Credo di appartenere alla generazione più commercialmente sfruttata dell’universo.
Prima il fumetto.
Poi le raccolte.
Poi le figurine.
Poi i gadget.
Poi il film e ovviamente il VHS.
Poi il sequel e il DVD del primo e del sequel.
Poi la reiedizione speciale dei fumetti.
Poi la colonna sonora rieditata.
Poi la versione director’s cut.
Poi il Blu-Ray che se vede meglio e se sente non te dico.
Poi il prequel della serie.
Poi la raccolta della trilogia.
Ed è inutile dire che ce li siamo ciucciati tutti, dal primo all’ultimo.
Quand’è che abbiamo smesso di imparare da una storia o da un’opera d’arte per concentrarci sul mezzo della sua diffusione?
1 aprile 2009 at 10:55
Quando il mezzo della sua diffusione è diventato cultura e progresso, anzi la sola cultura ed il solo progresso.
1 aprile 2009 at 11:11
credo sia frutto della sporporzione fra tecnica e creatività che si è venuta a creare negli ultimi due decenni. Semplicemente, troppa tecnologia e troppi canali di diffusione rispetto alla mera quantità delle opere d’arte in circolazione. Per non parlare delle idee, zombificate e rescuscitate da anni e anni con nuovi personaggi, una nuova veste, una nuova tecnologia, un nuovo attore, un nuovo mastering.
Poche idee= Poca varietà=poca creatività
Tanta postproduzione= tanto marketing= tanta diffusione a tappeto
Credo sia il grande fallimento di questi ultimi vent’anni. Non essere riusciti a creare nuove mitologie. O meglio. Creare dei che durano una settimana per essere spodestati da altri dei, e che quindi nessuno ricorderà. Ma a loro che gli frega. Il box office parla chiaro, i soldi li hanno fatti…. e se qualcuno vuole ascoltarsi o vedersi un classico c’è sempre l’ “edizione ultimate-speciale-giurochequestaèlultimavolta” di una qualche opera random uscita nel 1987.
nel frattempo
1 aprile 2009 at 12:34
storpiando fight club, mi viene da dire
“tutto è una cover, di una cover, di una cover, di una cover….”
2 aprile 2009 at 15:11
“Poche idee= Poca varietà=poca creatività
Tanta postproduzione= tanto marketing= tanta diffusione a tappeto”
Io penso invece che tutti questi eccessi stiano portando a una sana Riforma di stampo luterano. Il cinema pop-corn è sempre esistito, e in questo periodo è rappresentato soprattutto dalle “saghe” (risparmi sulle location, sugli attori, sui diritti d’autore alla sceneggiatura se da una storia fai tre o più film, vedi Harry Potter, Narnia, I pirati dei Caraibi…). Ma si sta tornando anche a fare cinema vero, lavorando e sperimentando ad esempio sulla fotografia e non solo in post-produzione (la pletora di film dai colori seppiati, de-saturati, lividi che sembravano un obbligo nella cinematografia di inizio millennio): sia in digitale (Michael Mann) che in analogico (vedi lo splendido “Non è un paese per vecchi”).
E al di là della tecnica, vedi anche un film stupendo come “The wrestler”.
E ora mi aspetto che qualche regista giovane faccia qualcosa di nuovo anche nell’ambito del genere, vedi horror o fantascienza… non si sa mai che tra il prequel del sequel di Star Trek (che tra l’altro vado a vedere di sicuro) e la ventottesima riedizione di Blade Runner spunti un nuovo Guerre Stellari.
2 aprile 2009 at 23:36
imho c’è un rapporto dialettico tra messaggio e medium, vabbè non dico niente di nuovo, comunque il medium è importante appunto perchè permette determinate cose, non è mica un caso se per avere un film del signore degli anelli anelli decente sono dovuti passare 50 anni.
ecco, seconde me il cine attuale è piuttosto obsoleto, e pure i libri (ma di meno) credo che nel futuro avremo molti serial, lunghio come libri ma multimediali come i film.
forse in un lontano futuro si fonderà anche la saggistica e il documentario, e avremo lunghissimi documentari monotematici.
3 aprile 2009 at 18:30
… negli anni ottanta…. (ed è da allora che tutto sa di “già visto, già sentito…”)
Saluti
Andrea