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Loggare IP della vostra connessione internet

Recentemente ho dovuto risalire all’IP che utilizzavo la settimana precedente per una questione personale. Reperire questa informazione non è facile se non si provvede ad una pianificazione.
Ricordo che l’IP viene assegnato dinamicamente dal provider della nostra connessione ed è variabile: non è detto che se il vostro modem è sempre accesso sia lo stesso.
Quindi, a suo tempo, preparai uno script in bash per “loggare” (scrivere su di un file) l’IP con l’intervallo di tempo di un’ora.
Ho deciso di condividerlo con voi.
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Banane

Mucio mi scrive in privato chiedendomi delle delucidazioni sulle banane.
Che avete capito, scemi. Si parlava del frutto!
Riporto parte della sua mail, non me ne vorrà (spero), per far capire a tutti il contesto.

Qualche tempo fa girando su wikipedia mi sono imbattuto in una cosa strana, di quelle che ti fanno sembrare il mondo più assurdo di quello che credevi fino a 5 minuti prima.

Tra dieci anni non mangeremo più banane. O almeno non come quelle che vediamo oggi al supermercato, le Cavendish.

Visto che la cosa è frutto di poca differenziazione genetica, immagino che possa rientrare nel tuo bacino di competenze, assieme alle Triumph e l’anticlericalismo di ritorno.

Volevo chiederti, tu non credi che la clonazione e le sementi geneticamente modificate possano in futuro portare a problemi di questo tipo, legati a scarsa variabilità genetica?

Facciamo ordine.

Le banane che oggi mangiamo sono frutti di piante triploidi.
Per triploidia s’intende che ogni cellula di banano possiede tre genomi aploidi (es: l’uomo è diploide, la patata tetraploide).
Questa configurazione genetica della banana, fornisce all’uomo un grosso vantaggio commerciale immediato, cioè la possibilità di vendere dei frutti senza semi, in quanto la triploidia è pressoché incompatibile con una corretta meiosi – ovvero il processo di formazione dei gameti – e uno svantaggio posticipato che è dato dallo stesso problema: la mancata formazione di gameti funzionali, appunto.
Necessariamente i banani vengono riprodotti propagazione vegetativa (talea) e sono tutti dei cloni. Ovviamente ne esistono diverse varietà, ma nella stessa varietà sono tutti uguali (a meno di mutazioni che intercorrono nel tempo).

Va da sé che la pianta, non avendo possibilità di rinnovare il proprio patrimonio genetico come fanno altre piante che si riproducono per incrocio (es: il mais) e quindi di aumentare la sua capacità di adattamento, è esposta a dei rischi – soprattutto se parliamo di malattie – non indifferenti. Per questo si parla di rischio di estinzione.

A prima vista si potrebbe pensare che la tua domanda finale sia più che giustificata, ma in realtà non lo è.

Vero, verissimo, che la variabilità genetica s’è andata erodendo dalla rivoluzione verde in poi: il miglioramento genetico vegetale, basato concettualmente sull’incrocio delle piante migliori e sulla selezione della progenie per molti cicli (ne parlai di sfuggita qui), ha portato inevitabilmente alla riduzione della variabilità. Basta guardare un campo di mais o di grano per rendersene conto. Tendenzialmente si sta facendo la stessa cosa che con i banani, tranne per il non trascurabile aspetto riproduttivo.
C’è un ma: in ambiti operativi come quello del breeding o nel mondo della ricerca, ci si è accorti che la bio-diversità è una ricchezza e a tal proposito si stanno portando avanti moltissime iniziative per la conservazione di specie selvatiche o ancestrali. In futuro queste potranno servire da serbatoio di geni utili per resistenze varie, o per caratteri ora giudicati inutili.

Una obiezione giusta, a questo punto, potrebbe essere: sì, ma la banana non la salviamo comunque!

E qui emerge prepotente l’utilità della transgenesi: non vi pare meraviglioso che con l’inserimento di un piccolo numero di geni (2 o 3) si possa ottenere – virtualmente – qualsiasi pianta resistente alla malattia X o al fungo Z? (le banana transgenica già esiste, fra l’altro)

Per rispondere alla tua domanda, quindi, non sono preoccupato.

