In un mio post precedente lodavo l’assessore laziale Valentini per la ludicissima dichiarazione:
Se una mucca mangia OGM,
diventa OGM essa stessa.
Complimenti.
Nei commenti del suddetto post, alcune persone hanno manifestato un certo imbarazzo e diffidenza nei confronti degli Organismi Geneticamente Modificati.
Quando si parla di OGM vegetali quindi di PGM (Piante Geneticamente Modificate), intendiamo organismi che differiscono dall’originale, da un punto di vista genetico-molecolare, per circa 5000 paia di basi (valore medio) su qualche miliardo (varia a seconda della specie).
A quelli che affermano che le interazioni tra questo DNA “nuovo” e quello vecchio, ma soprattutto tra il prodotto di questo DNA (una proteina) e il proteoma della pianta diano problemi di allergie, morte e quant’altro, rispondo semplicemente che non è bloccando la ricerca che ci metteremo al riparo da certi meccanismi e che anzi, spingere la ricerca pubblica in questo settore potrebbe davvero fare la differenza. Un commento di Cachorro Quente chiarisce alcune cose sulle allergie.
Alcune persone, quali i verdi, dicono poi che c’è rischio per l’uomo a causa degli OGM perchè i geni di resistenza ad antibiotici (“necessari” per la tecnica di trasformazione genetica) che sono presenti nelle PGM potrebbero passare dalle piante stesse ai batteri patogeni e creare superbatteri.
Panzane.
Si calcola che nell’intestino umano il tasso di mutazione dei batteri sia notevolmente superiore alla probabilità che si verifichi il passaggio del gene di resistenza. Dunque smettiamola.
Una delle cose più inesatte che sono state dette nel post dell’attenzione al cibo è che gli OGM sarebbero sterili, quindi non produrrebbero seme e questo impedirebbe ai coltivatori che comprano seme dalle multinazionali di ripiantare il prodotto.
Niente di più falso.
Questo mito della sterilità viene fuori dalla propaganda che è stata fatta sulla strategia GURT o del gene “terminator” come piace ai verdi.
Con questa metodica si inserisce nella pianta un sistema che rende produttiva ma sterile la popolazione che si semina. Questo fatto è stato giudicato iniquo dalla comunità internazionale e compartimentalizzato ad alcune specie e modalità di utilizzo. Non è tutto negativo però: se pensiamo ad una strategia di contenimento, il gene terminator serve eccome.
Sul fatto della risemina poi vorrei aggiungere un paio di cose tecniche.Quando un coltivatore acquista seme da una ditta sementiera, firma un contratto. In questo contratto di solito non c’è solo il seme ma anche una serie di servizi accessori come consulenza, trattamenti contro infestanti etc…Tutto quello che serve per avere una coltura al top della produzione secondo gli standard qualitativi dell’azienda fornitrice e quindi del mercato.
Il seme è di proprietà della ditta sementiera che quindi ha paternità sul materiale genetico che ha prodotto (e credete sulla parola, è un lavoro lungo e molto costoso). Il coltivatore però può riseminare in azienda, purchè non utilizzi il seme per creare sue varietà e poi venderle.
Me lo spiegate il terribile problema?
Non c’è, o meglio c’è per chi mastica di genetica.
Se acquisto una varietà migliorata di frumento (OGM o non OGM non è importante) e risemino il prodotto ottenuto, è molto probabile che la produzione del secondo anno sia molto simile (>90%) a quella dell’anno precedente, perchè il frumento è prevalentemente autogamo (si autofeconda al 90%). Ovvio che dopo tre anni la produzione non sarà più omogenea e sarò coastretto a ricomperare seme dalla maledetta multinazionale.
Se coltivo mais invece sono costretto a ricomperare seme ogni anno se non voglio che la produzione sia completamente disomogenea. Nel mais (che invece e prevalentemente allogamo, cioé non gli piace l’autofecondazione) si sfrutta, per ottenere il massimo da una varietà, l’eterosi.
Ovvero incrociando linee inbred (omozigoti), distanti tra di loro per caratteristiche e proprietà, si ottiene una progenie molto performante, vi basti così.
Proprio per la sua caratteristica di costruzione nella generazione successiva la progenie di questa linea è alquanto disomogenea e quindi non adatta al mercato.
Sia chiaro che se il coltivatore vuole seminare nessuno può impedirglielo.
Spero di aver fugato qualche dubbio almeno sul fatto della sterilità degli OGM (e non) e sul fatto che si possa o meno ripiantare seme derivante da brevetto.
Resto a disposizione per i tanti aspetti che ho trascurato o che ho trattato con l’accetta per ovvi motivi di spazio.
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