Ancora sulle sagre
Ne scrissi ispirato molto tempo fa.
Ma ancora non riesco a capacitarmi come faccia ad esistere tanta gente che lavora e si fa un culo così per conservare lo status quo. E gratis, per dio.
Ne scrissi ispirato molto tempo fa.
Ma ancora non riesco a capacitarmi come faccia ad esistere tanta gente che lavora e si fa un culo così per conservare lo status quo. E gratis, per dio.
Leggo sul Giornale dell’Umbria di oggi, a pagina 8, che le sagre in Umbria ammontano a 202.
Nel solo territorio del comune di Perugia ammonterebbero a 57, numero che sale a 140 nell’intera provincia. Terni, dal suo canto, si ferma a 62 nell’intero territorio.
Non c’è male per una regione piccolina come la mia no?
Secondo l’articolo del suddetto quotidiano, il giro d’affari stimato per questo delirio collettivo è di circa 12 milioni di euro. Facendo il rapido conto della serva, si trova che una sagra ha un fatturato medio di circa 60.000 euro. A questi sessantamila vanno tolte tutte le spese che, sempre in media, ricoprono l’85-90% del fatturato.
Ora, considerato che:
le sagre si basano sulla partecipazione di bambini e ragazzi tolti alla cucitura di palloni per l’occasione;
che ci sono forti (e comprovati) problemi di igiene e che una lavanda gastrica allo stato costa;
che fondamentalmente non siamo davanti ad un fenomeno culturale legato al territorio, ma solo di costume mangereccio quando va bene;
Che le fanno a fare le sagre? Cioè voglio dire, ma sono produttive?
L’unica cosa positiva che posso imputare alle sagre è l’indotto che creano per i fornitori di materie prime. Che se ci penso bene viene azzerato dal danno economico che subiscono i ristoratori in quel periodo.
Nonostante la mia più completa e sincera avversione verso il fenomeno, voglio dare una soluzione: facciamo uscire dal mercato le sagre inutili, tipo quella “Del pesce di mare” (prodotto tipico umbro), o quella della “Nutella” perchè ci troviamo davanti ad un mercato saturo. Tipo quello delle uova. Guadagni ridottissimi, stessa identica offerta.
Fatene di meno, ci guadagnamo tutti.
L’estate è ufficialmente iniziata da tempo, e anche le temperature lo dimostrano. Il clima dell’Italia centrale si presta moltissimo ad un fenomeno che ha quasi dell’inverosimile per la sua diffusione e ripetitività:
LA SAGRA
La sagra è una festa popolare, di solito legata ad un prodotto o ad una rievocazione storica, che ormai imperversa nelle notti d’estate. Non essendoci nulla in TV e per dirla tutta checcefrega della TV d’estate, l’italiano medio si concede l’uscita serale sperando nel fresco e nel divertimento.
Illuso.