Ricercatore fannullone sprecone

Mi fa un sacco di pena chi tenta di difendere la “Riforma Gelmini”. Sul serio.

Chi difende la “Riforma Gelmini” che non ha la minima idea di cosa sia l’Università e dei suoi problemi. Perché ne ha parecchi - vero - ma non si affrontano i problemi semplicemente ignorandoli o rimuovendoli senza dare una soluzione. Un po’ come curare una malattia uccidendo il paziente.

Ad esempio si taglia indiscriminatamente senza tenere conto di alcun parametro di efficienza. E uso efficienza non a caso: all’Università non si fanno i bulloni, cari i miei piccoli propagandisti.
All’Università si dovrebbe avere la pretesa di formare persone migliori, che se anche non fanno ricerca o non insegnano, abbiano dalla loro una preparazione culturale di superiore livello, e non di livello superiore…

Ma la politica da 15 anni ha deciso che i suoi interessi sono altrove, in banche e serbatoi industriali di scarso livello, ed ha affidato a persone mediocri la riforma del settore. Persone che hanno monetizzato il sapere con debiti e crediti, incrementato le sedi Universitarie per puri fini clientelari invece di potenziare le pre-esistenti già ridondanti. Come con le Provincie: tutti contrari, ma si raccolgono firme per istituirne altre.

15 anni di sfasci, di tagli ai fondi e di valutazioni di merito sul numero di laureati… ma per piacere!

E dopo 15 anni si arriva alla Gelmini, fantoccio sacrificale da immolare al posto del vero sceneggiatore: Tremonti. Si è deciso che per mandare avanti il baraccone si spendono troppi soldi e quindi le Università devono diventare Fondazioni, così si mantengono da sole. Non è un caso che proprio a qualche mese dell’approvazione della possibilità di diventare tali Enti alcuni atenei dichiarino bancarotta, no?

Infatti non è neanche vero che questa Riforma non Riforma non ha una sua idea, un suo impianto ideologico. Ce l’ha eccome. Togliamo i soldi a tutti, e vediamo chi sopravvive.

“Ne resterà soltanto uno“  …  ZAC!

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8 commenti a “La politica del Kurgan”

  1. MyAvatars 0.2 cattivo maestro scrive:

    Carissimo, concordo con quanto hai scritto nel tuo post, tranne su una cosa: il nomen. Non è neanche lontanamente appellabile “riforma”. Sono tagli e tagli. Indiscriminati. Senza nessuna idea sotto, se non quella che segnali tu: la selezione naturale. Solo che non è detto che le più sofferenti dal punto di vista economici siano le meno brave. Spesso sono solo le più piccole. Non è proprio la stessa cosa. Da un governo mi aspetterei una riforma. Da un governo che ha cinque anni ancora davanti, mi aspetterei studio e riflessione, tavoli tecnici e menti lucide. I tagli invece denotano un disinteresse verso l’istituzione universitaria. E’ questo l’aspetto più preoccupante.
    Ti volevo segnalare che sulla questione dell’università ho preparato un dossier con una selezione dei miei post. Per cercare almeno di informare sulle conseguenze di queste misure: http://occhichesannoguardare.m.....rsita.html

  2. MyAvatars 0.2 Weissbach scrive:

    Del resto il motto del nostro è Dio, Patria e Famiglia.
    Guarda i gigli dei campi e gli uccelli del cielo; mica fanno ricerca.

  3. MyAvatars 0.2 Weissbach scrive:

    Mi torna, ricorrente, un flashback del 2001 prima delle politiche.
    Un amico (che stimo molto) lamenta la scarsa cura che per la ricerca ha avuto il centrosinistra e mi dà qualche dato.
    Io gli rispondo (perché so dove vuole parare) che se lui spera che gli altri facciano meglio, beh, lo spero anch’io, senza ironia, ma non mi faccio illusioni.
    ——–
    Dopo quasi otto anni le cose sono andate peggio di quanto temessi: gli atteggiamenti si sono inaspriti e il ciclo si è accelerato.
    Devo dire che il segnale più deprimente - a livello strategico - non lo danno i politici (quelli li abbiamo già persi da tempo), ma Confindustria.
    Persino nel piccolo le aziende tengono sotto le suole non dico la ricerca, ma la semplice formazione.
    Non lo dico per interesse personale, anche se è vero che è quel che faccio per vivere; mi fa male sapere (vedere) quanto gli uffici tecnici guadagnerebbero in produttività e competitività con investimenti anche modesti in cultura.

  4. MyAvatars 0.2 capemaster scrive:

    @ cattivo maestro: sei da molto tempo nei miei feed, ti seguo sempre con interesse!
    Riforma l’avevo virgolettato apposta ;)

    @ Weissbach: LOL al primo, SOB bal secondo.

  5. MyAvatars 0.2 valentina scrive:

    Speriamo che quell’ “uno” non sia lo psiconano!

  6. MyAvatars 0.2 Andrea scrive:

    Per dovere di cronaca.

    La ” profezie ” di Calamandrei. Posto un passaggio del discorso pronunciato da Piero Calamendrei al 3° Congresso dell’associazione a Difesa della Scuola Nazionale. Era l’11 febbraio del 1950 a Roma. ” Questo uomo 58 anni fa aveva capito tutto “.

    “Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione , non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.
    Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi, ve l’ho già detto, per rovinare le scuole di stato.
    Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.
    Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”.

    (Pubblicato nella rivista Scuola Democratica, 20 marzo 1950).

  7. MyAvatars 0.2 Cachorro Quente scrive:

    Non c’entra nulla con la Gelmini, ma a me piacerebbe spiegare agli sceneggiatori di Highlander che
    a) Kurgan non è il nome di un popolo, ma il nome russo che indica un certo tipo di tumuli funerari, con cui viene indicata una supposta civiltà preistorica
    b) tale civiltà poteva non essere caratterizzata da atmosfere da Club Mediterranèe ma, secondo la maggior parte degli archeologi e glottologi, è la culla della lingua e cultura indo-europea (che unisce popoli celtici, germanici, slavi, indo-iranici e anche i buoni greci e romani).
    Capisco che all’epoca i cattivi dovevano geograficamente essere localizzati oltre-cortina, ma almeno potevano tirare in ballo i Tartari o i temibili Rus!

    Per quanto riguarda invece la Gelmini: mi ha fatto piacere vedere la grande mobilitazione, specie dove non si è fatta imprigionare da logiche ammuffite, in genere civile e spiritosa, come sarebbe piaciuta a me quando ancora facevo un po’ di politica attiva. Ma la sensazione prevalente è quella del canto del cigno dell’università in un paese definitivamente in declino.

  8. MyAvatars 0.2 angelmclove scrive:

    VELTRONI LEADER DI UN POPOLO NON COESO

    Ne parlo nel mio blog (link utile di kay rush), vieni a trovarmi.

    Angelo D’Amore

    nonsolonapoli

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