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il blog che una volta aggiornavo

Sacri riti

Che magia e che trasporto in quei pomeriggi passati seduti davanti allo stereo, con la cuffia in testa e il caos attorno. Pensavamo alla scaletta, cercavamo di farci prestare il disco o la cassetta che ci mancava per poi mettere in fila brandelli di testo, bpm e atmosfere secondo una logica tutta nostra, ma raffinatissima.
La speranza era che anche il destinatario se ne accorgesse e apprezzasse.

Da non sottovalutare l’aspetto tecnico: prima dell’Mp3 e del masterizzatore a basso costo, regnava il nastro. E dovevi stare attento al lato, al minutaggio, allo spazio tra un pezzo ed un altro, al Dolby, al Cromo e quant’altro.

La cosa che amavo di più, personalmente, era scrivere i titoli dei brani, gli autori e dare un nome al manufatto artigianale che stavo producendo. 
Ci voleva veramente un sacco di tempo a farne una che volesse significare qualcosa. Anche una settimana ci voleva.
Ma alla fine eri fiero di quello che avevi fatto, tant’è che ti veniva voglia di doppiarla. Non l’ho fatto mai io, ho sempre pensato all’equazione “una compilation = un destinatario” come ad una legge non scritta, anche se qualche volta avrei proprio voluto violarla.

Era un rito, un sacro rito, che officiavamo soprattutto noi uomini per gli amori di turno.
Brucianti e perfetti come le nostre compilation.

 

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12 Comments

  1. Quando organizzo una cena o un festino, preparo sempre un tappeto musicale per la serata, ovviamente prendo gl mp3 e li schiaffo su un pennino usb…

    E fa piacere quando, di tanto in tanto, uno degli ospiti dice: “Che figata sta musica! Se ti do la mia chiavetta usb, me la copi?”

  2. @ Velenero: ma ai tuoi festini viene anche Bertolaso?

  3. Certo!

    E gli impongo di mettersi un vestitino corto nero e trucco leggero…

  4. La cosa che più mi viene in mente è quando nel farle passavo interi pomeriggi con l’orecchio incollato alla radio, facendo la poletta sue e giù come una schizzofrenica tra le varie stazioni radio alla ricerca di “quella precisa canzone”, quella che avrebbe rappresentato il cuore della compilation, di cui magari non conoscevo nè titolo, nè autore, ma associavo ad un momento e la volevo assolutamente, stavo con il dito incollato sul “record”, la prima la trovavo a metà, la seconda 3/4, poi finalmente trovavo una volta che la mandavano nell’istante stesso in cui cambiavo stazione e là, avevo raggiunto il mio obiettivo, certo era un pò artigianale, c’èrano sempre rumori di sottofondo o commenti finali, però chi la sentiva poteva immaginare quanto tempo speso per dedicargliela

  5. solo una delle tante che ho provato a fare non é rimasta incompiuta… e mi ci é voluto qualcosa come per sempre a preparala, davvero non ricordo quanto ma ere geologiche.
    la cassettina quella volta ha stravinto e ha fatto vincere pure me: ma é finita come nemmeno la guerra dei roses, e non ne ho più preparata nessuna…

  6. Ma chi come me preparava compilation romantiche a casa del fidanzato, che aveva un fratello collezionista di LP, per poi allietare incontri ravvicinati con l’altro di turno?????
    Errori di gioventù?

  7. e sopratutto mai tagliare a metà l’ultimo brano di ogni lato…

  8. @ paulista: se facevi bene i conti, non succedeva :D

  9. l’esattezza dei conti era direttamente proporzionale al “peso” del destinatario

  10. Sì, anche per me!
    Ma di solito non facevo compilation per chicchessia. :)

  11. con quello che costavano i nastri, poi…

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