Ma chi cazzo sono sti giovani?

Spesso mi chiedo se le parole che uso o sento usare non siano parte del problema o il problema stesso.
O peggio non servano per edulcorare la realtà.

Un tipico esempio di queste sfocature è la parola giovane.

Si fa un gran parlare dei giovani in questo momento storico, convenite?
Ma chi sono in realtà questi giovani? Fino a che punto ci si definisce giovani?

Giovane, per il vocabolario, è quell’individuo tra l’adolescenza e l’età adulta. Sotto i trent’anni, biologicamente. Il che se ci pensate ha un senso.

Ma socialmente?
Sarei tentato di dire che un giovane è tale fino a che non è indipendente dalle “cure parentali”. Ovvero, sino a che le condizioni economico-sociali non gli/le permettono la creazione di una famiglia (altra parola sfocata) indipendente. Ma escluderei in questo modo tutte le persone che sono autosufficienti ma per situazioni di comodo non ritengono l’indipendenza un valore (i bamboccioni, per dirla alla Padoa Schioppa, pace all’anima sua).

E in Italia, fino a che punto posso definire un individuo giovane?

Tanto per fare un esempio, conosco un tipo di 37 anni che ha già una famiglia (convenzionale :) ),  un lavoro precario nell’ambito accademico, e una quasi indipendenza economica, anche se la sua precarietà lo espone a grossi rischi per il futuro. Possiamo definirlo un giovane? Sarebbe giusto definirlo giovane?
Non credo sia un giovane. Egli è un uomo, con le sue responsabilità e con le sue debolezze sociali, ma non è un giovane… eppure…
Eppure il contesto sociale lo considera ancora un giovane, lo tratta da giovane, con quella distanza e quella mancanza di rispetto per il tempo che passa che solo in queste situazioni si palesa.
Cosa c’è nel futuro per questi falsi-giovani?

Questo equivoco va chiarito. Perché quando si prendono decisioni che coinvolgono milioni di individui, le parole prendono necessariamente un significato numerico, definendo steccati invisibili che separano intere categorie di persone, eliminando ogni spazio per la sociologia.

Cosa devono aspettarsi le persone come me dalla società nella quale hanno deciso di invecchiare?

Cosa deve aspettarsi un quasi-adulto?

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4 pensieri su “Ma chi cazzo sono sti giovani?”

  1. La mia generazione, quella che allo stato e biologicamente non supera i trenta, è stata ed è la peggiore “giovane” che sia andata in onda negli ultimi 2000 anni di umanità. Siamo così ammorbati su concetti non nostri e/o che non metabolizzeremo mai che ci caghiamo addosso nel momento stesso in cui ci armiamo, figurarsi cosa succederebbe se decidessimo di andare in guerra. Siamo così spaventati dal fare che non facciamo nemmeno le cose che sono, almeno lo sono sempre state, gratis. Non abbiamo fame (siamo alimentarmente anoressici), non sognamo (siamo ideologicamente mutilati), non ridiamo (siamo perversamente invertiti) e la cosa peggiore: NON CI DIVERTIAMO. Ora io convengo che non ci sia più nulla da mangiare (le generazioni passate si sono mangiate tutto) non ci sia più nulla da sognare (daje e ridaje gli ideali sono già tutti stati combattuti) CHE NON CI SIA UN CAZZO DA RIDERE, ma il fatto che siamo sempre sfavati ci abilita ad essere vecchi che sono diventati tali ancor prima di invecchiare. Un po’ come quando giochi a monopoli e ti dicono “in prigione senza passare dal via”. E basta con quelle minchiate “uno rimane giovane fino a quando non invecchia”, “io sono giovane anche a sessant’anni”, “mi tengo in forma” perchè c’è poco da godere del fatto che noi giovani non sappiamo godere la nostra giovinezza e che gli adulti non sanno godere della maturità. Come se dovessimo tutti quanti scongiurare un pericolo, chi quello di vivere come sarebbe opportuno e chi quello di vivere l’inopportuno. Perchè a vent’anni rimaniamo chiusi a guardare la televisione e poi a quaranta ci prende l’ansia da prestazione (non erogata e non usufruita) tale per cui andiamo a ballare solo per farci fare la foto da taggare su fb? Vostro Dio, finirò in canottiera e jeans a ballare alla conca del sole pure io?
    Scusa lo sfogo, sono anche andata fuori tema, potrei giustificarmi rappresentando che ho un disturbo dell’attenzione ma in verità ho solo un gran giramento di coglioni. Bello spunto di riflessione, che non cambierà niente ma mi ha rubato dieci minuti da questa cappa sociale.
    Per quanto riguarda cosa sperare: augurati di pensare, per più tempo possibile, che ci sia un problema dove gli altri vedono una situazione immutabile, augurati di pensare, per più tempo possibile, che il malessere sia solo passeggero e connaturato alla situazione ma soprattutto, augurati di essere un uomo giovane non un giovane demente :)

  2. ho 28 anni e non mi ritengo più giovane perchè il mercato del lavoro (per quello ch c’è) già mi taglia fuori da molte cose…a 28 anni sono un semplice disoccupato momentaneamente senza futuro in un paese senza politici e senza giovani che facciano rispettare il proprio diritto di esistere e lavorare!

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