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il blog che una volta aggiornavo

Ravvedimenti

Se c’è una cosa che La Rivolta di Atlante ha cambiato in me, è sicuramente il rapporto ideologico col denaro.

Il pensiero dominante tende a svalutare (mi si permetta il temine) il denaro della sua bontà intrinseca: quante volte lo chiamiamo il “vil denaro”, lo “sterco del demonio” e con altri epiteti che mettono in cattiva luce la misura del valore delle cose.

Nella Rivolta il denaro viene elevato, con un ragionamento di una semplicità disarmante, ma argomentato come io non potrei mai, a misura del valore degli uomini.

Perché una persona che ha avuto successo economico, un ricco, deve essere giudicato male solo per questa sua condizione?
Se il denaro è frutto del libero scambio delle merci e del lavoro – che non giudichiamo aprioristicamente maligni –  allora un uomo ricco, un uomo con molto denaro, è sicuramente un uomo di valore.
Valore non monetario, ma umano, perché la sua ricchezza è frutto del suo impegno come uomo e il denaro è il giusto ritorno.

Tanto per fare un esempio: tutti noi siamo d’accordo quando il nostro lavoro viene esaltato da una paga più alta del collega che non è al nostro livello tecnico o di esperienza.

Quindi il denaro, in alcuni bei casi, è già la misura del valore dell’uomo ma ci è stato insegnato a sopprimere questo giusto  pensiero da una mentalità collettivista. Tutti uguali, no? No.

Con fatica, tremenda fatica intellettuale, ne sto uscendo.

PS non è che non sappia che ci sono dei motivi oggettivi per odiare i ricchi, o meglio chi si arricchisce illegalmente.
Io ho smesso di “odiare” il denaro e chi lo fa legalmente.

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9 Comments

  1. se la vita fosse una partita a Pac-Man, il valore del giocatore verrebbe rappresentato dal punteggio.

    Sfortunatamente, la vita non è una partita a Pac-Man, non tutti partono da zero, e non tutti i valori dell’uomo sono rappresentabili in una scala aritmetica.

    La vita non è meritocratica, e devi far pace con questa cosa.

  2. Questo post mi spinge a leggere il libro: è da tempo che me lo sono ripromesso, ma finora ho sempre aspettato. Voglio farlo al più presto, e prima che esca il film (che spero arrivi in Italia).

    Penso che verso il denaro non debba esserci pregiudizio: nè postivo nè negativo.
    E’ solo uno strumento al servizio dell’Uomo.
    Si dice che il giudizio negativo verso di esso ci arrivi da lontano, dagli insegnamenti di Gesù che avrebbe detto che è difficile che un ricco possa entrare in Paradiso.
    Ma Gesù ci ha narrato anche la parabola dei talenti: il servo migliore è quello che ha saputo far fruttare il denaro che gli era stato dato in custodia.

    Ciao

  3. “Se” il denaro è frutto del libero scambio delle merci e del lavoro – che non giudichiamo aprioristicamente maligni – allora un uomo ricco, un uomo con molto denaro, è sicuramente un uomo di valore.

    Quel Se iniziale già è un limite a questa visione delle cose.

    Per quanto mi riguarda non è mai stato un difetto l’essere ricco, è per molti valido invece il contrario.

    P.S. Non sapevo che “odiassi” il denaro e chi lo fa legalmente!!!!

  4. Ma la domanda è: sarà vero che si può diventare ricchi onestamente?
    Questo è il punto, e un italiano non può crederci.

  5. @ Mauro: non mi farai mica come Terry De Nicolò?
    Secondo me si può, basta una vera idea e una vera innovazione tecnologica. anche in Italia.
    Forse si diventa meno ricchi, perché ci sono più tasse e più burocrazia, ma lo si diventa comunque

  6. Anche a me è capitato lo stesso mentre leggevo Atlas. Non che prima fossi un comunistoide ma pur definendomi un liberale classico all’epoca avevo “embedded” nella mia mente questa tara negativa nei confronti del denaro. Fin da piccoli ci insegnano questo ed è difficile cambiare prospettiva. Almeno fino a quando non si legge la Rand. ;)

    Sono contento che tu abbia avuto le mie stesse sensazioni. Alla fine abbiamo fatto un percorso simile negli anni passati e abbiamo un background scientifico simile (oltre che musicale! Viva i Tool)
    Ti scrivo una e-mail in questi giorni :D

  7. @ fabristol: aspetto curioso.

  8. @Cape
    Non dico che sia impossibile, ma che sicuramente un italiano per l’esperienza che ha difficilmente ci crederebbe.

    Comunque, ho 51 anni e pure un salario di 1300 netti, quindi non valgo un tubo?
    Posso concordare solo parzialmente con quanto avete scritto sopra, forse bisognerebbe considerare le condizioni di partenza, oppure si potrebbero prendere come riferimento anche altri parametri, oltre quelli della ricchezza.
    Per esempio, io che sono povero, non sopporto i ricchi che sono ignoranti più del sottoscritto (e non è facile).

  9. @ Mauro: secondo me quello che dici conferma che siamo un paese dove il merito non ha mai avuto una possibilità.

    E’ ora di cambiare. Ora passata direi.

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