inutili dell’occidente depresso.

    Non è poi così male.

  23. Come fai a sapere che ti rimangono esattamente 18000 giorni ancora?
    E comunque non ho mai pensato che con un blog si potesse cambiare il mondo e la politica… anche se il pensierino di trasferirmi l’ho fatto pure io.
    v

  24. Cape, io il passo l’ho fatto quand’ero gggggiovane. E ora non tornerei indietro neanche a fucilate.
    Se ti serve una mano (anche per Velenero, eh) per passare in terra teutonica, parliamone…

  25. forse un po’ troppo nero questo post, pero’ anch’io di momenti neri ne ho avuti in italia. me ne sono andata e non credo che ritornero’, almeno ora come ora vista la situazione non riesco nemmeno a immaginarlo.
    in bocca al lupo…

  26. EH NO! EH NO! FERMI TUTTI! Dai, cape, io da poco ho iniziato a usare i feed e ti leggo con (piacevole) regolarità. Così non si fa.
    Io oggi ho avuto una giornata quattremenda (un punto più che tremenda. Oddio, che puttanata), ma il blog è un pensiero che mi rilassa. Magari vedila in quest’ottica, se ti va. Te la presto. Basta che non me la rompi. E si chiama Pietro.

  27. @ Velenero: i tedeschi hanno un rapporto di amore/odio con noi come con gli spagnoli: adorano il nostro cibo, il nostro clima, la nostra cultura, però non ci sopportano… come dargli torto se in effetti pure noi poi vogliamo scappare:))

  28. Caro Cape non sei l’unico a vederla così… qualcuno già diversi anni fà cantava:
    “Eravamo quattro amici al bar
    che volevano cambiare il mondo
    destinati a qualchecosa in piu’
    che a una donna ed un impiego in banca
    si parlava con profondita’
    di anarchia e poi di liberta’
    tra un bicchier di coca ed un caffe’
    tiravi fuori i tuoi perche’ e
    proponevi i tuoi faro’…”
    Ma poi sappiamo bene (credo) come continua la song!

  29. E’ difficile parlare degli argomenti che tu tratti di solito, in questo periodo. Son d’accordissimo. Viene molta rabbia, sembra che sia tutto un copione meticolosamente costruito, e noi siamo la’ ad arrabbiarci come formiche. E’ come se ci stessero svaligiando la casa mentre noi stiamo in salotto ad arrabbiarci perche’ Bruno Vespa ha la cravatta nera. Ciao Cap.

  30. Quant’è tristemente vero questo post!

  31. purtroppo si sa che in italia quasi tutto fa schifo sopratutto in questi ultimi 10 15 anni, ma alla fine è anche una abitudine che ci siamo portati nella storia ad essere un po mal visti da tutti, io credo che la causa di tutto per cui qui non migliorerà mai niente è la nostra mentalità di merda che abbiamo, siamo una nazione fatta di coglioni che ci crediamo emancipati ma poi siamo ancora tanto indietro, abbiamo ormai rovinato questa bella nazione che era fino a 20 anni fa, meno male che almeno il paesaggio, quello non cambierà mai !!

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