
Immaginate una ragazza del ’77 vestita un po’ come Cindy Lauper.
Immaginatela collegata a non so quanti dispositovi wireless, con microfoni dappertutto.
Immaginate le sue lunghe mani produrre suoni da qualsiasi oggetto gli capita a tiro.
Immaginate un concerto talmente intimo e caldo che vi pare piuttosto di aver ricevuto un regalo, non di aver partecipato ad un evento.
Ieri sera al Bronson c’era Imogen Heap, e posso dire con somma gioia che c’ero anch’io insieme ai miei due amori.
Tags: Imogen Heap
8 marzo 2010 at 02:07
Fantastico! Io ero venerdì sera alla data romana al Circolo degli artisti. Condivido in pieno il tuo giudizo e mi compiaccio dell’idem sentire. Inoltre, m’è piaciuta molto la tua definizione tecnologica, che in effetti era ben presente (anche se non sono riuscito a sublimarla in una definizione come la tua, che ti ruberò immantinente!)
P.s.: Allora le braccia ce le aveva lunghe davvero, non sembra solo a me!
8 marzo 2010 at 11:32
Ma che ci facevi al Bronson (uno dei più bei locali d’italia)…? Da Perugia non son mica due passi…!
8 marzo 2010 at 13:26
Appunto, son andato a vedere Imogen, l’unica Artista che possa stimolarmi a fare qualche centinaio di chilometri.
8 marzo 2010 at 22:34
Non era meglio Roma, allora?
9 marzo 2010 at 09:36
No, perché mia moglie e mio figlio potevano solo sabato.
9 marzo 2010 at 15:07
Si ma questo nome, Imogen… insomma mi sembra il nome di un lassativo.