
In attesa che tutti i telegiornali, nazionali e non, mi diano conto dell’angelus e delle preziosissime dritte di vita che il papa sa regalarci, riflettevo ancora sull’obiezione di coscienza.
Ieri sera, in proposito, ho avuto una animatissima discussione con un’amica che la pensava più o meno così: “perché vuoi imporre a me farmacista il tuo modo di pensare? Io devo tutelare il più debole, secondo quello che penso e credo.”
Detta così, con questo senso paternalistico e di responsabilità, verrebbe voglia di dargli anche ragione.
Roba da pensare “ma quanto cazzo sono cinico e mostro da non dargli ragione subito?”.
E invece non ha ragione per niente.
L’ha detto bene qualcuno su un blog (non ricordo quale sia, sorry): il farmacista, in questo paese, ha la stessa responsabilità del benzinaio che mi ha fatto benzina per andare a comperare la pillola abortiva.
Il medico prescrive, il farmacista vende. STOP.
Incredibile come in Italia, il paese nel quale individuare il responsabile di un guasto è praticamente impossibile, si ventili l’idea di inserire un estraneo in un processo di questo tipo e caricarlo di responsabilità che non ha.
Il farmacista non ha nessuna responsabilità, sia chiaro una volta per tutte.
Perché se l’avesse per la pillola abortiva l’avrebbe per qualsiasi medicinale che ha effetti collaterale in gravidanza. Così come l’avrebbe anche l’ortolano che mi vende due etti di prezzemolo e l’avrebbe anche il droghiere che mi vende un set di coltellini Kaimano che potrei destinare ad altri usi piuttosto che al taglio di una succosa bistecca.
E una cosa va detta, perché mi pare che in pochi l’abbiano esplicitata.
Come cazzo fa il farmacista a sapere con certezza che il compirò il gesto di prendere la pillola maledetta?
Se la guardiamo in quest’ottica, allora, viene fuori il disegno, il sotto testo delle parole di Ratzinger.
La donna non è una persona ma è un’incubatrice, incapace di intendere e di volere, che va tutelata da se stessa. Posta davanti a delle scelte, ella sceglierà sempre il Male, come la Storia ci insegna.
Non le è dato il beneficio del dubbio.
Quello è un privilegio che solo ai Don Gelmini di turno viene concesso.
La comunità, quindi, è chiamata, con tutti i sui araldi ed estensori, a proteggerla da se stessa.