Credo invece che si possa – e si debba – trarre vantaggio sia dalla conservazione della biodiversità che dalla transgenesi, anche mantenendo questo regime agricolo basato su poche specie, necessario non solo per i processi industriali, ma anche per produrre cibo in quantità elevate.
Anzi, credo che queste due visioni possano addirittura essere sinergiche e tamponare i possibili effetti negativi dell’omologazione da monocoltura.

Possiamo fidarci della Gabanelli?

Ieri come al solito ho visto Report. Una delle trasmissioni che preferisco, anzi preferivo.

Dopo il servizio sulla magistratura e sul recupero dei beni sequestrati ai malfattori di ogni tipo e alcune considerazioni sulla elefantiasi e la stupidità della nostra burocrazia è venuto il momento di un servizio breve sulla dicotomia (a detta loro) MAS vs OGM.

Per MAS (Marker Assisted Selection), si intende selezione genetica assistita, ovvero si usano tecniche di idagine che agiscono sul DNA (marcatori molecolari), per sterzare la selezione verso un genotipo piuttosto che un altro. Sicuramente una delle vittorie degli ultimi venti anni di genetica.

I lettori di questo blog non hanno bisogno che spieghi cosa siano gli OGM, perchè ho già avuto modo di parlarne sia qui che su BlogGoverno.

Il servizio della Gabanelli o chi per lei, è stato costruito partendo dalla frase a effetto “vogliamo far fare pace a questi due uomini: Jeremy Rifkin e Michele Stanca [ex presidente SIGA]“, il primo contro gli OGM, l’altro a favore.

E come? Ma con la MAS, stupidini!!!

Ovvero, per chi avesse voglia di continuare a leggere, secondo le tesi del servizio, e bada bene del servizio, non degli intervistati, gli OGM non servirebbero perchè sono antieconomici e fanno schifo di sapore. La MAS invece è pulita e va perseguita perchè è una tecnologia che può fare tutto quello che fanno gli OGM senza modificare il DNA (applausi di Ruini).

Falso o meglio, inesatto.

La MAS può aiutare a selezionare per alcuni caratteri, ma inevitabilmente non per tutti. Ad esempio come faccio a selezionare per caratteri che sono correlati negativamente? Non è detto che si possano sempre rompere i gruppi linkage. Cioè non è detto che si faccia selezione sempre e solo per un carattere, ad esempio la quantità di biomassa, e si ottenga una varietà che faccia anche tanto seme.
La MAS non è la panacea, esiste da venti anni e non capisco perchè nel servizio gli OGM siano stati trattati come un capriccio di qualche genetista provocatore e portatore di allergie.

Si vede chiaramente, e lo dico da “addetto” ai lavori, che le persone intervistate parlavano in modo più ampio ed esaustivo. Lo si vede dall’inizio delle frasi, dal tono interlocutore e dall’alone di premessa, ma è stato voluta dare una sentenza, non si è voluta fare informazione. Cosa che invece dovresti preoccuparti di fare.

Mi viene da pensare, cara giornalista pluridecorata, che la tua trasmissione tratti tutti gli argomenti così, e non mi fido più. Continuerò a guardare Report, ma non ti crederò più.

Ti sfido Gabanelli, ti sfido a fare un servizio serio e informativo sugli organismi geneticamente modificati. Fallo bene e riacquisterai la mia fiducia.

OGM e dintorni

In un mio post precedente lodavo l’assessore laziale Valentini per la ludicissima dichiarazione:

Se una mucca mangia OGM,
diventa OGM essa stessa.

Complimenti.

Nei commenti del suddetto post, alcune persone hanno manifestato un certo imbarazzo e diffidenza nei confronti degli Organismi Geneticamente Modificati.

Quando si parla di OGM vegetali quindi di PGM (Piante Geneticamente Modificate), intendiamo organismi che differiscono dall’originale, da un punto di vista genetico-molecolare, per circa 5000 paia di basi (valore medio) su qualche miliardo (varia a seconda della specie).

