Scalini

scale

Ho sempre pensato – e non so se l’ho già scritto, ma sticazzi – che la scienza procede per salti, non in linea retta.

Prima di un salto c’è un periodo di rumore di fondo, di piattume. Poi arriva uno che pensa fuori dagli schemi, raccoglie elementi distanti e scollegati, e si crea una sintesi: il salto, appunto.

Credo che si applichi anche alle emozioni, alla vita privata.

Almeno per me.

What’s the matter, Beavis?

 

Ieri sera è successo. Ho preso coscienza.

Ho affrontato il mostro di fine livello, dopo aver aspettato quarant’anni. Come direbbe un giovane, sono arrivato talmente skillato che è stato come un “Mephisto Ride” a Diablo II con un Paladino al 99. [Antico!].

Too easy.

Fuffa. Bla bla bla. Gesti da Al Pacino. Patetico. Più che al pugilato, dovresti darti al wrestling.
Perchè ad un certo punto della vita, il ring, bisognerebbe lasciarlo. Diventi lento, prevedibile. Combattere è un errore imperdonabile.

Ma hai voluto farlo.

Gong.

Ti studio – non sottovaluto mai un avversario – guardando fisso i tuoi occhi stanchi. I tuoi movimenti goffi e lenti. Mi fai anche pena mentre ribadisci di essere un combattente.
Ho voglia di misurarmi e mi faccio colpire. Ti accorgi che ci sono quarant’anni di cemento armato sotto la figura.
Le tue mani di pastafrolla si sbriciolano sotto i tuoi stessi colpi.

Tocca a me, se permetti.

Un paio di carezze al bersaglio grosso, un montante al diaframma e realizzo che sei molle come un budino. Ho le mani pesanti, te ne rendi conto subito, e sai anche che non ho usato che un decimo della mia forza.
Ai punti sarebbe impossibile – tu lo sai – e realizzi che al KO tutto sommato preferisci l’abbandono.

Anche questo, prevedibile.

Mi tocca restituire il prezzo del biglietto alla fine, ma sono contento.

Mi dicevano: “Vedrai, sarà come mettere un mattoncino dal quale ricostruire la tua vita”. Rispondevo: “È un buco dove metterò un foglietto”.

In realtà mi sono girato e mi sono accorto di aver costruito una cattedrale, senza saperlo.

La tua assenza, l’ho riempita. E ci ho messo talmente tanto contenuto da illudermi che il contenuto stesso fosse marcito, che non avesse valore.
Ma non è così. Non lo è mai stato.

Io ho costruito, tu hai appiccato il fuoco e bruciato anche l’ultimo ponte.

Divertiti, nel buco. Da solo.

Cheppalle

Ammetto che non è la cosa più originale mai scritta, metto le mani avanti. Ma per me – trattandosi di una sensazione (semi)nuova – è comunque una sorta di novità.

Quando ho inaugurato questo spazio, ero molto interessato al mondo esterno. Da estroverso, con tutti i pregi e i difetti che questa condizione umana comporta, sono molto interessato al mondo esterno, a quello che succede intorno a me, all’ambiente in cui vivo. Lo soffro/subisco ma cerco anche di capirlo/dominarlo.

Riguardo alla politica, sono arrivato addirittura a dichiarare che mi sarebbe piaciuto dare un contributo al territorio una volta raggiunta una certa maturità culturale ed emotiva.

La sensazione nuova è che non mi interessa più dare alcun contributo. Sento che è in qualche modo “sbagliato” o inopportuno. Ho sempre detto che bisogna investire nel nostro paese e che se non lo facciamo noi stessi (noi italiani) come potrebbe farlo qualcun altro?
Ma la voglia se ne è andata.

Pur non seguendo la cronaca politica da molti mesi ormai, credo di non essermi perso nulla. Mi pare che fosse in queste pagine, qualche buon anno fa, che si parlava di Di.Co., di matrimonio, di famiglia etc… La discussione non è affatto cambiata né pare essersi evoluta un granchè. Da qui la noia. Sempre le stesse paure, sempre lo stesso lessico stantio, sempre le stesse rimostranze. Dette dalle stesse persone.

Titolo.

Dentro devi andare

Scoprire (e migliorare) se stessi è un processo doloroso e lungo. E non tutti ci riescono. Non tanto perchè manchi l’intelligenza o la capacità di introspezione… No, non è questo il problema.

Qualcuno dice che se vogliamo davvero fare qualcosa di significativo su noi stessi, dobbiamo rinunciare alle abitudini. Alle scarpe vecchie, quelle comode… dobbiamo buttarle. Dobbiamo avere il coraggio di farlo.

Le ho buttate tutte, ne ho comprate di nuove. All’inizio fanno male, ma ti rendi conto che non è la scarpa, ma il piede che la sforma è il problema.

Ci vuole un intervento più profondo, come operarsi di alluce valgo. Il danno è osseo, strutturale, va operato è fatta convalescenza. Ma si tratta di noi stessi, resistiamo, rimandiamo l’intervento pensando che tanto il mare e le vacanze sono lontani e in piscina non ci vai.

Se non capiamo le nostre paure, non riusciamo mai ad evolverci. Anzi, le alimentiamo continuamente per non distaccarcene, quasi fossero l’unica cosa certa che abbiamo.

L’unica casa che abbiamo.