Sarai pure senza problemi ma di sicuro c’hai quello del ritmo
C’è stato un periodo della mia vita durante il quale ho considerato l’avere un figlio come un bias. No, non parlo del mio Lori, ci mancherebbe altro.
Pensavo più che altro alla mia compagna, confortato da cià che osservavo nell’universo femminile, e ne ero fortemente spaventato. Uscita indenne dalla prima gravidanza, non volevo che tentasse la sorte un’altra volta.
Perché secondo me le donne vanno incontro ad un periodo involutivo, appena avuta una gravidanza. Se è vero che da una parte diventano molto più interessanti (sìsì, parlo della carrozzeria che raggiunge la maturità e l’apice del sex appeal) è altrettanto vero che si dimenticano come si fa ad usarlo sto chassì.
Ad esempio, avete mai notato come balla la stessa donna prima e dopo avere figliato?
No? Allora ve lo dico io: prima si muovono sinuose, cariche di voglia di ballare, seguono a quanto pare facilmente (incredibile) la regola del piede in battere e del ginocchio in levare, compiono delle evoluzioni mica male col posteriore. Tutto votato ad una captaptio benevolentiae nei confronti dell’altra metà del cielo.
Poi arriva il figlio e le rivedi ballare dopo la gravidanza o col figlio che appena cammina. Un pianto. Dei compassi fuori tempo con il sorriso ebete da minus habens. Le guardi e ti viene da pensare che avevano ragione i tuoi amici: quella sera eri troppo ubriaco… pensavi di aver rimorchiato una cubista e invece manco per niente.
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