A coronamento del vuoto pneumatico estivo, si è giunti alfine a parlare dei costi della politica e delle rumoreggiate (e stantie) proposte di abbassare il numero dei parlamentari. Tante facce contente e soddisfatte attorno a me, anche tra blogger e commentatori.
Voglio manifestare il mio freddo distacco da questa che è l’ennesima iniziativa truffa di un manipolo di farabutti.
In primis, tanto per chiarire la mia posizione, non penso che dimezzare i parlamentari ci faccia risparmiare qualcosa di significativo.
In secundis, diminuire il numero di parlamentari senza abolire PRIMA i loro privilegi, non ha alcun senso, anzi. Rischia di aggravare la situazione.
Rimuginando sulla cosa, trovo alquanto sospetto che una casta di farabutti sia quasi tutta d’accordo nel dimezzare la possibilità di essere al potere. Delle due l’una: o sono tutti poco lungimiranti o c’è un interesse.
Perchè spartirsi la torta in 1000 quando lo si può fare in 500?
E poi: metti (scenario fantapolitico, eh!) che io sia un ricco signore sceso in politica per sistemare alcuni problemucci personali. Metti che la maggioranza che mi serve in parlamento sia x e che ad un certo punto della legislatura mi manchino n parlamentari, per i più svariati motivi. Va da se che se si rispettano le proporzioni politiche di questo paesaccio e che se x diventa x/2, anche n diminuisce. Un notevole risparmio…. ma per chi?
Guardo veramente con sospetto questa idea di riforma (della quale condivido il moto ispiratore, non la sostanza). Dopo tutto, i padri costituenti non penso abbiano fatto una valutazione cretina quando, considerando orografia, campanilismi e territorialità differenti, hanno deciso che quello era il numero di parlamentari.
Poi certo, De Gasperi si faceva prestare il cappotto per le occasioni ufficiali, qui abbiamo solo prestanome e sotto i cappotti donnine in bikini. Ma questa è un’altra storia.