Legge e baristi: ovvero perché lo Stato è inutile anzi dannoso.
E’ noto che le leggi limitano la nostra capacità di azione, ma non è altrettanto noto che peggiorano anche la nostra qualità di vita.
Prendete i Bar.
Tanti anni fa, quando ancora lo Stato non era intervenuto, il barista doveva calcolare accuratamente, per ogni giorno della settimana, il suo fabbisogno in cornetti. Se sbagliava in eccesso o andavano a male, o li vendeva vecchi e rinsecchiti il giorno dopo, con il rischio di perdere il cliente. Se sbagliava in difetto perdeva il cliente ritardatario.
Un danno economico in tutti i casi, determinato dall’inettitudine del barista stesso.
Questo meccanismo di sana concorrenza ha fatto si che i cornetti fossero sempre presenti e freschi, grazie alla formazione di baristi che sapevano interpretare le giornaliere oscillazioni del mercato della “colazione al bar”.
Poi un bel giorno arriva lo Stato sentenziando che i cornetti e paste devono essere conservati a temperature non superiori ai 6°C, altrimenti vanno a male.
Ora seguitemi.
Se il barista è furbo ordinerà molti più cornetti di quanto egli bisogni, perché tanto c’è il frigo che glieli conserva per 2/3 giorni con evidente danno per l’ignara clientela: a quella temperatura, vi sfido a capire se è fresco o no.
E poi, anche avvalendosi di un piccolo forno per i clienti più esigenti, il cornetto riscaldato è una vera merda: raramente ben cotto, o è moscio o carbonizzato. E son madonne, la mattina presto.
Per giunta, sta ricottura del cornetto, non è che sia poi così pro-ambiente.
Ricapitolando, con una sola legge lo Stato ha nell’ordine: favorito baristi che non sanno più il loro mestiere, penalizzato la lobby dei colazionari, immesso nel mercato una quota significativa di cornetti vecchi e innalzato il costo in CO2 di ogni singola colazione.
Clap clap clap.