A quelli che affermano che le interazioni tra questo DNA “nuovo” e quello vecchio, ma soprattutto tra il prodotto di questo DNA (una proteina) e il proteoma della pianta diano problemi di allergie, morte e quant’altro, rispondo semplicemente che non è bloccando la ricerca che ci metteremo al riparo da certi meccanismi e che anzi, spingere la ricerca pubblica in questo settore potrebbe davvero fare la differenza. Un commento di Cachorro Quente chiarisce alcune cose sulle allergie.

Alcune persone, quali i verdi, dicono poi che c’è rischio per l’uomo a causa degli OGM perchè i geni di resistenza ad antibiotici (“necessari” per la tecnica di trasformazione genetica) che sono presenti nelle PGM potrebbero passare dalle piante stesse ai batteri patogeni e creare superbatteri.

Panzane.

Si calcola che nell’intestino umano il tasso di mutazione dei batteri sia notevolmente superiore alla probabilità che si verifichi il passaggio del gene di resistenza. Dunque smettiamola.

Una delle cose più inesatte che sono state dette nel post dell’attenzione al cibo è che gli OGM sarebbero sterili, quindi non produrrebbero seme e questo impedirebbe ai coltivatori che comprano seme dalle multinazionali di ripiantare il prodotto.

Niente di più falso.
Questo mito della sterilità viene fuori dalla propaganda che è stata fatta sulla strategia GURT o del gene “terminator” come piace ai verdi.
Con questa metodica si inserisce nella pianta un sistema che rende produttiva ma sterile la popolazione che si semina. Questo fatto è stato giudicato iniquo dalla comunità internazionale e compartimentalizzato ad alcune specie e modalità di utilizzo. Non è tutto negativo però: se pensiamo ad una strategia di contenimento, il gene terminator serve eccome.

Sul fatto della risemina poi vorrei aggiungere un paio di cose tecniche.Quando un coltivatore acquista seme da una ditta sementiera, firma un contratto. In questo contratto di solito non c’è solo il seme ma anche una serie di servizi accessori come consulenza, trattamenti contro infestanti etc…Tutto quello che serve per avere una coltura al top della produzione secondo gli standard qualitativi dell’azienda fornitrice e quindi del mercato.

Il seme è di proprietà della ditta sementiera che quindi ha paternità sul materiale genetico che ha prodotto (e credete sulla parola, è un lavoro lungo e molto costoso). Il coltivatore però può riseminare in azienda, purchè non utilizzi il seme per creare sue varietà e poi venderle.

Me lo spiegate il terribile problema?

Non c’è, o meglio c’è per chi mastica di genetica.
Se acquisto una varietà migliorata di frumento (OGM o non OGM non è importante) e risemino il prodotto ottenuto, è molto probabile che la produzione del secondo anno sia molto simile (>90%) a quella dell’anno precedente, perchè il frumento è prevalentemente autogamo (si autofeconda al 90%). Ovvio che dopo tre anni la produzione non sarà più omogenea e sarò coastretto a ricomperare seme dalla maledetta multinazionale.

Se coltivo mais invece sono costretto a ricomperare seme ogni anno se non voglio che la produzione sia completamente disomogenea. Nel mais (che invece e prevalentemente allogamo, cioé non gli piace l’autofecondazione) si sfrutta, per ottenere il massimo da una varietà, l’eterosi.
Ovvero incrociando linee inbred (omozigoti), distanti tra di loro per caratteristiche e proprietà, si ottiene una progenie molto performante, vi basti così.
Proprio per la sua caratteristica di costruzione nella generazione successiva la progenie di questa linea è alquanto disomogenea e quindi non adatta al mercato.
Sia chiaro che se il coltivatore vuole seminare nessuno può impedirglielo.

Spero di aver fugato qualche dubbio almeno sul fatto della sterilità degli OGM (e non) e sul fatto che si possa o meno ripiantare seme derivante da brevetto.

Resto a disposizione per i tanti aspetti che ho trascurato o che ho trattato con l’accetta per ovvi motivi di spazio.

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